slide TuttoCampania — 14 marzo 2017

san giuseppe marco e umberto (1)È sempre più evidente che potrebbero piovere bombe, cadere palazzi o scoppiare guerre, ma il mondo domenicale del podismo non si fermerebbe mai, sempre pronto, in riga, sull’attenti…per spuntare l’ennesima gara da aggiungere agli obiettivi annuali prefissati. E nonostante sia allenata per correre, il tran tran della vita non mi permette di stare dietro a tutte quelle manifestazioni che rendono ricca ed ancora più bella la nostra regione; tuttavia non potevo di certo mancare, sia fisicamente che nelle parole, ad un appuntamento che appartiene nettamente a quelli del cuore…e si sa, gli appuntamenti con il cuore non vanno mai delusi.

E rieccomi, quindi, nei panni di atleta, nella bellissima e solare San Giuseppe Vesuviano, in occasione di quella che ad oggi rappresenta la tappa che ancora detiene il mio attuale personale sulla 10km; in occasione di quella che, nei cassetti della memoria, rappresenta il percorso di cui ancora sento di ricordare i dettagli di una gara vissuta appieno, dal primo all’ultimo chilometro, con le sensazioni, le emozioni ed i battiti giusti. Ed eccomi, dunque, nella XVI edizione della Maratonina della Solidarietà.

Lasciatemi sottolineare, innanzitutto, quanto sia sempre bello notare come gare internazionali, per quanto grandi ed importanti come la Roma-Ostia, non riescano da sole a sottrarre ed attrarre a se tutte le risorse disponibili; e questo perché – ringraziando il cielo – esiste qualcosa di più importante del nome o della fama di una gara: esiste il buon senso, la fede, la solidarietà nell’essere solidali per cause che non ci devono essere indifferenti solo perché non ci toccano, o pensiamo siano lontane dalla nostra realtà. Sarebbe sbagliatissimo credere che la cosa non ci riguardi, quando siamo i primi ad essere drogati di qualcosa che ogni giorno della nostra vita ci porta a fare sacrifici pur di viverla: il principio è lo stesso, cambia solo il tipo di droga e la sua bontà. Ed ecco perché vedere poco più di mille iscritti al via dà, oltre che gioia, il senso della forza e del valore che uomini come Umberto Postiglione e tutto il suo staff sono riusciti a lanciare.

Ma veniamo alla gara: sempre bella ed accogliente San Giuseppe Vesuviano, con questa immensa piazza Garibaldi capace di ospitare non solo i commercianti della zona, ma la gran massa di paesani provenienti da ogni angolo di San Giuseppe per accogliere gli ospiti in vista della manifestazione. Un colpo d’occhio bellissimo, grazie alla capacità dello staff di differenziare con chiarezza le varie zone e punti chiave dell’evento, dal ritiro pettorali, al ritiro pacchi gara, al ristoro, alla zona partenza. Il tutto senza creare grandi folle o ammassi di persone, che – vuoi o non vuoi – c’è il rischio si formino quando i numeri al via crescono.

Colori ovunque ed ovunque canotte in riscaldamento, così come ovunque c’era anche chi sembrava molto più interessato ad arraffarsi interi vassoi di zeppole da portare a casa, approfittando della promozione che ogni anno viene fatta in occasione della manifestazione: ennesimo esempio di chi sa come sfruttare gli eventi del proprio territorio.

Alle 9 in punto lo speaker Marco Cascone, nonché coordinatore da anni (insieme alla famiglia) della stessa gara, apre le danze, e sarebbe inutile anche solo provare a descrivere lo splendore di vedere così tante persone invadere le strade della città di turno; e quella di San Giuseppe è una città che ne vede tante di manifestazioni di questo tipo: capace ogni volta di accogliere le persone e farle sentire parte integrante di quella che alla fine diventa una vera e propria festa, con il tifo ed il supporto di chi,ai vari chilometri, ti restituisce il suo calore, e l’applauso all’arrivo di chi, pur non conoscendoti, sente il bisogno di dare un senso alla tua battaglia contro il tempo.

Ed è con la cerimonia protocollare che si chiude anche questa edizione della Maratonina della solidarietà; ed è con un messaggio di speranza che Umberto e tutto il suo staff rinviano l’appuntamento al prossimo anno, con l’augurio che la vera battaglia da combattere sia sempre più quella con il tempo, che con la vita.

martina amodioMartina Amodio

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Cascone

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