Cronaca — 01 settembre 2011

La Transmarathon, ovvero benvenuti al Sud. Giunta alla XI edizione e disputatasi dal 16 al 21 agosto, è una gara di 5 tappe che si svolge su sentieri e strade del Cilento, territorio della Campania meridionale che si distende, quasi  una penisola, fra i golfi di Salerno e di Policastro. E’ il luogo reale della vicenda dell’impiegato statale milanese trasferito a Castellabate. Infatti, la Libertas, società organizzatrice, è di Agropoli, a due passi da Castellabate, ed una delle tappe parte proprio da Santa Maria di Castellabate. Ma la Transmarathon è soprattutto una metafora di ‘Benvenuti al Sud’ per il trattamento che riserva ai partecipanti e per il portare alla ribalta una subregione di bellezza eccelsa, ignorata e sconosciuta. Sono luoghi isolati in cui si viene di proposito. Il prevenuto nordista conobbe questi posti, e ne rimase sorprendentemente ammaliato, per esservi stato spedito d’autorità.


La manifestazione ti porta per mano alla scoperta del Cilento e del suo Parco Nazionale, che è un insieme di mare cristallino e montagna selvaggia. Le tappe itineranti offrono un gustoso assaggio di questi due elementi naturali, cui vanno aggiunti i borghi e i paesaggi costruiti dall’uomo.


Tutto mare la tappa che da Santa Maria di Castellabate porta ad Agropoli. I nove chilometri del percorso sono una felice sintesi della costa cilentana che, con il suo profilo accidentato, è un susseguirsi di promontori scoscesi, insenature, baie, porticcioli turistici, spiaggette sabbiose e borghi marinari accarezzati dal baluginio del mare. Le numerose torri costiere ricordano i tempi tristi delle scorrerie barbaresche.


Tutta montagna dell’entroterra le tappe Ogliastro-Cicerale di 10 km, Piaggine-Laurino di 15 km e Castel San Lorenzo-Roccadaspide di 7 km, località lontane dalle grandi vie di comunicazione e difficili da visitare se non ci avesse portato Roberto Funicello, patron della Transmarathon. Come dimenticare i vasti panorami offerti da strade snodantesi sulle irregolari dorsali montuose; i borghi medievali con casette dai tetti rossi aggrappate a montagne rocciose e sovrastate dalla mole superba di castelli, immersi in ambienti naturali di eccezionale qualità; il mantello boscoso di lecci, faggi e castagni attraversato da fiumi.


Ma la tappa più spettacolare è stata quella che dal Santuario della Madonna di Pietrasanta ci ha portati a San Giovanni a Piro. Tredici chilometri che riassumono tutto il Cilento in piccola scala: la sua religiosità, l’alta montagna nel cui costolone pietroso è ricavato il solitario santuario, il mare con la straordinaria visione d’insieme dei due golfi.


Non c’è che l’imbarazzo della scelta del come impiegare la giornata di riposo che segue la terza tappa. Ci si può abbronzare al mare, ammirare i templi di Paestum con le colonne doriche che hanno influenzato per lungo tempo l’architettura, visitare Velia per ripassare la filosofia di Parmenide e Zenone, raggiungere Acciaroli amata da E. Emingway, sostare a Palinuro di virgiliana memoria, fare quattro passi nel silenzioso centro storico di Agropoli, andarsene per boschi, per sagre, per mozzarelle di bufala, per fusilli, per funghi,  per castagne, per ceci.


Io sono stato più banale e, seguendo la moda del momento, sono salito a Castellabate. E’ cosi chiamato perché il paese è sorto attorno ad un castello eretto da un abate, nel 1120, per la difesa contro i pirati. E quando ci sono  di mezzo gli abati, gli elementi artistici e culturali non mancano mai. Il panorama che si gode sulla costa è da mozzafiato e giustifica da solo l’ascesa. Ho scoperto che qui è nato Matarazzo, creatore di importanti industrie in Brasile; quando sono stato a San Paolo, tutti ne parlavano con grande rispetto.


A coloro che vi partecipano, raccomando di affrontare la Transmarathon senza dannarsi l’anima per apprezzare la natura dei luoghi.


Chi viene per allenarsi trova pane per i suoi denti. Il Cilento è duro e selvaggio, e la pianura non esiste. Avrà di che divertirsi su asfalti, sterrati, sassi, discese rompicollo e salite spezzagambe.


Gli accompagnatori possono soddisfare le loro virtù e i loro vizi: impigrirsi sulla sabbia, cedere alla golosità, emozionarsi davanti alla sacra danza delle fanciulle ed al volo del tuffatore nel museo di Paestum, andare in bicicletta.


C’è da tener presente che le partenze avvengono, di solito, con un quarto d’ora di ritardo accademico. I trasferimenti sono puntuali, ma qualcuno potrebbe non trovare un posto a sedere sui pullman.


La morale della Transmarathon è un tantino diversa da quella del film, in quanto è meno piagnucolosa. ‘Al sud si piange due volte’, esclama il protagonista, ‘quando si arriva e quando si parte’. Alla Transmarathon si piange una sola volta: quando si parte. Si vorrebbe che le tappe non finissero mai per poter conoscere compiutamente la bella sconosciuta.

Autore: Michele Rizzitelli

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Peluso

  • E. Grieco Pod. S. Giovanni a Piro-Golfo Policastro

    Ciao Michele, gran bell’articolo che riassume bene quello che è stato la Transmarathon. Naturalmente mille grazie per il giudizio sulla tappa di San Giovanni a Piro. Salutami Angela. Alla prossima!

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