Medicina — 28 gennaio 2011

Il fenomeno artrosico, genericamente noto come artrosi, detiene molti primati in campo medico. Con il 18,3% di incidenza è la malattia cronica più diffusa fra la popolazione italiana e quella a maggior prevalenza femminile con il 21,8% contro il 14,6% degli uomini (dati ISTAT marzo 2007). Sono oltre 4 milioni gli italiani colpiti, nel mondo ne soffre 1 persona su 3 indipendentemente dalla razza e dall’area geografica ma è tra gli over 65 che le percentuali si fanno ancora più interessanti: oltre il 60% degli uomini e il 70% delle donne dichiara di soffrirne.

di Valeria Tagni Intervista Cesare Mariani, Dirigente Medico dell’U.O. di Ortopedia e Traumatologia dell’O.C. di Conegliano (TV)

NON FACCIAMONE UNA MALATTIA
Tutti abbiamo sentito parlare di artrosi, magari qualche famigliare ne è affetto. Alcuni medici ritengono che si tratti dell’inevitabile conseguenza del passare del tempo che ‘inaridisce’ le articolazioni, altri di una vera e propria patologia. Secondo Cesare Mariani, Dirigente Medico dell’U.O. di Ortopedia e Traumatologia dell’O.C. di Conegliano (TV), l’artrosi viene curata come una malattia ma rappresenta l’evoluzione naturale – ma non costante – del nostro apparato osteo-articolare. ‘Si tratta della patologia degenerativa più frequente che colpisce la nostra specie. La prima distinzione da fare è fra artrosi primaria e secondaria: l’artrosi secondaria è legata a fenomeni che alterano le articolazioni come per esempio una frattura che può dare origine al fenomeno degenerativo. Si tratta di un’artrosi abbastanza precoce, che arriva prima dei 50-60 anni e colpisce soprattutto i maschi attivi. Per contro, l’artrosi primaria insorge più frequentemente nei soggetti femminili over 65 e non è legata a fattori esogeni (esterni)’. Non fa eccezione l’artrosi scapolo-omerale o della spalla, che colpisce per lo più gli over 65. Infatti, con il passare del tempo la cartilagine che riveste l’estremità delle ossa della spalla, molto elastica e resistente per sopportare le sollecitazioni del movimento, si assottiglia e deteriora. Il risultato è rigidità diffusa, difficoltà di movimento – a volte l’anziano non riesce più ad allontanare il braccio dal corpo – e dolore. Il corpo risponde producendo nuova cartilagine, che però non ha le stesse caratteristiche di quella originaria. L’osso si deteriora e si formano escrescenze che vanno ad aggravare le difficoltà di movimento. ARTROSI O ARTRITE? ‘La distinzione è tipica della lingua italiana, mentre l’inglese usa genericamente il termine arthritis e specifica poi la tipologia’ – continua il dottor Mariani. ‘Nell’artrite riconosciamo un comportamento di tipo chiaramente infiammatorio, con calore e gonfiore, riconducibile ad una causa di tipo autoimmunitario infettivo; l’artrosi è invece una forma degenerativa cronica, non priva però di caratteristiche infiammatorie e dunque non così facilmente distinguibile’.

COME AFFRONTARE AL MEGLIO IL DISAGIO

Il sintomo principale dell’artrosi alla spalla è il dolore, profondo e localizzato, accompagnato da rigidità dell’articolazione soprattutto al mattino appena alzati. Il modo migliore per attenuarlo è fare un po’ di movimento per sciogliere le articolazioni, magari ‘stiracchiando le braccia’ appena svegli e facendosi consigliare dal proprio medico specialista l’attività più adatta al problema; è importante però non esagerare, per non ottenere l’effetto contrario. PREVENZIONE: E’ ORA DI MUOVERSI! Trattandosi di un inevitabile problema degenerativo, non esistono mezzi efficaci per contrastare l’artrosi della spalla. Esistono, tuttavia, fattori che predispongono a soffrirne in età avanzata, come alterazioni metaboliche quali il diabete o attività lavorative che possono causare traumi ripetuti. Persino l’uso del computer e del mouse è in grado di procurare continui piccoli traumi alle articolazioni di spalla e polso! ‘Un’articolazione affaticata e dunque usurata è maggiormente predisposta al fenomeno artrosico’ spiega l’esperto di Conegliano; ‘ecco perché mantenere un peso nella norma durante la vita permette di soffrirne meno in età avanzata e facilita le cure nei casi di artrosi avanzata. Un buon mezzo di prevenzione è il movimento – continua Cesare Mariani. – La cartilagine articolare è un tessuto vivo ma privo di vasi sanguigni e l’apporto nutritivo è affidato al liquido sinoviale: per mantenere il sistema in buono stato bisogna utilizzare le articolazioni praticando un’attività fisica costante’.

QUANDO IL DOLORE METTE KO

‘Per combattere il dolore possiamo ricorrere a una terapia farmacologica con antidolorifici e antinfiammatori – sottolinea l’ortopedico esperto nell’uso dei fattori di crescita. – Molto efficaci si sono rivelate anche le infiltrazioni di acido ialuronico o terapie di nuova generazione con fattori di crescita (PRP) e cellule staminali che rappresentano l’ultima novità nel campo della cura dell’artrosi’. Quando il paziente è molto anziano o l’artrosi della spalla di grado marcato, il dolore diventa insopportabile e la scarsa mobilità invalidante. In questi casi la soluzione definitiva è la chirurgia protesica che va a sostituire l’articolazione usurata. Il chirurgo inserisce una protesi in materiale pregiato – titanio o ceramica – sostituendo, a seconda della gravità del caso, la superficie della testa dell’omero, tutta la parte prossimale o addirittura omero e glenoide scapolare. Il dolore scompare subito dopo l’intervento e in 15 giorni, con un’adeguata fisioterapia di supporto, l’anziano riprende la completa funzionalità della spalla. Rimane solo un lieve fastidio che scompare dopo qualche mese. ‘L’intervento va però affrontato solo nei casi di reale necessità, quando nessuna delle terapie sopracitate (ndr: conservativa e farmacologica) ha dato gli effetti sperati e il dolore continua a non essere trattabile, la mobilità gravemente limitata e la qualità della vita del paziente realmente compromessa’ specifica il Dirigente dell’Ospedale di Conegliano. ‘La tipologia della protesi varia a seconda dell’età e delle necessità del paziente: le protesi di ultima generazione sono molto meno soggette a usura rispetto alle precedenti e garantiscono un uso duraturo nel tempo, chiaramente legato a quanto e come si utilizza la ‘nuova’ articolazione’.

Autore: Liana Zorzi

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