Atletica News slide — 24 giugno 2018

tortuQualcuno aveva detto: “senza Bolt ci sarà da annoiarsi”. Smentito e sbaragliato su tutta la linea: senza Bolt c’è da divertirsi, specie in una specialità nuova, di fresco conio: i record in fatto di precocità, gli acuti post-adolescenziali, i picchi scalati più rapidamente rispetto a grandi del passato lontano e prossimo. Per di più nella gara che più affascina e coinvolge: i 100. Ma presto anche sui 200 non si scherzerà.

Pippo Tortu, detto Filippo di Spagna e Real Pippo dopo l’exploit di Madrid, migliora il record italiano, della pregiatissima annata ’79, di Pietro Mennea e diventa il più giovane europeo di sempre a scendere sotto i 10 secondi, infliggendo 21 giorni di distacco a Christophe Lemaitre. il savoiardo di Aix les Bains aveva corso in 9.98 a 20 anni e 28 giorni a Valence otto anni fa (per portarsi a 9.92 un anno dopo a Albi con il migliore dei venti possibili in coda, due metri a favore), l’azzurro in 9.99 a 20 anni e una settimana. L’uno e l’altro sono nati sotto il segno dei Gemelli. Geniali e velocissimi.

Prima di compiere i vent’anni, l’impresa era riuscita soltanto allo statunitense Trayvon Bromell, recordman mondiale under 20 con 9.97 (Eugene, 13 giugno 2014, quando aveva 18 anni, 11 mesi e 3 giorni), e al nigeriano Seun Ogunkoya, 9.97 a Formia il 13 luglio 1997, a 19 anni, 6 mesi e 16 giorni.

Da Des Moines, Iowa, una delle sedi classiche dei campionati americani, arriva la tonante risposta di Noah Lyles, lievemente più vecchio (si fa per dire: 18 luglio 1997) e ben conosciuto da Pippo che dal giovanotto di Gainesville, Florida, accusò sconfitta ai Mondiali under 20 di Bydgoszcz di due anni fa: 10.17 a 10.24. Lyles aveva 19 anni, Pippo 18.

“Credevo che il primo titolo su cui avrei messo le mani sarebbe stato quello dei 200. E invece eccomi qui”, ride Noah felice dopo aver ballato sul ritmo di Shoot, un successo del rapper BlocBoy. Ha tutte le ragioni per scatenarsi: dopo il 9.89 della semifinale (eguagliando un effimero mondiale stagionale di Mike Rodgers, assente in finale), diventa campione Usa dei 100 in 9.88 (+1,1) lasciando a due centesimi Ronnie Baker, il vincitore del Golden Gala. A 21 anni meno 26 giorni è il più giovane campione americano dal tempo, 1984, di Sam Graddy.

Prima di lui nella storia dello sprint sono cinque i velocisti capaci di offrire un bang-bang sotto i 9.90 nella stessa giornata: Usain Bolt (cinque volte), Asafa Powell e Justin Gatlin (tre),Yohan Blake e Trayvon Bromell, una. Noah è in eccellente compagnia ma è anche riuscito a dare un’accelerata e a staccare un Bolt coetaneo nella combinata 100-200: alla stessa età il Lampo aveva 10.03 e 19.75. Quest’anno, il 26 maggio, sulla solita speedway di Eugene, Lyles si è affiancato in 19.69 al sudafricano Clarence Munyai (un altro della nouvelle vague: data di nascita 20 febbraio 1998), estromettendo Pietro Mennea dai top ten di sempre dopo quasi 39 anni di permanenza nel club più esclusivo. La calata di Noah in Europa per i meeting di luglio può trasmettergli scariche elettriche e trasmetterne a chi lo andrà a sfidare.

Facile morale: l’atletica, gran commedia umana avrebbe detto Balzac, va avanti. Con o senza Bolt. Chi si annoia, è perduto.

ufficio stampa fidal

 

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