Cronaca — 23 giugno 2010

Era il 22 maggio, è il 22 giugno. E’ già passato un mese dal ‘IV meeting Città di Gavardo – 1° Memorial Max Corso’. Incredibile: il tempo vola, le giornate passano mentre ci arrabattiamo tra risolvere un problema e crearne un altro, tra programmare il futuro prossimo e far fatica a capire cosa succederà l’anno prossimo nell’Italia ‘terra dei cachi’. Il campionato di calcio è finito e la Sampdoria di Max Corso è andata benissimo, da lassù Massimiliano starà sbandierando le imprese di Cassano e Pazzini; probabilmente se ne sta infischiando del mondiale sudafricano: si avvicina il Palio di Siena e per il calcio non c’è più spazio. Palio di Siena e Italiani assoluti, nei suoi pensieri, insieme agli ultimi esami univesitari a Bologna. Non è così, tra venti giorni – che passeranno in un batter di ciglia ‘cosmico’ – sarà un anno che la montagna si è presa Max. Andando in mountain bike per le dolomiti trentine ho spesso sconfinato nel bellunese: ho respirato l’aria delle montagne di Max e ne sono stato felice. Ne ho percepito la possanza di monumento al selvaggio, ho intuito il matrimonio che Max celebrava con la natura ogni volta che s’inerpicava su quei sentieri.
Le emozioni che si sono affastellate nella mia testa sono state contrastanti. Max non c’è più ed è un pensiero triste, non c’è consolazione per una vita spezzata così giovane, ma aiuta sapere che se n’è andato facendo qualcosa che gli giovava nel profondo. Salire sui suoi sentieri non era un fatto di allenamento o un semplice passatempo. Era il desiderio di sentirsi parte dell’universo e di ascoltare ‘sovrumani silenzi’, di guardare il cielo e sentirsi così vicino da poterlo toccare, di riflettere in solitudine e capire se stesso…
e’ qualcosa che non puoi fare giù in città, mentre corri su una strada trafficata e rischi la pelle a causa di automobilisti imprudenti, mentre lavori in cantiere e l’incidente sul lavoro è una possibilità concreta, mentre raggiungi l’università in bicicletta respirando smog tra i suoni striduli dell’urbe antropizzata… La vita ci chiede di essere animali sociali e di tollerare le brutture della civilizzazione facendo il possibile per migliorare il nostro mondo; ma la vita pretende che ogni tanto si sappia afferrare il proprio tempo e lo si addomestichi ritornando alla natura. Bastano dei momenti, intensi, che ci facciano ricordare che siamo pelle ossa tendini e muscoli, non un scarpe pantaloni camicia e cravatta.
Il Memorial è stata la mia prima vera esperienza come responsabile degli atleti per un meeting di livello, fino ad allora avevo organizzato dei cross. Entrambe le tipologie di lavoro mi hanno appassionato, anche questo è un modo per fare qualcosa che riporti al rapporto con se stessi: il ragazzo che cerca di dare il massimo di sé lo fa imparando a conoscere il proprio corpo e a controllare le proprie emozioni profonde; recupera la coscienza dei propri pelle ossa tendini e muscoli. Ed è bello, educativo, umano
E’ stata l’occasione di incontrare un campione olimpico che ha capito l’importanza dello sport come veicolo di educazione sociale, di integrazione, di coscienza della propria individualità in un contesto plurale. C’era Wilfred Bungei come testimonial, io ho corso con il pettorale 90, lo stesso numero di Max nel meeting 2009 e poi ho chiesto a Wilfred di autografarmi una dedica ad un amico, a Max. Lui ha capito e ha scritto qualcosa di bello, di suo: ‘For Max, we miss you. Though I did not find to know you, you are a friend in absentia’ (A Max, ci manchi. Anche se non ho avuto l’occasione di cnoscerti, siamo amici con lo spirito). Andrò su a Fonzaso a lasciare il mio piccolo regalo a Max, verso il 12 luglio…
Ringrazio tutti coloro che hanno corso a Gavardo per Max e non per se stessi, ringrazio i ragazzi che stanno organizzando nel Triveneto un circuito del mezzofondo in onore di Max e Podisti.net che ha ospitato la galleria fotografica del meeting e che mi da l’opportunità di esercitare libertà di pensiero e parola.
PS: da ‘direttore tecnico’ i complimenti all’atleta che mi ha impressionato maggiormente nel meeting: Francesco Cappellin, 19 anni, secondo sui 400m in 47’38. Fresco campione italiano promesse pur essendo al primo anno di categoria. E non a caso uno di quelli che l’atletica la fanno alla maniera di Max, con coraggio, dedizione e rispetto dell’avversario. Francesco è uno di quelli che conoscevano Max e che hanno corso per lui
Sito del circuito: http://circuitodelmezzofondo.myblog. it
Sito del Meeting: www.atleticagavardo90. com
Galleria fotografica: http://www.fotopodisti.net/022010/index.php?cat= 592


 

Autore: Tito Tiberti

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