Curiosita — 24 febbraio 2009

‘Ciao sono Candido’, così esordì al telefono Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport, che si è spento domenica mattina all’età di 78 anni, quando mi chiamò l’anno scorso sul cellulare, dopo che io lo avevo cercato nella redazione di via Solferino 26 a Milano. Lo cercai quando, dopo la pubblicazione del suo ultimo libro ‘Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede’, edito nel 2008 da Rizzoli, lavorando come responsabile del marketing e della comunicazione per un’azienda editoriale napoletana, lo invitai a presentare il libro presso la libreria Guida in via Port’Alba a Napoli. Fu egli stesso a darmi indicazioni per il parterre, mi disse di chiamare Padre Luigi Merola, Don Fortunato Di Noto e Padre Alex Zanotelli, citati nel libro, per invitarli. Chiesi infine a Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, di moderare l’incontro. Fissammo la data per il 15 maggio, dopo esserci sentiti diverse volte. Anche in questo mostrò tutto il suo carattere energico, pragmatico, diretto, puntuale.


Il giorno dell’evento, da quando ci incontrammo all’aeroporto nel primo pomeriggio fino a sera, Candido mi consegnò una grande lezione di umanità e moralità. Nei suoi discorsi non sapeva scindere sport e moralità, mi disse infatti che qualsiasi sport si faccia va sempre bene, perchè insegna ‘le regole del comportamento’. In macchina parlammo dell’emergenza rifiuti a Napoli, situazione che lo preoccupava non poco, mi colpì molto come sapeva coniugare alla semplicità che lo contraddistingueva quella sua passione energica con cui leggeva la realtà. Mi raccontò dell’inizio della sua carriera a 19 anni lavorando per il quotidiano della sua città ‘La Sicilia’. ‘Se fossi rimasto in Sicilia’, mi disse, ‘sarei potuto diventare il numero uno, ma restavo pur sempre il numero uno di un piccolo ambiente, per questo sono partito alla volta di Milano, non rinnegando mai le mie radici catanesi. Bisogna sempre avere quella sana competizione che ti porta a migliorare con gradualità,  sana competizione nella vita, che ti insegna lo sport’.


Mi raccontò di ritenersi un uomo fortunato e di avere avuto molto dalla vita, il suo impegno a favore dei meno fortunati è stato così un modo per restituire agli altri tutto ciò che aveva ricevuto grazie ad una carriera di successo, che gli aveva permesso di seguire i maggiori eventi sportivi mondiali e di aver fatto diventare il giornale, che aveva diretto per 19 anni, il più diffuso quotidiano sportivo d’Europa.


Mi disse che le qualità che più apprezzava nelle persone erano l’onestà e il rigore nel proprio lavoro. Mi raccontò che, poco tempo prima, dopo aver fatto una donazione ad un gruppo di suore, che si occupavano di assistenza sanitaria a favore dei diversamente abili, gli fu recapitata una lettera che, oltre ai ringraziamenti, conteneva tutti gli scontrini che attestavano le spese effettive fatte con la somma che aveva inviato. La sua voce commossa lasciò trasparire un evidente stupore mentre mi raccontava l’episodio.


Aveva un gran cuore il nostro direttore della ‘Rosea’, la cui voce e il cui volto hanno accompagnato tanta cronaca sportiva appassionata e appassionante. Penso che il colore rosa, il giro d’Italia, i suoi commenti sul calcio e la sua voce rimarranno impresse nella memoria non solo degli italiani.


Di avere un gran cuore me lo dimostrò anche quando, mentre camminavamo verso sera per via Costantinopoli a Napoli, un gruppo di tifosi napoletani, dopo averlo riconosciuto, ci offrirono una pizza al portafoglio. Candido si intrattenne per parecchio tempo a parlare del Napoli e di Napoli, come un tifoso tra i tifosi e, tra una pizza e un bicchiere di birra, si discusse dell’importanza delle regole in campo, che sono le stesse di quelle della vita.

Autore: Nicola Palumbo

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