Maratone e altro — 09 febbraio 2010

Spendiamo il secondo numero della rubrica dedicata alle ultra-maratone, con una riflessione complessiva sulla stagione italiana 2009 in queste discipline, che conclude così gli impegni riassuntivi di fine annata.



A conclusione d’anno, come si conviene, è tempo di bilanci e così anche il settore delle ultra-maratone tira le somme dell’annata, caratterizzata per la prima volta da un campionato mondiale in più: quello della corsa ultra-trail, cioè una gara in montagna fuori strada su distanza superiore ai classici 42.195.
Dopo la straordinaria annata del 2008 era oggettivamente complesso ripetere in pieno la stessa messe di risultati e di titoli, ma complessivamente possiamo dire che il settore ha tenuto, con alti e bassi, è vero, ma anche con affermazioni importanti.
Esaminiamo ora il consuntivo settore per settore, confrontandolo con quello dello scorso anno.


 


Ultratrail: cominciamo dal settore che per la prima volta ha disputato un campionato del mondo IAU e quindi ha visto la partecipazione di una nazionale italiana ufficiale, guidata per l’occasione dall’ottimo Enrico Vedilei. E’ proprio in questa “nuova” specialità che abbiamo raccolto il risultato migliore, con l’inatteso successo della super-mamma piemontese Cecilia Mora, che è andata dritta verso la vittoria, dopo averla duramente combattuta avendo per avversarie un vero parterre-de-roi (anzi, di regine) rappresentato da atlete di grande notorietà e dal ricchissimo carnet quali le inglesi Angela Mudge ed Elizabeth Hawker e la giapponese Norimi Sakurai. Si tratta dell’unica medaglia d’oro italiana del 2009. In campo maschile, nella stessa gara, le cose sono andate abbastanza bene, nonostante all’ultimo momento sia venuto a mancare l’apporto di Lorenzo Trincheri, che quest’anno ha vinto la prestigiosa gara in salita di 50km  “Subida Pico Veleta”. Franco Zanotti ha chiuso con un dignitosissimo sesto posto mentre va salutata con riconoscenza la prova di Marco Olmo, a cui i selezionatori hanno voluto consegnare una maglia azzurra che si onora di essere stata vestita da un atleta del suo carisma. Bene anche Virginia Oliveri in campo femminile.
Mondiale a parte, altri buoni risultati in gare del settore sono stati siglati da atleti italiani. Fra questi ricordiamo volentieri il terzo posto di Antonio Armuzzi nella durissima K78 di Davos, una classica assoluta che in passato ha visto molti dei nostri farsi onore.


 


100km maschile: è questa la gara che lo scorso anno ci aveva regalato ben due medaglie d’oro: quella di Giorgio Calcaterra e quella a squadre. Quest’anno le cose sono andate meno bene, ma non si può vincere sempre! Giorgio ha forse commesso un errore nel voler correre Passatore e Mondiale in venti giorni. Fatto sta che nella prova più importante ha pagato il prezzo di disturbi intestinali che lo hanno portato vicino al ritiro. Con un finale entusiasmante Giorgio è però riuscito a rimontare arrivando a conquistare un buon terzo posto. Ricordiamo quello che numerose volte è stato messo in evidenza in articoli scientifici pubblicati anche su questo sito: i disturbi di cui sopra non sono una fatalità, a meno che non siano dovuti a fattori esterni, ma rappresentano un preciso segnale d’allarme dell’organismo. Subito dietro di lui è da ricordare la prova di Marco Boffo, che finalmente ha potuto concludere una gara intera senza inconvenienti, ed ha fatto vedere tutto il suo valore. Grazie a queste due prove ed al buon comportamento di Andrea Bernabei e Mario Fattore la squadra azzurra ha potuto conquistare un secondo posto che non ripete il successo dello scorso anno ma fornisce la prova di una continuità che è un pregio di sicuro valore. Sul piano cronometrico, rispetto allo scorso anno, peggiora di poco Calcaterra ma migliorano Boffo, Bernabei e Fattore, mentre altri validi corridori premono alle loro spalle per trovare spazio e gloria. Per quanto riguarda la squadra si registra un leggero arretramento: da 20:35.26 a 20:43.15. Sul piano organizzativo si assiste ad una vivacità che non si vedeva da anni, nell’ambito della quale salutiamo con immenso piacere la rinascita della Torino-Saint Vincent, sotto altro titolo, grazie all’opera appassionata di Enzo Caporaso.


 


100km femminile: anche in questo comparto dobbiamo registrare una certa flessione, più netta che fra i maschi, compensata in parte da una discreta difesa di alcune posizioni. Mi riferisco a Monica Carlin che ha ripetuto il terzo posto mondiale dello scorso anno, ma quest’anno mancava la campionessa uscente Zhyrkova. Forse la brava trentina aspirava a qualcosa di più, ma da osservatori esterni dobbiamo convenire che una medaglia mondiale è pur sempre una grande conferma. D’altra parte i problemi per questa atleta non sono mancati, ed avere ottenuto risultati prestigiosi in una stagione con qualche problema è una prova anche di carattere che va ascritta a suo merito. D’altra parte è da tener presente che questa fortissima atleta è arrivata alla corsa molto tardi, il che significa che non ha avuto l’opportunità di costruire quel vasto retroterra di esperienze, gare, allenamenti che caratterizzano un soggetto che abbia potuto seguire un iter di carriera più lineare.


Discorso diverso per la squadra, che lo scorso anno aveva avuto difficoltà ma aveva finito con un buon quarto posto su undici squadre nel tempo di 25:01.49. Quest’anno invece ha evidenziato una crisi di gruppo (che prescinde dalle qualità e dall’entusiasmo delle brave atlete coinvolte) ma che ha relegato la nostra rappresentativa al quinto posto mondiale, su sei Nazioni che sono state capaci di portare al traguardo una squadra ufficiale, nel tempo di 26:08.48. Più di un’ora di peggioramento. Le possibilità di ripresa non mancano, magari recuperando qualche atleta quest’anno assente per svariati motivi, fra i quali alcune maternità, che per inciso ci rendono felici per queste donne fantastiche. Sul piano cronometrico la Carlin ha peggiorato nettamente il suo crono dello scorso anno (da 7:35.38 a 7:53.58), mentre merita considerazione il ritorno a grandi prestazioni di Monica Casiraghi, nonostante sia più concentrata sulle 24 ore. Paola Sanna a sua volta si sta orientando sempre più decisamente verso la maratona e quindi sui 100km ha avuto solo una tranquilla uscita al Passatore, dove è stata comunque seconda e campionessa d’Italia. I rincalzi hanno fatto intravedere qualcosa di buono, ma siamo ancora lontani dall’eccellenza. Tuttavia si può sperare che con un lavoro attento e costante ben presto anche loro saliranno ad un livello mondiale migliore, dal momento che ne hanno le doti e la possibilità.


 


24 ore maschili: E’ il settore che ha evidenziato i maggiori problemi in occasione del mondiale di Bergamo. Le cose si erano messe subito male con la forzata rinuncia di Ivan Cudin, la nostra carta migliore, e sono proseguite sulla stessa falsariga con svariati problemi che hanno coinvolto quasi tutti i nostri, al punto che una teorica squadra formata dalle riserve o da atleti open avrebbe fatto meglio della Nazionale, e di molto. Fatto sta che la squadra ha finito al quattordicesimo posto. Qualche errore di selezione c’è stato, anche se bisogna evidenziare che la tipologia particolarissima di questa prova rende molto problematica la ricerca di segnali probanti in vista del mondiale. Forse, dico forse, a questo si è aggiunto anche qualche errore di approccio e/o di alimentazione. Tutte cose rimediabili, sia ben chiaro, e parlando con alcuni dei responsabili effettivi del settore sembra proprio che se ne siano resi conto e stiano provvedendo, da persone sensibili ed intelligenti quali sono.
Fuori dal mondiale registriamo le cose migliori nell’endurace, di cui piace segnalare innanzi tutto la grande prova di Ivan Cudin nella mitica Spartathlon, la classica gara che vide le prime vittorie di Yiannis Kouros, e che ogni anno porta al traguardo grandi nomi. Oltre a lui. si sono segnalati Antonio Tallarita, Paolo Rovera e Gastone Barichello, con ottimi piazzamenti.
Poi è da mettere in evidenza il record nazionale delle 48 ore realizzato da Tiziano Marchesi, uno degli assenti di Bergamo, che non ha solo fatto segnare una grande prestazione (404.055) ma ha addirittura conquistato il secondo posto mondiale nel ranking dell’anno, davanti al mostro sacro Ryoichi Sekiya, vincitore della Spartathlon.  Niente male!
Poi ci sono stati risultati confortanti degli italiani in svariate corse a tappe, dai quali estrapoliamo il secondo posto di Andrea Accorsi in Slovenia, abbinato al primo della sua compagna Monica Barchetti. Loro sono fra quelli che stanno affrontando le 24 ore con il giusto approccio scientifico, basato sullo studio serio e la sperimetazione rigorosa e mettono le proprie esperienze a disposizione di tutti, senza la pretesa di avere scoperto il Sacro Graal!


 


24 ore femminili: qui, finalmente, la musica cambia, e di molto! Nel mondiale bergamasco addirittura due atlete italiane si sono messe in grande evidenza. La grande Monica Casiraghi, la migliore ultra-maratoneta italiana di tutti i tempi, ha lottato caparbiamente con avversarie fortissime ed anche con i disturbi che hanno colpito anche lei, ed alla fine ha messo a segno un terzo posto di grande valore, ottenuto in condizioni ambientali difficili ed in una gara di altissimo livello. Se consideriamo che a questo risultato ha saputo aggiungere due belle vittorie sui 100km, bisogna concludere che anche quest’anno Monica ha confermato il suo ruolo leader. Ma la gara di Bergamo ha portato alla ribalta internazionale un personaggio nuovo: l’alto-atesina Annemarie Gross, un’atleta minuta e vivacissima, dalla simpatia incontenibile, che fuori dalla corsa ha conquistato tutti ed in corsa è balzata direttamente ad un risultato eccezionale di 215.911km che le ha valso il sesto posto. Non contenta di ciò, è tornata ad inanellar giri in luglio, sul percorso austriaco di Worschach, ed ha fatto ancora meglio: 222.490! Qui era accompagnata del fratello Ulrich, che a Bergamo, correndo da open, era stato il miglior italiano con 236.161. Oltre tutto Monica ed Annemarie sono grandi amiche e questo è un fattore in più che potrebbe aiutarle a fare ancora meglio in futuro, a partire dal prossimo mondiale 2010 di Brive. Alle loro spalle le altre quattro atlete che formavano il sestetto azzurro hanno corso tutte con grande saggezza, finendo con un risultato individuale e di squadra che ha portato un sorriso sulle labbra degli appassionati. Ricordiamo i loro nomi: Lorena Di Vito, Monica Barchetti, Monika Moling e Virginia Oliveri. Complessivamente la squadra ha totalizzato  626.386km. che hanno valso alle nostre ragazze un bellissimo terzo posto mondiale.


 


 


 

Autore: Franco Anichini

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Peluso

  • Luca Panichi Atletica Castello Firenze

    In questa dettagliata analisi del Signor.Franco Anichini direi anche molto bene articolata in certi aspetti, ma in altri devo vedere le molte ombre..e poche luci, proprio come definisce l’anno delle Ultra il Signor.Anichini. Caro Anichini vedo che ha lei resta molto difficile l’obbiettività nel giudicare e valutare le prestazioni di alcuni atleti e atlete. E’ molto bravo nelle statistiche e anche nei risultati, ma forse la sua antipatia nei confronti di qualcuno…incide in una giusta e corretta valutazione. Non è carino e lo trovo anche poco sportivo nel dire: Che la Monica Carlin ha confermato il Bronzo ma mancava la campionessa uscente Zhyrkova. Gli assenti hanno sempre torto, qualsiasi possa essere la ragione, credo che la gara sia la migliore risposta a tutto, inoltre Monica non aveva
    ambizioni ancora più importanti, ma certamente di fare bene e confermarsi sempre frà le prime nel “GOTA” Mondiale e Europeo. Monica ha programmato la sua stagione in modo accorto e intelligente, proprio come vuole il suo bravo allenatore Marco Boffo è l’unica atleta in ambito nazionale più continua di risultati in campo nazionale e internazionale. Il suo tempo cronomentrico 7.53″58 è poco rilevante se consideriamo che Monica ha corso una sola 100 km e prorpio quella Mondiale. Forse Anichini si scorda che Monica è arrivata seconda nella Finale Trofeo IAU della 50 km a Gibilterra in una gara, da contenuti tecnici elevatissimi una sorte di Campionato del Mondo. Nulla togliere alle due bravissime atlete azzurre Paola Sanna e Monica Casiraghi, ma la Carlin è un pò come il Del Piero delle ULTRA…quindi una garanzia per tutti. Inoltre ricordo che il campionato Italiano della 100 km al femminile è stato vinto con 9 ore e spiccioli, quindi se valutiamo scarso il 7.53..fatto ad un Mondiale con relativa Medaglia di Bronzo resto veramente perplesso. La mia non è polemica, ma la constatazione della verità ma sopratutto dei risultati in modo obbiettivo e logico

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