Cronaca — 29 novembre 2009

Una vittoria sofferta per Ben Kipruto Chebet, 27enne keniano, che oggi ha conquistato la XXVI edizione della Firenze Marathon. ‘Non è stato facile – esordisce il vincitore -, perché il mio connazionale Reuben Seroney Kosgei non ha mollato sino all’ultimo metro. Ho stretto i denti fin sul traguardo, perché sentivo che lui era lì, pochi passi dietro di me’.


Il cronometro non lascia dubbi: 2h11’21’ per lui, appena un secondo di più per Kosgey, forse l’atleta più atteso della gara fiorentina, con il peso dell’oro conquistato alle Olimpiadi di Sydney nel 2000 e l’anno successivo ai Mondiali di Edmonton, sempre nei 3 mila siepi, prima di tentare l’avventura in maratona.


Per Chebet si tratta del secondo alloro italiano, dopo il successo a Padova. ‘Sono due maratone diverse – ammette – ma entrambe molto belle e molto intense. A ottobre ho gareggiato anche a Venezia, ma mi sono dovuto fermare per problemi di stomaco. A quel punto ho deciso di tornare in Kenia ad allenarmi, preparando al meglio l’appuntamento con Firenze. E’ andato tutto bene. Abbiamo tirato nella prima parte, mentre nella seconda ci siamo controllati di più, quando ormai eravamo rimasti in due o tre. Questo ha alzato un po’ il tempo finale, ma va bene così, sono olto contento’.


Soddisfatto anche Danilo Goffi, 37enne dei Carabinieri, nonostante il terzo posto gli sia sfuggito per una manciata di secondi: ‘Avevo rimontato metro dopo metro – ricorda -, recuperando molto all’etiope Assefa, poi nel finale mi sono mancate un po’ le gambe e non sono riuscito a recuperare quei pochi secondi che ci hanno diviso sul traguardo. Ho cercato di fare una corsa attenta, senza sprecare energie, seguendo il passo che mi sentivo di fare. Sono molto contento, perché per me questo risultato ha un grande valore, dopo un paio di anni difficili. E’ stato un vero ritorno, perché penso di poter dare ancora qualcosa a questo sport e alla Nazionale e vorrei chiudere la carriera con disputando ancora una volta gli Europei. Sarebbe la mia quarta presenza alla manifestazione continentale e ho fiducia che questo risultato possa essere già un punto di riferimento per una convocazione in vista di Barcellona 2010′. 


Positivo anche il commento di Reuben Seroney Kosgei, 30enne keniano: ‘Il risultato è stato buono – ammette , considerato che si trattava di un esordio vero e proprio, perché a Vienna mi ero fermato al 25° chilometro. Ho deciso di dedicarmi completamente a questa disciplina, perché penso possa darmi ancora soddisfazioni. Non lascerò completamente i 3 mila siepi, ma mi dedicherò principalmente ad allenare i giovani’.


Chi sprizza gioia da tutti i pori è Eva Maria Gradwohl, prima austriaca a salire sul gradino più alto del podio fiorentino,.


“E’ un grande onore per me aver conquistato un successo così importante – spiega la 36 enne austriaca – e in una città così bella. Questa manifestazione è stata per me una prova importante in vista degli Europei di Barcellona 2010, avevo tentato il tempo di qualificazione già a Casablanca, in Marocco, ma una corsa come la maratona a 36 gradi non è stata forse la scelta migliore. A Firenze ho trovato il clima ideale per le mie caratteristiche. E’ stato interessante correre in questa città – ha proseguito l’atleta austriaca – e sono riuscita a vincere perché, seguendo un ritmo regolare di corsa, mi sono concentrata sulle bellezze artistiche che ho incontrato durante il percorso. Nel finale stavo molto bene e sono riuscita a aumentare il ritmo, recuperando tutte le avversarie”.


Poco soddisfatta del proprio risultato, invece, Ivana Iozzia, 36 enne comasca che si riprometteva di scendere sotto le 2h34′, migliorando il suo personale: ‘Non riesco a capire cosa non sia andato – spiega – mi ero preparata molto bene, anche con un periodo di allenamento in altura in Kenia. Due settimane fa, al rientro in Italia, avevo vinto una mezza maratona, migliorando il mio personale, anche senza spingere al massimo, mentre oggi è mancato qualcosa. Sino al trentesimo chilometro stavo bene, ho cercato di impostare il ritmo che volevo, poi ho cominciato a accusare la fatica. Il terzo posto sarebbe stato a un passo, perché l’etiope è entrata in crisi negli ultimi chilometri, ma non ce l’ho fatta per poco. Quando ho visto le altre che mi superavano e sentivo le gambe pesanti, mi sono demoralizzata. Adesso devo guardare avanti e cercare di capire cosa ho sbagliato, perché non posso continuare a macinare centinaia di chilometri senza ottenere i risultati’.


 

Autore: Cs

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