slide TuttoCampania — 04 luglio 2015

conocchiaLa pazzia e l’incoscienza sono il pepe della vita, quando poi si uniscono riescono a farci fare cose di cui mai avremmo pensato di essere capaci. Ieri è stato il mio turno … ho deciso di fare il kilometro verticale che da Montepertuso ci porta sulla Conocchia, pochi chilometri 3.400, si può fare.

Partire sapendo è solo salita è stato psicologicamente meno traumatico, perché non ti chiedi mai  “ ma quando finisce, ma quando viene un po’ di pianura “; sai che devi salire e basta.

Alla partenza le solite raccomandazioni di Michele Volpe, poi esordisce e dice “ per accorcialo abbiamo cambiato percorso, verso la fine del II km vi troverete su una salita ripidissima e per facilitarvi vi abbiamo messo una corda.” … ho che era quel solito terricco lapilloso sul quale si scivola facilmente, niente di preoccupante.

Iniziamo subito le scale che portano alla forestale, le conosco bene e ricordavo quando finivano, tutto ok, subito dopo leggera deviazione a sinistra e si inizia a salire, veramente userei più i verbi scalare e arrampicare. Mi aggrappavo a qualunque cosa trovassi sotto le mani, anche ai fili di erba, per fortuna non vi era presenza di passaggi di animali, si andava sul sicuro. In attesa di questa fatidica corda, che tenevo presente come segnalazione chilometrica, per non pensare cercavo di distrarmi, guardavo le rocce, alle superiori le abbiamo studiate, e ricordando qualcosa, nella mente ripetevo  rocce ignee, sedimentarie, metamorfiche. Stanca ma felice di essere là. Poi eccola! La corda, la vedo ma … non è ancorata ad un terriccio come pensavo, ma alla roccia; una parete rocciosa di cui non oso pensare ai gradi, dico solo che era perpendicolare al mare! Mamma mai ed ora? le pareti scalate fin a quel momento sembravano poca cosa a confronto; io non ho usato la corda,  mi sono arrampicata usando mani e piedi, non credevo di avere ancora quella forza negli arti. Appena messo i piedi sul terreno mi sono girata perché dovevo rendermi conto della pendenza che avevamo affrontato e che avevamo superato, tutti noi dal più veloce al più lento..

Ma c’è altra strada da fare, ogni tanto alzavo gli occhi per cercare di scorgere la croce della Conocchia, vedevo tante croci, quella della stanchezza, quella della sofferenza, quella del dolore ma quella dell’arrivo no !

Poche centinai di metri ed inizia la salita Croce della Conocchia, dove è posizionato l’arrivo, l’ultimo sforzo ed è fatta, ma non è semplice salire quei gradoni, i più forti li salgono a passo veloce, ma, io, ogni  tanto dovevo riposare, questo ultimo chilometro mi è sembrato interminabile ma ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta.

E’ stato faticoso ma bellissimo, per fortuna abbiamo dato ascolto alla nostra pazzia perché ci saremmo persi un’esperienza emozionante, la sensazione di felicità che si prova dopo certi sforzi  e, a noi tartarun,  la possibilità di dimostrarci di essere ancora capace di fare qualcosa di estremo.

E’ stato difficile cercare di trovare le parole giuste, sicuramente non ci sono riuscita perché descrivere questa gara non si può; è inimmaginabile ed indicibile, solo da provare.

Vorrei concludere con una domanda “ Qual’era il chilometro verticale? “.

Viviana CelanoViviana Celano

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