Curiosita slide — 11 gennaio 2017

Lavaredo Ultra TrailSabato 14 gennaio, presso L’Associazione Culturale Auximon, Via Giuseppe Tuccimei 1 (Piazza Euclide), continuo a presentare il mio nuovo libro “Ultramaratoneti e gare estreme” http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Interverranno: Dr.ssa Silvia Bartocci – psicologa – psicoterapeuta – runner; Mauro Vicini – alpinista – ultrarunner.

Approfondiamo la conoscenza di Mauro Vicini attraverso risposte ad un mio questionario.

Ti sei sentito campione nello sport? “Sì, mi è capitato di vivere la sensazione di avere fatto una cosa grande, forse anche al di là di quello che erano le mie intenzioni, una cosa eroica, da campioni. Questo è avvenuto nelle solitarie in arrampicata e alpinismo.”

Per Mauro essere campioni significa fare qualcosa di straordinario per se stessi, significa uscire fuori dalla zona di comfort per apprendere, conoscere e superare. Condividiamo la passione per l’ultracorsa ma anche l’associazione onlus Sport Senza Frontiere a favore dei ragazzi in condizioni svantaggiate promuovendo buone prassi attraverso lo sport quale riabilitazione ed inclusione sociale.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere? “Fare attività sportiva è il modo in cui imparo a ‘conoscere’ e ‘gestire’. Gestire la paura, l’incertezza, l’ignoto, il pericolo. Lo sport è la “palestra” in cui mi alleno per affrontare la vita.”

Come hai scelto il tuo sport? “Ho fatto moltissimi sport diversi nella mia vita, cambiando da uno all’altro per curiosità, per non rimanere nel ‘conosciuto’, per uscire dalla mia zona di confort, per volontà di sperimentare e scoprire. Il mio sport, cioè quello che mi rappresenta al 100% è l’alpinismo, praticato da sempre, nelle varie declinazioni invernali ed estive, cioè arrampicata sportiva, alpinismo classico, ghiaccio, scialpinismo. Il mio secondo sport, che per motivi logistici e di praticità è quello che alleno di più, è la corsa. In particolare la corsa in montagna (trail), nelle percorrenze più lunghe (endurance) e poi la corsa su strada, anche qui preferibilmente nelle ultramaratone.“

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “La mia alimentazione è molto semplice, minimalista, così come molti altri aspetti del mio carattere. Cerco di non mangiare troppo ma neanche troppo poco, studio e sperimento su di me vari tipi di alimentazione. La cottura è per la maggior parte a vapore e in ogni caso il più semplice possibile. In questo momento la mia dieta è basata su verdura e frutta in quantità generose, carboidrati e proteine animali quanto basta. Purtroppo sono anche molto goloso di dolci quindi ogni tanto uno sgarro più o meno grave può capitare. Nella settimana pre-gara mangio normalmente, con l’unica accortezza di essere sicuro di aver mangiato abbastanza. Prima della gara 100 gr di pasta. Durante la gara niente solidi, tranne nelle gare più lunghe di 24 ore, e integrazione classica. Dopo la gara, la cosiddetta integrazione di recupero, cioè integratori a base proteica.”

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Quello che mi fa continuare è la vita, finché lo sport sarà in grado di farmi diventare una persona migliore continuerò a farlo.”

Quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Di persone che mi hanno aiutato in questi anni ce ne sono tante, allenatori, amici, compagni di corsa e di cordata. C’è un atleta che amo particolarmente, lo stimo immensamente per il suo modo di vedere la vita, lo sport, le gare: è Alex Zanardi. Mi piacerebbe conoscerlo un giorno. Nel frattempo cerco di trarre ispirazione dalla sua dedizione negli allenamenti e dalla sua determinazione nelle gare.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Ogni gara è unica, le emozioni che si provano rimangono scolpite indelebili nell’anima. Non so se posso dire che sia stata l’emozione più bella, ma sicuramente quello che ho vissuto all’arrivo della mia prima maratona a Roma non potrò scordarlo per il resto della vita.”

C’è un’esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Lo sport mi ha regalato due insegnamenti importanti: il primo è che con la dedizione, la perseveranza, l’impegno e la volontà si possono raggiungere gli obiettivi che ci poniamo, anche molto ambiziosi. Il secondo insegnamento è che quello che importa veramente non è avere successo o fallire: l’importante è affrontare le esperienze con il massimo impegno, dare sempre il 110% di quello che abbiamo. In caso di fallimento potremo comunque affrontarlo ed accettarlo a testa alta, consapevoli di aver fatto il massimo.”

Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutano nello sport? “I miei amici mi riconoscono di essere ‘molto forte di testa’. Sono molto determinato, pianifico molto bene i miei obiettivi, cercando di valutare anche le motivazioni profonde che mi spingono a cercare una determinata esperienza. Se riconosco che questa esperienza mi fa crescere, mi aiuta, decido di intraprenderla. Se decido di realizzare un progetto ci riesco, sempre. In ogni caso ci provo al meglio delle mie possibilità.”

Cosa pensano famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Solo chi sperimenta su di sé le stesse inquietudini, le stesse aspirazioni, solo chi è spinto dalla stessa molla potrà intuire fino in fondo la motivazione o l’esigenza di una determinata esperienza. Trovarsi con centinaia di metri di vuoto sotto i piedi, da soli, slegati, senza possibilità di uscita se non ancora verso l’alto, per la maggior parte delle persone è una follia, ed in effetti, per loro, lo è. Anche se questo gesto è motivato da un’esigenza profonda, interiore, comunque non riusciranno a capirlo, ad accettarlo, perché non sono in grado di collocare questa esperienza in un loro schema mentale. Solo chi ha provato lo stesso stimolo, lo stesso impulso, può capire ed accettare la mia esperienza estrema.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Sono dell’opinione che nessuno di noi si conosca veramente finché non si sottoponga ad una ‘analisi approfondita’. Questa ‘analisi’ può essere fatta con vari strumenti, io ho scelto lo sport. Inoltre, credo che tale analisi non si possa completare se non si fanno attività che prevedano (almeno una volta ogni tanto) una consistente dose di rischio. Ad esempio non sapremo mai come reagiremmo ad un sentimento di paura finché non lo sperimentiamo in maniera reale. Non credo che certe esperienze possano essere vissute nella vita ordinaria di tutti i giorni. Questo è uno dei motivi che mi ha spinto verso le avventure, esperienze e sport estremi.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Certamente!! Durante il corso dell’anno partecipo a numerose gare, più o meno difficili. In genere ne scelgo una o due particolarmente estreme, ed è in queste in cui è molto probabile che la ‘lancetta delle possibilità’ si avvicini molto a quella del limite. È una sensazione che mi è capitata parecchie volte.”

Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara? “In gara sono molto concentrato. Forse è uno dei miei punti di forza, quello di mantenere a lungo la concentrazione, anche per molte ore di seguito. Le sensazioni sono la fatica, il dolore, ma anche lo stupore per la bellezza di un tramonto o di un’alba durante la gara, un passaggio spettacolare, o una difficoltà elevata. Provo la sensazione unica di essere parte della Natura, ma anche di essere molto piccolo e fragile di fronte ad essa: provo la sensazione dell’umiltà. Prima della gara sono tranquillo, non sono una persona che si agita, ma sono ‘attivo’. Cioè non provo quella tensione di stress e ansia che molte persone provano, ma una ‘tensione positiva’, come la corda di un arco che progressivamente si tende per predisporsi al tiro.”

Mauro riesce a trovare l’attivazione ottimale prima della gara che gli premette una partenza serena e performante.

Quali sono i tuoi pensieri? Pensare al traguardo, a quello che si è investito in termini di preparazione atletica, mentale? “In genere mi immergo nei miei pensieri, immagino, sogno, spero. Il traguardo spesso mi riporta alla realtà, e qualche volta mi capita di piangere, di gioia, di tensione, di felicità per avercela fatta. Preparare una gara, specialmente se lunga e difficile, può essere molto oneroso in termini di investimento di tempo e aspettative. Raggiungere il traguardo vuol dire ‘certificare’ questo sforzo ed è un momento importante nella crescita di un atleta, anche se non è il più importante.”

Concordo con Mauro l’ho sperimentato preparando l’Iron Elbaman, nove mesi di preparazione ma durante la gara un crescendo di emozioni dopo la prima frazione di nuoto la gioia, alla fine della frazione di ciclismo quasi piangevo per la gioia ed al termine della gara, salti di gioia, coronamento di un sogno.

Quale è stata la tua gara più difficile? “La Dolomiti Sky Run, una gara di trail che si sviluppa sull’Alta Via numero 1, da Braies in Val Pusteria (BZ) fino a Belluno, su una lunghezza di 130 km, 10.000 metri di dislivello positivo e 11.000 di dislivello negativo, completata in 35 ore e 23 minuti. Una gara bellissima e impegnativa, sia dal punto fisico che psicologico, anche per il carico di aspettative e di significato che avevo dato alla gara.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? C’è un messaggio che vorresti dare per sconsigliarne l’uso? “Io corro per me stesso e contro me stesso, usare il doping vorrebbe dire ‘non sono in grado di farcela con le mie forze’ e questo sarebbe il maggior fallimento della mia vita. Quello che dico è: fate sport per voi stessi, non per gli altri. Usate lo sport per diventare persone migliori, superiori, positive. In questa visione non hanno senso né il doping né qualsiasi comportamento anti-sportivo.”

Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Gestisco questi eventi negativi come faccio con qualunque altro problema della vita, mi fermo e penso: ‘qual è il problema?’ e dopo averlo individuato: ‘quali strumenti ho costruito negli anni e riposto nello zaino delle mie esperienze che posso tirare fuori ed usare?’ e inoltre: ‘hai terminato gare più lunghe di un intero giorno, hai percorso deserti dove il centro abitato più vicino per chiedere aiuto era a 7 ore di macchina, hai scalato pareti in solitaria, hai fatto immersioni profonde, e mille altre volte ne sei uscito fuori. Questa difficoltà è più semplice di quelle che hai già affrontato. Risolvila e basta’. “

E’ vero, chi pratica sport di endurance incontra, gestisce e supera diversi tipi di crisi e difficoltà e la vita ordinaria con le sue difficoltà diventano cose da niente rispetto all’esperienza vissuta nella palestra dello sport. Si scopre che si può fare tutto con passione, dedizione, impegno, concentrazione, testa, cuore, gambe.

Hai mai rischiato per infortuni di smettere di essere atleta? “No, non mi sono mai infortunato seriamente. Se dovesse succedere sarebbe un colpo durissimo, ma credo riuscirei a superarlo.”

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport? “Suggerirei di fare uno sport all’aria aperta, che preveda un contatto con la Natura. Lo sport ci aiuta a crescere, ci mette in sintonia e ci fa confrontare col mondo e con gli altri, ci fornisce strumenti per risolvere i problemi. Direi di mettere al primo posto il divertimento nello sport e poi un sano agonismo!!”

Quali sono i sogni da realizzare? “Ho diversi sogni/progetti, che vorrei realizzare nei prossimi anni. Sono progetti complicati perché la maggior parte sono fuori dall’Italia e prevedono un impiego di tempo e risorse economiche elevati. Non vorrei dire altro, se non che coprono un range di temperature che va dai -50°C ai + 50°C.”

 

Matteo SIMONE

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