slide TuttoCampania — 28 dicembre 2016

melito-2016Tra struffoli, pandori e rococò, il podismo campano non va mai in vacanza, trovando le giuste motivazioni per scendere in campo anche quando è la bilancia…ahimè…a consigliarci di scendere prima quei due o tre chiletti in più. Ma il bello delle gare previste in giornate particolari, come quella di Santo Stefano, sta proprio nel senso sociale e poco agonistico che si nasconde dietro di esse: che la gara sia gara si è sempre saputo, ed è anche bello, per chi si gode lo spettacolo da fuori, percepire l’adrenalina della competizione; ma esiste anche un altro valore, ancor più forte, che spinge noi “appassionati”, quelli veri, a scendere giù dal letto in un giorno di festa al solo scopo di ritrovarsi tutti assieme, come un’unica grande famiglia, a festeggiare nella città che ha gentilmente deciso di ospitarci.

Ebbene la città in questione a cui poco meno di 300 atleti hanno bussato il campanello è Melito. Il padrone di casa che da circa otto edizioni ha il coraggio – in un giorno particolare – di metterci 10km a disposizione per farci vivere un’ora e mezza di divertimento, è Giovanni Mauriello.

Ottava edizione, dunque, per questa splendida corsa di Santo Stefano, che nonostante la forte competizione di altre gare in programma, non ha davvero nulla da invidiare a nessuno, per capacità e particolarità che un buon occhio sa sicuramente apprezzare. Sarà che sono particolarmente affezionata a questa tappa, sarà che alle spalle ho chi mi insegna il vero senso agonistico e a dare il giusto peso alle cose, fatto sta che non ho resistito alla voglia di riviverla nei panni dell’atleta e ritrovare dentro, ancor prima che nel tempo, la gioia di correre. E così è stato, credetemi: niente “immortalatrice” questa volta, niente vesti da fotografa, e nonostante ciò ho ritrovato i sorrisi e la purezza che ho fatto miei durante l’intero periodo di sosta. Correre nei vicoli della città significa far propria quella strada e la gente che vi abita; significa occupare la curiosità di chi ci guarda, anche se solo per un attimo; significa ricevere il calore di chi ti vede passare e che pur non capendo o non condividendo quella passione, la premia con un’incitazione, un saluto, un qualsiasi gesto che ti dia la forza di non mollare.

Forse sarò stata fortunata o magari distratta dal fascino delle sfumature in secondo piano, fatto sta che non ho notato le piccole sbavature o imperfezioni che in una normale gara sono sempre ammesse, soprattutto quando la prima a riconoscerle e a scusarsi per le stesse è l’organizzazione. Ma piccoli errori a parte, sempre ottima la scelta di ospitare la cerimonia protocollare in questa immensa e affascinante Sala Consiliare, in cui, da seduti,  ci si può godere il riconoscimento agli atleti che hanno saputo fare la differenza in gara. Ed è ancora con l’organizzazione che vorrei congratularmi per aver permesso a Marco Cascone di ricordare, tra i vari memorial della giornata,  un mio compagno di squadra, Marcello Errichiello – mancato un mesetto fa e che, attraverso le parole del nostro speaker, ha potuto correre ancora una volta insieme a noi.

Non mi resta che dire buon anno a tutti e ci si ritrova, sempre uniti, nel 2017.

Alla prossima,

Martina AmodioMartina Amodio

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