Cronaca — 14 aprile 2008

L’atmosfera alla partenza della Turin Marathon è quella delle grandi maratone, con podisti venuti un po’ da tutta Italia e anche dall’estero. Ed io, questa volta sono solo spettatore.
Sarei voluto partire ugualmente, ma mi sono imposto di dare un taglio alle gare e agli allenamenti lunghi per cercare di recuperare un po’ di brillantezza prima che sia troppo tardi (l’età avanza!). E se partissi, chissà, forse proverei anche a finire, tentando di onorare il ricordo del bel piazzamento dello scorso anno quando all’arrivo ero stato l’ottavo assoluto e il secondo atleta italiano.
Con invidia osservo i maratoneti ammassati dietro lo striscione della partenza e vado via poco prima dello sparo d’inizio. Meglio non vedere …
Mi avvio verso la partenza della Stratorino, manifestazione collaterale alla maratona di solo 8.8 km, e vengo catturato e ingabbiato sulla linea di partenza quando mancano ancora una dozzina di minuti alla nostra partenza. E’ una corsa non competitiva, ma gli atleti Torinesi che oggi non affrontano la maratona sono qui a mettersi comunque alla prova. Per puro agonismo, senza la venalità dei premi che non ci sono, ci daremo battaglia fino all’ultimo metro!
Sembra una rivincita del Vivicittà della settimana scorsa, quando a sorpresa avevo vinto io davanti a Nicola Ciavarella. Non penso di potermi ripetere, ma non per questo parto scoraggiato.
L’attesa per la partenza mi sembra interminabile e stando fermo, in canottiera e all’ombra, comincio a sentire freddo. Stiamo aspettando che le strade davanti a noi si liberino dalla presenza dei maratoneti partiti da qualche minuto.
L’avvio mi sorprende, rischio la caduta e quando riesco a districarmi Nicola Ciavarella ha già qualche metro di vantaggio. Smaltiti gli sprinter che hanno resistito per qualche centinaio di metri la situazione si assesta con Anselmo (un siepista), Policarpenko (triatleta a livello mondiale), Nicola Ciavarella e Mario Prandi compatti qualche metro davanti a me e a Bruno Santachiara che guidiamo il gruppetto degli inseguitori.
Mi sembra un ritmo elevato, non posso forzare di più. Lo svantaggio cresce e non riesco ad aumentare. Per un paio di volte Bruno mi passa avanti e ne approfitto per cercare di incrementare l’andatura più di quello che farei spontaneamente. Lo svantaggio dai primi continua a crescere.
Entriamo al Valentino e spero che le ondulazioni mi aiutino a recuperare qualche metro, non mi sento ancora battuto. Il gruppetto dei primi si sta sfaldando, con Nicola Ciavarella e Mario Prandi che instancabili hanno staccato Anselmo e stanno mettendo in crisi Policarpenko. Nell’ultima salita riesco a staccare i compagni di fuga e recupero vistosamente su Anselmo. Lo sorpasso poco dopo, e sebbene anche Policarpenko sia ormai nel mirino le sensazioni di corsa non mi rassicurano: la settimana scorsa avevo corso con molta più facilità e Nicola e Mario ormai hanno un centinaio di metri di vantaggio.
Abbiamo passato il 5 km e nell’altra carreggiata e in senso contrario scorre lenta la coda della Maratona.
Poco dietro di me c’è ancora Paolo Gioda. Cerca di rimanermi in scia, ma lui non riesce ad agganciarsi, ed io non riesco a staccarlo definitivamente. Mancano solo poco più di tre chilometri, se devo dire la mia non posso più indugiare. Cerco di aumentare e riesco a raggiungere anche Policarpenko in difficoltà (deciderà poi di ritirarsi) e a staccare Gioda. Davanti sono lontani, ma non demordo, posso sempre rendere più dignitosa la sconfitta, il distacco, in effetti, sta diminuiendo. Non posso sapere quanto sia merito mio o quanto sia tattico il rallentamento apparente di Ciavarella e Prandi, però sono sempre più vicini. Tra i viali, i contro viali e le traverse prendo malissimo una curva perdendo metri preziosi. Vorrei che il personale fosse più pronto ad indicarmi la via, ma in effetti non posso dare la colpa a loro, devo stare più attento, quisque faber fortunae suae
Sono stanco ma mi dispiace che la gara stia finendo, ormai sto recuperando a vista d’occhio e se dovessi raggiungerli non avrei più il tempo di staccarli. Il loro vantaggio è ormai ridotto ad una trentina di metri; chissà se si sono accorti della mia rimonta? Insisto ancora. Non riesco ad aumentare ma insisto, sono sempre più vicini, e quando manca meno di un chilometro li ho ormai a meno di dieci metri. Potrei sorpassarli a velocità doppia adesso, ma stramazzerei dopo pochi metri, non avrebbe senso! Provo a raggiungerli e poi vediamo come va in volata, ok?
Abbiamo corso con pochissimo pubblico, quasi in silenzio per tutta la gara. Adesso siamo in centro e c’è qualche turista. Davanti al Museo Egizio incitano me subito dopo Ciavarella e Prandi e tradiscono così la mia presenza. La loro reazione non permette una mia replica: sono oltre tre chilometri che spingo e non ho più energie per una volata lunga. Nicola e Mario tagliano il traguardo assieme, a me resta il terzo posto e la soddisfazione – magra! – di avere quasi completato la rimonta di uno svantaggio che a metà gara sembrava incolmabile.
Nel dopo gara torno a tuffarmi nell’atmosfera della Maratona. Sullo schermo gigante c’è in onda la sfida tra Kenia e Ucraina. Con un bel finale combattuto e non scontato fino alla fine, come nel 2006 vince il Keniano Stephen Kibiwot (2h10’12’), questa volta davanti all’Ucraino Oleksandr Sitkovskyy (2h10’17’). Mi commuove la gioia dell’altro Ucraino, Matvichuk, quinto, anche lui con il minimo per le Olimpiadi di Pechino. Tra le donne, senza storie l’affermazione di Vincenza Sicari (2h29’50’) davanti alla Keniana Catherine Kurui (2h35’11’) e all’Ucraina Oksana Sklyarenko (2h36’13’).
E poi gli arrivi del popolo della Maratona, con il fascino dei sentimenti e delle emozioni visibili e palpabili che esplodono una volta attraversato lo striscione d’arrivo. Dalla delusione di chi sperava in un risultato migliore alla gioia di chi corona un esordio o un primato personale; dai papà che percorrono gli ultimi metri con figlioletto preso al volo al di là delle transenne a chi, vinto dai crampi, si ritrova a compiere gli ultimi passi come se fossero più duri di tutta la gara già corsa. E gli abbracci tra compagni d’avventura, compagni il più delle volte conosciuti al volo tra un allungo e un crampo, tra un ristoro ed una crisi, abbracci che condividono a tutti i livelli l’amore comune per la più mitica distanza di corsa, la Maratona.

Autore: Salvatore Calderone

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