Cronaca — 12 dicembre 2008

Non è la lingua ufficiale (portoghese), ma a Capo Verde l’italiano è di casa. Prese piede nel 1939, quando il Fascismo costruì a Sal – una delle 10 isole che formano l’arcipelago – una pista per lo scalo degli aerei fra Italia ed Argentina. Poi, per le note vicende, nei cieli cominciarono a vedersi sempre meno aerei italiani, fino a scomparire del tutto ai giorni nostri. In compenso, nel Belpaese andavano proliferando i costruttori di seconde case: costoro sono giunti in queste isole battute dal vento e galleggianti a 450 Km. dalle coste senegalesi. Palazzinari non ne ho visti, anzi, a giudicare dall’aeroporto di Boavista, ben inserito nel contesto ambientale, ‘costruttori d’arte’, come proclama un cartello pubblicitario di un’impresa italiana. In tempi recenti, gli italici si son dati alla corsa, e l’hanno esportata nell’isola di Boavista.


Dal 5 al 7 dicembre s’è disputata l’8^ Ultramaratona di Boavista, ideata da Piergiorgio Scaramelli, concretizzata da Marco Zaffarani, supportata dal Frisian Team di Caronno Pertusella (VA).


Vidi l’ultima volta Piergiorgio nell’aprile del 1999 alla 14^ Marathon des Sables. Eravamo 600 partecipanti. Lo sentii mormorare: ‘Non è più un’esperienza dell’anima: è una violenza alla quiete del deserto. E’ diventata un supermercato’. In luglio faceva armi e bagagli e si trasferiva nella pace di Boavista. Non è cambiato. Stesse idee pacifiste, stesso disprezzo per il consumismo, immutata passione per le competizioni estreme. Stesso fazzoletto attorno ai capelli, diventati più lunghi.


Quale corsa poteva programmare un individuo simile? Ti fa partire dalla piazza principale di Sal Rei consegnandoti un road book d’orientamento; ti manda a scoprire villaggi assolati, deserti ventosi, rive sabbiose, rocce color ocra, sassi color ambra, pietre laviche, dune gigantesche e cespugli rachitici, in autosufficienza; devi ritornare al punto di partenza entro 60 ore e con 150 Km. nelle gambe.


Il periplo dell’isola dovete percorrerlo tutto, informa al briefing l’uomo dai lunghi capelli. Il mare lo si ha per breve tratto a sinistra, poi sempre a destra, non si può sbagliare. Il relitto della nave spagnola incagliatasi 50 anni fa è il primo punto di riferimento, cui seguono le case dal tetto rosso di Espingueira. Ecco l’alta ciminiera sulla costa, toccate Punta Varandinha ed entrate nelle vie delle case abbandonate di Santa Monica. Se vi assale la stanchezza, guardate il mare: è il miglior antidoto dell’acido lattico. Si attraversa il paese di Curral Velho e si raggiunge la vicina salina. Continuate a correre, da lontano è ben visibile l’oasi di Punta de Ervatao che vi rinfrescherà e vi darà la certezza d’essere sulla retta via; siete al Km. 83,5: il cancello vale 20 ore, e ricordate, mare sempre a destra. Nella notte fonda il faro di Morro Negro sarà la vostra stella polare, richiede solo un piccolo sforzo perché è situato su un’altura di 150 m. Giungerete, quindi, al paese di Cabeca des Tarafes e di Fundo de Figueras. Appare poi la Baia das Gatas, Monte Pretto, e con le case rosse di Espingueira avete finito di prendere in giro l’isola (o viceversa). Bevete sempre perché il caldo giuoca brutti scherzi; non avrete problemi di appetito, perché il sapore salato dell’oceano vince l’inappetenza provocata dalla fatica.


Bello, tutto bello, anzi bellissimo! Sulle spiagge dove c’era la bassa marea, era un piacere correre; su quelle con l’alta marea, erano dolori, e si affondava come i soldati romani sulle rive del Trasimeno durante la 2^ guerra punica!


A Boavista c’è tanto mare, ma il suo cuore è tutto un deserto. E’ un’isola vulcanica ricoperta di sabbia che il vento ha trasportato dal Sahara: è stata partorita dal vento. Ci sono ben sei tipologie di deserto, e Piergiorgio ti dà un assaggino di tutte, come al ristorante con i primi piatti! Non potete perdervi, assicura. Il candido paese di Bofereira lo vedete da lontano, raggiungetelo. Salite sulla sella fra le due montagne, poi all’orizzonte comparirà una grande solitaria palma che vi guiderà come la cometa i Re Magi. Oltrepassate Estaricia, varcate la ribeira (fiume con letto asciutto) e starete in vista di Rabil. Vi raccomando, usate le ghette, o arrangiatevi con collant. Non abbiate timore, la gente è buona.


Stavo dimenticando di dirvi che su tutta l’isola ci sono circa 30 Km. di pavè sconnesso, ed il Nostro te li ha messi tutti  sul finire della gara, quale massaggio drenante a piedi ricoperti da vesciche!


All’alba, dopo aver vagato multas per gentes et multa per aequora, accolti dalle mogli, tagliano il traguardo contemporaneamente, in 22:18:35, Sergio Cucuzza e Giulio Simonelli. Si sono trovati insieme e primi  verso il 70° Km. Raccontano che li abbiano visti confabulare in toscano. Trovatisi subito d’accordo, hanno salutato tutti ed aumentato l’andatura. Alle premiazioni, hanno sputato il rospo e svelato quanto macchinato: ‘E’ stata dura, in gara abbiamo sofferto. Per nostra scelta siamo venuti a soffrire. Nel mondo c’è gente che soffre non perché vuole soffrire. Devolviamo il nostro premio in denaro ad un ottantenne pediatra impegnato a costruire un ospedale per bambini in Ruanda’. Sul traguardo, hanno dato un esempio di amicizia degno di Eurialo e Niso; alle premiazioni, hanno dimostrato che chi corre non ha soltanto forti le gambe.


Con questa ciliegina sulla torta, cala il sipario sull’ultramaratona di Boavista, che per bellezza del percorso, organizzazione, dedizione dei volontari ed assistenza medica merita molto più concorrenti di quanti non ne riesca a racimolare.


Per i più curiosi, dirò che la mia gara è finita al 23,5 Km. per una lombalgia acuta non proprio insopportabile. Ha spostato l’ago della bilancia verso il ritiro la constatazione che la gara era ancora lunga,èè ed il pensiero che qualche maratona-ultramaratona quest’anno l’avevo conclusa, per cui avevo già dato il mio tributo di sudori e fatiche. Metti poi che Cà Nicola era un alloggio accogliente, il mare smeraldo con sabbia finissima, l’aragosta di Santina afrodisiaca: stakanovista al momento giusto sì, stupido no! Devo ammettere che quando ho visto l’arrivo di concorrenti con piedi piagati, un po’ di disagio l’ho provato per non essere stato in grado di sopportare il dolore lombare. Angela, da brava moglie o per convenienza, ha seguito il marito.

Autore: Michele Rizzitelli

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