Allenamento slide — 31 ottobre 2012

“Ho iniziato a visualizzare nel 1978. La mia visualizzazione è stata perfezionata sempre di più col passare degli anni. Questo è ciò che veramente mi ha dato il record del mondo e le medaglie olimpiche. Mi vedo nuotare in gara prima della gara reale ….. Circa 15 minuti prima della gara ho sempre visualizzato la gara nella mia mente e “vedo” come andrà. Vedo dove sono tutti gli altri, e poi mi concentro su di me. Non mi preoccupa nessun altro. Penso alla mia propria gara e a nient’altro …. Stai realmente nuotando la gara. Nella mia mente … mi sento in acqua. “(Nuotatore olimpico di successo) (1)
Liggett e Hamada, fanno una distinzione tra imagery mentale ed imagery cinestesica. L’imagery mentale consiste nel vedersi da soli eseguire la prestazione, nel caso degli atleti, come se si stesse guardando un film o un video della loro stessa prestazione. Nell’imagery cinestesica, l’immaginazione diventa più intensa o più profonda, l’atleta sente realmente il movimento nei muscoli e sperimenta le emozioni della performance; rispetto a quella mentale, l’imagery cinestesica è più efficace  a causa degli impulsi, confrontabili a quelli dell’evento reale, che vanno ai muscoli.
Frester chiama Allenamento ideomotorio (Ai) “tutte quelle forme di esercitazione nelle quali si ha un’auto-rappresentazione mentale, sistematicamente ripetuta, e cosciente dell’azione motoria che deve essere appresa, perfezionata, stabilizzata o precisata, senza che si abbia un’esecuzione reale”.
Il funzionamento dell’Ai si basa sul fenomeno ideomotorio, noto anche come effetto Carpenter che a sua volta, si fonda sul fatto che immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dall’attività immaginativa. si fonda sul fatto che immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dall’attività immaginativa.
Il risultato sarebbe un rinforzo, un consolidamento della traccia mnestica nella memoria del movimento, il che faciliterebbe la successiva esecuzione concreta. L’atleta dovrebbe non solo guardare se stesso mentre esegue l’esercizio, ma dovrebbe sentirsi quanto più possibile; più è vivida l’imagery, più la prestazione aumenta. Per avere un’imagery efficace nello sport, l’immagine deve essere colorata, realistica, e coinvolgere le emozioni appropriate; l’imagery (sia visiva, che uditiva, che motoria) attiva molte aree corticali simili a quelle attivate quando percepiamo realmente un oggetto, una figura, un suono o eseguiamo un movimento.
Fare in modo che la persona immagini l’intera prestazione dall’inizio alla fine facendo attenzione a sentire l’intero corpo, le sensazioni muscolari mentre fa questo, muovendosi all’interno dell’esperienza il più vividamente possibile e se c’è qualche distrazione suggerirgli che la può mettere in un contenitore e riprenderla in un secondo momento.
Una di queste tecniche è nota come “posto sicuro” e comporta la visualizzazione di una posizione reale o immaginaria che porta forti associazioni di relax. E’ un esercizio di visualizzazione per trasportare la persona da una situazione stressante in un luogo di pace e tranquillità: “chiudi gli occhi e respira profondamente; concentrati sul tuo respiro ed ascolta i battiti del cuore, in pochi secondi, immaginerai il tuo luogo preferito di relax: un fiume, una spiaggia, un prato; ora immagina di vedere il tuo posto sicuro da un balcone e vi è una scalinata di 10 gradini; ora inizia a scendere le scale e a ogni gradino diventi sempre più calmo, più rilassato; ogni gradino ti porta sempre più in profondità nel tuo meraviglioso luogo di relax e man mano che si scendono lentamente le scale riscontri un senso sempre più profondo di rilassamento in tutto il corpo; nel tuo luogo di relax, prenditi il tempo di immergerti nei panorami intorno a te, senti gli odori ed ascolta i suoni della musica preferita in sottofondo;sentiti sprofondare in uno stato sempre più profondo di rilassamento; mentre sei rilassato, regalati alcuni suggerimenti positivi e benefici, ad esempio, per aumentare la fiducia in te stesso, raggiungendo prestazioni di picco, o padronanza di una competenza specifica dello sport”.
Può diventare un modo efficace per mantenere la calma prima della gara.

Attraverso la visualizzazione possiamo permetterci di più rispetto al reale:
1 possiamo visualizzare il nostro posto sicuro dove possiamo rifugiarci all’occorrenza;
2 possiamo provare a cambiare; quello che rischiamo non è reale ma solo immaginario e può darci un’idea;
3 possiamo fare un viaggio immaginativo alla ricerca di nuove risorse che ci occorrono per una nuova vita.

(1)   Terry Orlick, John Partington, Mental Links to Excellence, The Sport Psychologist, 1988, 2, 105-130.

 

Dott. Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
Piazza Ragusa n. 5 – Roma Stazione Tuscolana
380-4337230 – 21163@tiscali.it
www
. psicologiadellosport.net

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