Cronaca slide — 23 agosto 2013

Il maltempo s’insinua sulla corsa a tappe, prima della giornata di riposo

 

 

resized_Lampi-e-fulminiTanto tuonò che piovve. Sul Cilento arriva la pioggia e bagna il giro a tappe. La Transmarathon trova per la prima volta il maltempo, su uno dei percorsi più suggestivi tra i paesaggi attraversati. Non era mai successo, in tanti anni. San Giovanni a Piro ed il golfo di Policastro hanno l’aspetto grigio. I lampi cadono nel mare che s’allarga dalla costa di Scario e sul crinale che segna il settimo chilometro, a strapiombo sull’antica località marina, la fitta pioggia rende ancor più scivolosi i tortuosi sentieri.

Il maltempo rovina in parte l’accoglienza che i sangiovannesi avevano riservato al giro podistico. La zona arrivo resta muta e per motivi di sicurezza anche lo speaker Marco Cascone non si serve dell’amplificazione, ma saluta ugualmente l’arrivo di ognuno. Al contrario, in partenza l’impianto audio ha funzionato. Se n’è servito anche don Pietro, parroco del piccolo santuario della Pietrasanta, per salutare il giro ed impartire la breve benedizione, ricordando la memoria di un giovane appena deceduto.

Un veloce segno della croce ed una raccomandazione: “Adesso è meglio che partiate, perché è in arrivo la pioggia.” Lo sparo di raccoglimento ha preceduto quello ufficiale. Il via lungo la breve discesa che porta alla diramazione per lo sterrato. Al secondo chilometro la prime spruzzate d’acqua, mentre lampi e tuoni intristivano il mare alle spalle del primo tratto.

Il saliscendi campestre è salito fino al settimo chilometro, lì dove sono spuntati i flash dei fotografi al seguito. Una piccola via carrozzabile li aveva portati fin in cima alle asperità della corsa. Poi le antenne sul piccolo promontorio di fianco alla percorrenza, infine l’insidiosa discesa, tra pietre e tappeti di aghi di pino. L’asfalto e la visione della basilica hanno chiuso il tratto più difficile. Da qui la lunga discesa con il maltempo, che ha costretto tutti a rallentare. Per strada è mancato l’entusiasmo solito dei cittadini, ma l’ospitalità c’è stata tutta. Il zig zag tra i vicoli del centro storico, tra lastroni ed antichi palazzi, con le indicazioni delle sentinelle del percorso (“gira di qua, vai a destra…”). Quindi la risalita e dopo le scale le ultime stradine, con l’arco d’arrivo.

Il dopo gara è stato dedicato per intero agli atleti e alle famiglie al seguito, non in piazza, ovviamente, ma nel chiuso di una scuola.

E’ stata organizzata la cerimonia protocollare, mentre il pasta party rifocillava tutti i presenti, con le semplici ricette del gusto locale. La fatica ed il disagio per la lunga trasferta, alla fine vengono ricompensati dall’amicizia che i sangiovannesi offrono agli ospiti, in modo spontaneo e genuino.

Al cinquanta per cento il giro a tappe è andato. Adesso c’è da organizzare la giornata di riposo.

 

 

Giovanni Mauriello

 

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