slide TuttoCampania — 28 novembre 2016

napoli-pompei-2016-paceSpesso si parla di una mentalità un pò chiusa nel territorio meridionale, in virtù di una capacità settentrionale nell’essere quasi sempre un passo avanti. Indubbiamente, in campo sportivo, ed in particolare atletico, al nord vantano eventi e forme organizzative capaci di attirare gente da ogni parte del mondo; ma un primato di sicuro resta attaccato al territorio meridionale, ed in particolare modo campano: la fede; fare qualcosa non per un ritorno materiale, ma per devozione esclusivamente divina. Questo è quello che, a parer mio, rappresenta la 28km della Napoli-Pompei.

Giunta alla sua XXIII edizione, ci si aspetterebbe il massimo della partecipazione a questo tipo di gara; numeri e numeri da far spavento persino alle maratone in concomitanza con essa. Vi stupirò: non è così. Non lo è per ragioni e difficoltà organizzative che, sfortunatamente, non dipendono solo dalla buona volontà di un organizzatore, quale appunto Giuseppe Acanfora. Spesso ci si lamenta di cose ed aspetti che si reputano il minimo essenziale per una gara, senza però comprendere che non è sempre così semplice ottenere dei permessi; così come non è sempre la bellezza di un percorso a stabilire il successo di un evento. Indubbiamente una strada chiusa al traffico ed un percorso pulito sono fattori che contribuiscono a far apprezzare e a far conoscere positivamente una gara, affinché se ne parli bene. Ma, infondo, lo abbiamo già detto tante volte: non sempre i grandi numeri servono, e non sempre sono il fine che muove gli amatori, gli atleti e gli stessi organizzatori. A volte c’è qualcosa che va ben oltre la prestazione in se e per se, qualcosa che parte non dalle gambe o da una buona preparazione atletica o dal premio che ti promettono all’arrivo; a volte c’è semplicemente quella voglia di stare bene con se stessi, quella forza che parte dal cuore e che è capace di convertire le forme di egoismo umano più dure. Ecco, dunque, la sostanza della Napoli-Pompei, una gara che, con la sua piccola, ma comunque notevole nicchia di atleti, è riuscita ad andare avanti per così tante edizioni, superando le maldicenze di chi spesso si ferma all’immagine, tralasciando il contenuto.

Quale contenuto? Quello che spesso sfugge, purtroppo; quello che provo a racchiudere in qualche foto quando vedo molti degli atleti giungere sul tappeto d’arrivo senza scarpe; quello  che vede come traguardo la piazza di Pompei – arricchita dalla perla centrale del Santuario; quello che fa piangere chi, giungendo al traguardo, si inginocchia alla Madonna e alla sua grazia  divina; quello che vede la presenza continua di un pubblico folto, fermatosi anche li per caso, ma in grado di lasciare comunque il proprio calore alla fatica di chi arriva; quello che, pur non avendo il coraggio di farla correndo, mi lascia dentro una certa adrenalina oltre che l’emozione di esserci e di  poter fare da testimonianza ad una gara che, potrà anche non avere tanti riconoscimenti, ma resta comunque bella, emozionante, particolare…e si sa, i particolari fanno sempre la differenza.

E se ancora vi state chiedendo “perché” la Napoli-Pompei, io vi dico che spesso ci sono domande che non hanno sempre una risposta. Perché non è sempre importante sapere; a volte basta e bisogna solo crederci. Ma se proprio cercate una motivazione… allora unite le mani, pregate e magari la troverete dentro di voi. Alla prossima edizione,

Martina AmodioMartina Amodio

 

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