slide TuttoCampania — 01 novembre 2016

falde-2016E si torna ai piacevoli tuffi nel passato, con l’avvicendarsi di quella serie di tappe che sono li, ferme nella memoria di una che ai ricordi si aggrappa per la semplice voglia di rivivere dentro le emozioni provate. Certo, è sempre piacevole visitare una nuova tappa…ma nulla potrebbe sostituire l’adrenalina che solo qualcosa che hai vissuto in prima persona sa darti: torno, dunque,  a San Giuseppe Vesuviano, per una Domenica “Alle Falde del Vesuvio”.

Sole, tanto sole per questa settima edizione organizzata dalla A.S.D Podistica Vesuviana, anch’essa in onore di Saverio Ambrosio: un podista che personalmente non ho mai conosciuto, ma che scommetterei di aver avvertito in ogni raggio di sole che ha sempre illuminato questa tappa. Ed è proprio di raggi e di giornate come quella di domenica scorsa che la Campania, così come il mondo intero, ha bisogno, di fronte a tanto “tremore”.  E se proprio deve tremare la terra, spero che sia sempre per l’alto numero di atleti che si appresta ad invadere le vie del paese che li ospita in occasione di una 10km: ed infatti, più di 600 gli atleti al via, con la decisione della stessa Podistica Vesuviana di limitare il numero di iscritti, che altrimenti sarebbe andato anche oltre; impedire può sembrare scortese, ma non è sempre un danno, anzi…a volte, saper rinunciare significa portare a casa un prodotto ben fatto, oltre che il riconoscimento dei partecipanti.

La mia gara, sempre ai bordi di chi corre, comincia con l’assaggio di un “Nocino” che di prima mattina non è proprio in linea con quanto consigliato dalla nostra piramide alimentare, ma devo dire che  aveva il suo perchè; quanto meno ho avuto la benzina necessaria per mettermi all’opera, con la sempre li presente “immortalatrice”, pronta a bloccare i sorrisi, disinvolti e voluti, di chi mi permette di dimenticare il magone che spesso viene fuori quando vorresti metterti in gioco. Ma ci sono loro, i portatori di emozioni, le persone di cui mi sono sempre cirocondata da un anno a questa parte, i compagni di questa “droga” che assumi per poco più di un’ora, ma il cui effetto ha la durata di una vita. Bisogna esserci dentro per capire ciò di cui parlo, e bisogna sentire dentro quella passione che ti fa muovere anche quando tecnicamente non sei tu a correre: ed ecco perchè i miei complimenti vanno anche e soprattutto alle istituzioni, Sindaco in prima linea, che ogni anno si adoperano per bloccare un intero paese, pur di regalare questo appuntamento, destinato a crescere proprio per l’impegno ed il cuore avvertiti nelle parole, ma soprattutto nei fatti.

Ad ospitare la partenza, il passaggio al primo chilometro e l’arrivo, questa immensa, spaziosa, bellissima piazza Garibaldi: una scelta che ho premiato alla mia prima edizione come atleta, e che continuo ad apprezzare da spettatrice e fotografa, per lo splendido colpo d’occhio proiettato sugli atleti che vengono accolti, uno ad uno, come “star” su questo lungo tappeto verde – da fare invidia al Festival di Cannes. Come ho sempre detto, il bello del podismo su strada è che non ci sono primi e secondi, ma tutti sono vincitori di se stessi: un concetto che ho ritrovato espresso nella bellissima accoglienza riservata all’ultimo degli arrivati, l’ottantenne zio Giuseppe del Giudice.

E’ sempre così che dovrebbe cominciare una Domenica mattina, con i sorrisi e l’aria di festa che solo il podismo è in grado di creare. E mi auguro che le uniche vibrazioni che la gente possa sentire siano quelle di un cuore che batte, al ritmo della passione.

Alla prossima edizione.

Martina AmodioMartina Amodio

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