Cronaca slide — 24 agosto 2013

Dalla patria del pane, percorso bucolico sui sentieri che scendono verso Capaccio

 

trentinaraLa fragranza del pane ha appena consumato l’ultimo giorno di sagra, quando arrivano i podisti sul terrazzo-belvedere di Trentinara. Intanto il possessore del fortunato biglietto della lotteria, che assegna i premi della Festa del pane ha già ritirato una fiammante Lambretta 125. Fortunato lui, che aveva il 1923, numero risultato vincente.

Tappa che anticipa la giornata conclusiva del tour sportivo e che ha visto in prima linea gli amministratori della zona. In partenza è venuto a salutare il giro il dinamico primo cittadino Rosario Carione. Parole d’elogio per tutti i podisti, ospiti della sua cittadina, mentre la banda musicale s’è raccolta in occasione della festa d’agosto, tra luminarie e bancarelle.

S. Irene, la santa patrona, protettrice di questa Bellavista sul Cilento, è lontana sul calendario, ma la festa c’è lo stesso: il concertino è in allestimento e la musica s’appresta a rallegrare il paese, famoso per i cosiddetti Forni didattici, le scuole del pane. La Transmarathon ritorna quassù dopo la felice esperienza dello scorso anno, ma c’è chi ricorda una tappa che negli anni passati condusse  i corridori fino a Cicerale, attraverso un percorso difficile, lungo una ventina di chilometri.

Adesso c’è da arrivare a Capaccio, appena 10 km., verso il nucleo storico del comprensorio, lungo un’agevole percorso che solo verso il secondo chilometro fa rallentare la carovana su brevi asperità. Lo sterrato boschivo apre i polmoni, mentre le mandrie a riposo completano la visione bucolica del pendio che costeggia il Cavenna, il monte che trattiene Trentinara. La corsa contagia alcune caprette, che simpatizzano con gli sportivi in transito, mostrando le loro doti di velocità.

Si scende su un tratto ben conservato di tratturo, che permette sufficienti appoggi e che fa accelerare il passo di molti concorrenti. Al sesto chilometro c’è il secondo ristoro della giornata, servito in camicia bianca e cravatta da un gentile collaboratore dell’organizzazione, in compagnia della moglie, davanti alla loro casa, posta in un ampio slargo erboso. L’ospitalità della vicina Capaccio si fa sentire, quando sul percorso ricompare un veloce chilometro in “picchiata” e un ulteriore ristoro offre acqua fredda ai podisti. Adesso c’è solo da gestire le residue forze, su un tratto nervoso all’interno delle prime stradine. Curve in discesa e piccole risalite tra gli applausi degli abitanti. Una vigilessa indica l’ultima svolta, poi ancora una discesa sui cubetti di porfido. L’arco d’arrivo è vicino ed è indicato sul selciato con la pittura rossa: 300 metri. Il paese è tutto lì, con i molti turisti riuniti nella piazza panoramica ad applaudire la conclusione di un’altra bella giornata di sport ed amicizia.

Ristoro per tutti con le prelibatezze preparate da alcuni ristoratori e dalla pazienza delle signore vicine all’organizzazione locale, capeggiata da Vito Franco e dai suoi amici di corsa. Poi le docce e le premiazioni. C’è chi piange per non aver vinto, ma c’è anche l’emozionato sorriso della bambina, l’ultima della sua classifica, che ha ricevuto in dono la coppa della prima arrivata. Un bel gesto, pieno di significati: “Da un’atleta del passato, ad una del futuro”, spiega la donatrice  Elena Boggiatto, tra le protagoniste femminili e che a Capaccio ha impugnato lo scettro della corsa in rosa.

 

 

Giovanni Mauriello

 

 

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