Maratone e altro — 28 gennaio 2010

Come ogni anno, a fine stagione, si compilano i diversi “ranking” nazionali o mondiali delle varie specialità dell’atletica.
Ribadiamo che si tratta di opinioni, pure e semplici, e pertanto del tutto attribuibili all’autore e quindi contestabili.
Nel nostro caso ci occupiamo, come ovvio, di ultra-maratona italiana ma nel farlo dichiariamo pubblicamente quali sono stati i criteri di valutazione adottati. Naturalmente ciascun lettore, se lo desidera, può dire la sua in proposito, magari seguendo l’avvertenza che consiglia di chiarire chi dovrebbe essere escluso nel caso in cui si proponga un nuovo inserimento.
Nel nostro caso, dunque, i criteri (pochi e semplici) sono stati i seguenti:
– I piazzamenti conseguiti da atleti italiani in manifestazioni internazionali valide quali campionati mondiali (e/o europei)
– I piazzamenti conseguiti in manifestazioni internazionali di grande storia e notorietà
– I piazzamenti conseguiti in manifestazioni nazionali come sopra
– Più in generale, la carriera agonistica ed il valore mediatico della figura di un atleta.


Ciò posto, partiamo dai maschi:


1- Giorgio Calcaterra: Giorgio in questa fase storica è il Re indiscusso delle UM italiane, e, spesso, anche mondiali. Quest’anno è stato svantaggiato da un calendario assurdo che ha posto in maniera troppo ravvicinata il mondiale dei 100km e il Passatore. Giorgio ha forse commesso l’errore di volerle correre entrambe, e ne ha pagato il prezzo, con un imperioso segnale del suo organismo, che si è fatto sentire a metà circa della corsa valida per il titolo.
Nonostante ciò ha saputo concludere al terzo posto, con un finale imperioso che aveva fatto sperare anche nella vittoria.


 


2- Ivan Cudin: subito dopo Re Giorgio, viene Ivan il Terribile, un friulano di quelli tosti, che in realtà è un ragazzo d’oro. Su di lui si fondano le migliori speranze italiane di sfondare finalmente nel difficile settore delle 24 ore, dove nulla può essere lasciato al caso o ad improvvisazioni più o meno comprovate. Il giorno del mondiale bergamasco non ha potuto esprimersi a causa di un malanno fisico, ma ha poi messo le cose in chiaro circa il suo valore andando a cogliere un prestigioso settimo posto nella classicissima Sparathlon, corredato dal miglior crono mai ottenuto da un italiano. E questo nonostante fosse all’esordio, frenato, forse, da un avvio fin troppo prudente.


3- Tiziano Marchesi: è il nuovo primatista nazionale delle 48 ore, una prova che fa tremare i polsi, dove ha realizzato 404.055, a Gols in Austria. Con questo risultato si piazza al secondo posto al mondo nell’anno, dietro l’australiano Martin Fryer e davanti al giapponese Ryoichi Sekiya, vincitore della Sparatathlon! Successivamente ha messo in carniere un eccellente 236.776 sulle 24 ore, miglior italiano, che la dice lunga sulle sue ulteriori possibilità di progresso.


4- Marco Boffo: il veneziano ha finalmente portato a termine una 100km senza intoppi fisici e lo ha fatto nell’occasione più importante, quella del campionato del mondo. 6:45.39 il suo ottimo tempo, che gli ha valso un prestigioso quarto posto: roba che non capita tutti i giorni!
Dunque un bravo anche per lui.


5- Andrea Bernabei e Mario Fattore: li citiamo insieme in virtù della loro prova durante il mondiale dei 100km, dove hanno realizzato rispettivamente 7:15.31 e 7:16.30 contribuendo in maniera decisiva ad una prestazione di squadra più che dignitosa. Si tratta di atleti dal glorioso passato ed il loro riaffacciarsi a risultati di rilievo fa per questo doppiamente piacere.


6- Paolo Rovera: si tratta di un piemontese aduso a cimentarsi prevalentemente in gare ciclistiche o miste, ma sempre nel campo dell’endurance. Un solo tentativo, significativo, nel 2006 dove fu capace di concludere una Marathon des Sables. Consigliato di Giorgio Garello, quest’anno ha scelto la corsa con maggiore continuità e le soddisfazioni non si sono fatte attendere: secondo nella Rimini Extreme e 28^all’esordio nella Spartathlon. Spinto da questi risultati ha deciso su due piedi di partire per Barcelona, dove a fine anno ha preso parte alla 24 ore su pista, senza averla specificamente preparata. Risultato: 232.036, terzo italiano dell’anno!


7- Lorenzo Trincheri: Lorenzo è un altro corridore a cui piace soprattutto la libertà di cimentarsi su percorsi anche durissimi ma quasi sempre in ambiente naturale. Spesso vince, specie all’estero, ma quasi sempre non se ne accorge nessuno… Quest’anno ha dovuto rinunciare al mondiale trail per motivi familiari, ma si è subito rifatto andando a vincere nientemeno che la Subida Granada-Pico Veleta. Si tratta di una corsa di 50km, tutti in salita (e che salita!), sulle pendici della Sierra Nevada, una catena montuosa dell’Andalucia, capace di condurre i podisti fino agli oltre tremila metri di un passo alpino fra i più elevati d’Europa. Solo i campioni veri fanno queste cose!


8- Ulrich Gross: il meranese Uli Gross corre spesso in appoggio alla sorella, la grande Annemarie, ma quando ha deciso di correre per se stesso è stato capace di realizzare nelle 24 ore la misura di 236.161, secondo in Italia! Questo è accaduto durante il mondiale di Bergamo, dove tuttavia Uli correva da “open”, come alcuni altri italiani che poi hanno fatto meglio dei selezionati azzurri. Con i citati e con l’aggiunta di qualche altro nome (Montagner, Tallarita, Saccani) questi atleti rappresentano il validissimo nucleo di una futura forte squadra di ventiquattristi.


9- Stefano Montagner: alla bella età di 47 anni. Stefano ha ottenuto i suoi risultati migliori proprio in questa stagione, collezionando tra l’altro ben tre titoli nazionali di UM. Nella classica 24 ore di Palermo è arrivato a 224.590, notevole anche perchè ottenuto su pista, corredato dalla vittoria nella 12 ore Lupatotissima, una classica (sia pure decaduta), dove ha realizzato la migliore prestazione italiana dell’anno con 129.144


10- Antonio Tallarita: chiudiamo con un omaggio ad un altro ventiquattrista, l’emiliano Antonio Tallarita, classe 1960, sempre pronto a dare mano agli organizzatori di gare ultra, ma poi in grado di esprimersi in gara con ottimi risultati. Vincitore della 12h di Fano (127.446) e della 24 ore di Antibes, merita considerazione soprattutto per lo straordinario 17^ posto realizzato alla Spartathlon, vicino ai grandissimi e ben davanti a molti campioni.


Alex Rastello e Gaetano Favarò: fuori classifica ci piace segnalare ancora due corridori piemontesi. Il primo perchè a quasi cinquant’anni è stato capace di vincere la rinnovata corsa da  Torino a Saint-Vincent, ed il secondo per la sua vittoria nell’incredibile Ottore di Capraia Fiorentina, una corsa che più cattiva non si può ma svolta nell’ambiente più accogliente ed allegro di cui la Toscana sia capace. Con loro salutiamo anche queste due magnifiche gare.


Ed ora le donne:


1- Cecilia Mora: la maestrina piemontese merita il primo posto in quanto ha centrato l’unica medaglia d’oro mondiale conseguita dalle nostre nazionali nel 2009, e si tratta, come noto, del titolo mondiale trail conquistato in terra di Francia. Attraverso lei, salutiamo con gioia l’ingresso delle corse ultra-trail nel panorama internazionale ufficiale, anche nella convinzione che avranno uno sviluppo sempre maggiore, come già avviene in Francia e negli Stati Uniti. Cecilia, inoltre, ha messo a segno altre belle prestazioni, come ad esempio la Fenera Trail e la Chaberton Marathon


2- Monica Casiraghi: seguono le due medaglie di bronzo individuali azzurre della stagione. Monica Casiraghi (24 ore) si lascia preferire in virtù del più ampio spettro della sua attività. Infatti la brianzola può vantare anche il successo alla 100km della Brianza con l’ottimo tempo di 7:56.03 (sesto al mondo!) ed in quella di Tarquinia oltre a numerose eco-maratone.


3- Monica Carlin: la trentina è stata la nostra punta nel mondiale dei 100km, concluso al terzo posto con un discreto tempo di 7:53.58. Inoltre ha vinto numerose corse in Italia e si è classificata seconda in una finale scarsamente partecipata del Trofeo IAU/50km. Questi eccellenti risultati sono stati ottenuti in una stagione che ha evidenziato alcuni problemi di salute, che certo non ne hanno favorito il rendimento.


4- Annemarie Gross: l’alto-atesina dalla prorompente simpatia è stata il personaggio nuovo della stagione, con la sua maiuscola prova nel mondiale bergamasco delle 24 ore, concluso al sesto posto con un eccellente chilometraggio di 215.911, poi ulteriormente migliorato con 222.490 a Worschach: seconda italiana di sempre.
Inoltre si è messa in evidenza anche nella durissima UTMB, dove è arrivata seconda di categoria.


5- Squadra Nazionale 24 ore femminili: la formazione italiana composta oltre che dalle citate Casiraghi e Gross, anche da Lorena Di Vito, Monica Barchetti, Virginia Oliveri e Monika Moling, ha conquistato un bel terzo posto nella classifica finale del mondiale (altra medaglia, dunque), dando prova di una grande compattezza di squadra e di un eccellente spirito di gruppo.


6- Monica Barchetti:  La bolognese, oltre che nelle 24 ore, si segnala per aver vinto la dura corsa a tappe estiva Trans-Slovenia e l’altrettanto impegnativa Rimini Extreme. Inoltre ha vinto la Magraid, e la 6 ore dei Templari. Ma la sua citazione acquista ulteriore significato se consideriamo l’impegno sociale e scientifico che caratterizza la sua presenza nel nostro mondo, in questo accomunata al suo compagno Andrea Accorsi (la citazione vale dunque per entrambi).


7- Monika Moling: la serenità con cui affronta le dure prove ultra è la migliore conferma dell’importanza degli aspetti mentali nelle gare di endurance, nel suo caso ribadita dall’adesione allo Sri Chinmoy Marathon Club. Oltre al fondamentale apporto alla squadra nazionale, Monika va citata per aver collezionato ben tre titoli nazionali di ultramaratona, come Montagner fra i maschi.


8- Virginia Oliveri: la graziosa podista di origine argentina, ma da anni residente in Liguria, ha dato alle nostre nazionali un doppio contributo, realizzando il suo primato personale in occasione delle 24 ore mondiali di Bergamo e poi ha vestito ancora la maglia azzurra in un durissimo mondiale trail, con un risultato finale di assoluto rispetto.


9- Le donne d’Italia: meriterebbero globalmente il primo posto, ma le vogliamo comunque citare perchè riescono a dare al movimento molto più di quello che il movimento è capace di dare a loro. Pur rappresentando un manipolo minuscolo (poco più del 10% dei partecipanti) ottengono risultati eccellenti, anche a confronto con le rappresentanti di Paesi ben più attrezzati di noi.
Fra tutte loro, inoltre, piace citare le promoter Iuta impegnate in diverse regioni, specie al Sud, che con il loro entusiasmo e le loro capacità hanno spinto in avanti tutti il movimento. Un solo nome per tutte, quello di Giovanna Zappitelli, ma le altre non sono da meno ( e non me ne vogliano!) 


Paola Sanna: anche qui fuori classifica vogliamo citare la Paoletta bergamasca che quest’anno ha poco frequentato le corse ultra, avendo fatto la scelta di dedicarsi prevalentemente alla maratona in cerca di una velocità di base indispensabile per progredire anche sui 100km. Ma questo non le ha impedito di andare a cogliere un bel titolo nazionale in occasione dell’amatissima 100km del Passatore, conclusa al secondo posto femminile dietro solo alla russa Vishnevskaya (seconda al mondiale davanti alla Carlin).


 

Autore: Franco Anichini

Share

About Author

Peluso

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>