Maratone e altro slide — 05 novembre 2013

ultraUno splendido fine settimana all’insegna dello sport e dell’amicizia, questo è stata l’Ultramaratona del Tricolore svoltasi la settimana scorsa a Reggio Emilia. Una manifestazione che ha dato il via a quattro competizioni: la dodici ore (gara valevole per il campionato italiano), la cento chilometri, la sei ore e la maratona. Tutto su un circuito di 1022 metri, ricavato dalla pista ciclistica Cimurri. Alla fine tanti vincitori, numerosi i premiati e un protagonista assoluto, Antonio Tallarita. Quest’ultimo, non solo forte componente e capitano della Nazionale della 24 ore e già presente nel Guinness dei primati per sue imprese precedenti, ma anche abile e capace organizzatore della kermesse. Da atleta esperto e da profondo conoscitore di quello che sono i fabbisogni e i desideri dei partecipanti a questo tipo di corse, ha fatto in modo che tutti andassero via dalla città padana molto soddisfatti e con la voglia di ritornare. E’ stato un successo enorme: pubblico abbastanza numeroso a supporto dell’idolo di casa Cirinho Di Palma, atleti provenienti da tante nazioni diverse e poi i risultati ottenuti dagli atleti. Il tutto baciato da un sole caldo e allietato dalle note musicali di una banda musicale. E’ stata un’edizione record, le gare della dodici ore maschile e femminile (cit. Vedilei) sono state, sommando i chilometri dei primi, le migliori mai disputate sul suolo italiano e la corsa degli uomini ha visto i primi cinque atleti superare i centoventiquattro chilometri, evento mai verificatosi prima. La dodici ore è stata vinta da Vito Intini, forte atleta pugliese che ha avuto la meglio su Guiducci, pensate un po’, solo nell’ultima mezz’ora di gara quando ha recuperato uno svantaggio di quasi un chilometro al romagnolo raggiungendolo a poco più di cinque minuti dallo sparo finale e finendogli poi avanti di qualche centinaio di metri; terzo invece Alzani. La gara femminile ha visto invece l’affermazione della fortissima Monica Barchetti su Luisa Zecchino (entrambe atlete della nazionale italiana della 24 ore), quest’ultima provata anche da un lungo viaggio in treno, terza, sul gradino più basso del podio, Giuliana Aiazzi. La cento chilometri ha avuto invece un vincitore straniero,il lettone Klavins Uldis e una vincitrice italianissima, Ilaria Fossati. La sei ore maschile ha visto l’affermazione di Marco Raffo, mentre nella gara femminile c’è stato il dominio assoluto di Paola Sanna. La maratona, invece, ha visto premiati gli sforzi di Stefano Fubelli.

Ero presente anch’io all’Ultramaratona del Tricolore ma, così come per tanti di noi, tutto ha avuto inizio la sera prima al pasta party organizzato a casa Tallarita, cena che è stata a dir poco luculliana e svoltasi in un’atmosfera familiare. Sabato mattina, giorno della gara, sono giunto alla pista Cimurri verso le sette e mezza perché la dodici ore e la cento chilometri sarebbero partite alle otto. Ho preparato il mio tavolo con il ristoro personale e poi mi sono recato alla partenza avvolto da una leggera foschia. Ore otto, si parte. Ho cominciato a girare come sempre abbastanza tranquillo, cercando di mantenere un ritmo costante da tenere per le prime sei ore di gara. Al circuito, intanto, iniziavano ad arrivare i partecipanti della Sei ore e della Maratona che sarebbero poi partite alle dieci in punto. Il tempo trascorre tranquillamente, la temperatura s’innalza e la nebbiolina si dirada. I chilometri passano via uno dopo l’altro e, dopo circa due ore e mezza, il mio allenatore mi fa cenno d’aumentare un po’ il ritmo, cosa che non ho problemi a fare, mi sento bene e continuo con una discreta andatura. Sul tracciato si scorgono nettamente due modi d’intendere le corse, ma entrambi rispettabilissimi. C’è chi fa la gara per vincere e chi è li per dire: “C’ero anch’io”, ripeto tutti e due sono modi onorevoli di vivere le gare. La giornata, intanto, diventa splendida e anche lo spirito che anima i partecipanti è molto bello, non mi fermo mai se non per bisogni fisiologici o per ristori; dopo circa sei ore, decido – come d’accordo – d’abbassare un po’ il ritmo gara. Ci sono atleti che girano più veloci di me, ma non è un problema che m’assilla, io punto tutto sulla regolarità, però sto commettendo un errore che mai più farò. Mi sto fidando del gps, facendomi staccare i chilometri automaticamente senza tener conto dell’errore del 5% che ha. Una discrepanza che sul breve è trascurabile, ma alla lunga la paghi con una differenza di qualche migliaio di metri se non di più. M’accorgo di questo verso la fine quando il mio coach mi fa segno che avevo corso centosedici chilometri, ma proprio un istante prima avevo letto centoventuno… Il mio primo pensiero è: “Saranno i chilometri corsi relativi all’ora precedente”, invece non è così. Senza avvertire stanchezza, ma con un’andatura che rallentava, arrivano le venti: primo sparo e poi il secondo che indica la fine.. Lascio il pettorale in bella vista sull’asfalto dove poi i giudici sarebbero passati per la misurazione finale e vado al mio tavolo. Guardo il mio gps e leggo 129.450 chilometri, sono felicissimo, il nostro obiettivo di 126 km è stato raggiunto e superato abbondantemente, ma quando vedo il risultato ufficiale dice tutt’altro: 124.173, a questo punto la delusione mi rapisce. Dopo qualche ora ho analizzato da solo questo risultato traendone queste conclusioni: sono amareggiato, però, almeno, ho un punto di partenza e sono i 124,173 km. Da qui possiamo solo migliorare e, allenandoci così come stiamo facendo, raggiungeremo il nostro obiettivo. Lavoriamo con fiducia, la strada è lunga, ma noi arriveremo in fondo.

   Cirinho Di Palma

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