slide TuttoCampania — 19 settembre 2016

 

maddaloni-road-2016Il vero problema di una fotografa? Avere una memoria che le fa la concorrenza con scatti più limpidi dei suoi. Intendiamoci: io non sono una fotografa – e nemmeno vorrei attentare alla categoria – ma ho una memoria fotografica, questo sì. Ed il vero problema, in questi casi, è avere ricordi così chiari e palpabili, da avvertire l’esigenza di coprirli con esperienze nuove, esaltanti, e magari più belle.

 

Maddaloni è una di quelle tappe di cui conservo scatti importanti, ben riposti nel cassetto dei ricordi che amo portarmi dentro; e l’unico modo che ho per evitare che abbiano un effetto nostalgico è riviverli, anche se in una versione diversa…anche senza il brivido della velocità.

Vorrei approfittare di questo articolo per sfatare un mito che forse io stessa ho creato: non ho sostituito la corsa e le gare con la fotografia, e nemmeno mi verrebbe concesso da chi mi allena. Infondo, gli scatti più belli li ho fatti proprio mentre correvo, e non esiste modo migliore di coprire i ricordi delle edizioni precedenti con prestazioni ancora più esaltanti. Ma al momento mi è impedito, fisicamente impedito. Per cui posso solo aspettare, dimenticare per un istante la morsa allo stomaco che si prova, e correre attraverso i sorrisi altrui. Ricordate, no? Io immortalo istanti di felicità.

E di sorrisi a Maddaloni, domenica scorsa, ne ho visti tanti e fin dai primi minuti in cui il suolo casertano ha ospitato la miriade di atleti che di li a poco avrebbero invaso le sue strade. Quasi 900 gli iscritti al via, e non sono numeri di poco conto se si considera la Notturna di Benevento della sera prima e la gara di Scafati in concomitanza. La ricordo con piacere l’edizione precedente, ben organizzata, abbastanza piatta, ma soprattutto con una premiazione in una Sala Consiliare di cui mi era stato piacevolmente parlato. Purtroppo questo settimo trofeo non ha visto la sua riproposizione, ma se anche il destino ha voluto rimischiare le carte, c’è sempre qualche gesto o segnale che richiama il passato , e le emozioni ad esso collegate.

Eccoli, mi hanno riconosciuta: la loro fotografa ufficiale è qui, ed ecco che ho già dimenticato quella nostalgia di cui vi parlavo. Mi rendo conto che spesso la gente mi chiama per nome, mi saluta, mi conosce in qualche modo, ed anche se ho sempre il timore che si accorgano che non ricordo di loro, capisco che sarebbero disposti a perdonarmi in cambio di una semplice fotografia. Quella dei podisti, lo so bene, è una “razza” strana lo ammetto, ma fidatevi… non esiste luogo più solare di quello domenicale su una 10000mt.

Le nuvole in celo, così come il meteo, non promettevano nulla di buono per la gara, ma fortunatamente c’è sempre qualcuno da su che ci grazia, ed anche gli organizzatori della Road Runners Maddaloni hanno potuto tirare un sospiro di sollievo: alle 9 in punto è cominciato il conto alla rovescia, e pochi istanti dopo ho bloccato, dalla distanza che mi ero presa, l’immagine di un’onda umana venirmi incontro; è impressionante vedere questa grande massa di atleti muoversi tutti assieme verso un’unica direzione; ed è divertente costatare la differenza tra chi vuole raggiungere il proprio obiettivo con impegno e concentrazione, e chi vuole fare lo stesso ma concedendosi qualche smorfia da immortalare.

L’attesa degli arrivi può sembrare un momento inutile, ma questo solo perché il più delle volte ci guardiamo attorno con disattenzione: in realtà, il momento dell’attesa è quello in cui puoi conoscere i registi e gli scenografi, la macchina di un team che ho visto muoversi avanti e indietro nel tentativo di garantire la massima sicurezza agli atleti che di li a poco sarebbero arrivati; ma è anche il momento in cui ti puoi lasciare alle parole di chi è capace di mascherare quell’attesa in puro spettacolo, se non addirittura in un momento istruttivo: in questo, la garanzia di Marco Cascone è ampiamente riconosciuta.

Il tutto, come sempre, si conclude con la cerimonia protocollare, il momento della premiazione, che sfortunatamente è anche quello meno seguito dai più, quelli cioè che non hanno interesse personale a fermarsi: un vero peccato, perché è da questi momenti che ho imparato ad apprezzare il contesto podistico, che ho fotografato le vere emozioni, che ho incrociato gli sguardi più intensi, più veri e più sinceri. È li che si impara a conoscere ancor più il cuore dell’ organizzazione, e quello di Michele Campolattano – il Presidente e coordinatore – è stato riconosciuto da chi ha saputo apprezzare i suoi sforzi, presenti, passati…e sicuramente futuri.

 

Posso sembrare una veterana di questi contesti, ma a dire il vero ne so molto meno di quello che può risultare. Non conosco la maggior parte degli organizzatori e spesso e volentieri il nome mi viene suggerito da chi è molto più esperto di me. Ma se c’è una cosa che posso garantire, quella è la memoria dei miei occhi: loro scattano quel che vedono, e le mie parole raccontano.

Come sempre, alla prossima edizione.

 

Martina AmodioMartina Amodio

 

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