Maratone e altro slide — 26 febbraio 2013

Tokyo

La capitale giapponese è la città più popolosa del pianeta e gli organizzatori della sua maratona si stanno seriamente impegnando per farla diventare la prima in fatto di partecipanti. Impresa diffcile, ma che si avvale della grandissima popolarità che lo sport della corsa ha in Giappone.
La gara di vertice ha fatto registrare una netta superiorità keniana sugli eterni rivali etiopi, ma quello che più impressiona è la profondità del risulttao tecnico. Infatti ben 42 uomini hanno concluso in meno di 2:20 di cui ben 29 giapponesi, mentre le donne sotte le 2:50 sono state 23. I tempi citati costituiscono il nostro limite di registrazione nelle liste mondiali dell’anno. Basti pensare che in Italia, lo scorso anno, gli atleti/e capaci di correre entro questi limiti sono stati 12 uomini e 19 donne.
Tornando agli elite, registriamo dunque la vittoria di Denis Kipruto Metto in 2:06.50. seguito da Michael Kipkorir Kipyego 2:06.58, Bernard Kiprop 2:07.53 e Kazuhiro Maeda, primo dei nipponici, in 2:08.00. L’azione finale del vincitore ha sgretolato il gruppetto di testa ed i distacchi all’arrivo sono stati dunque ben visibili.
Le fanciulle etiopi ci hanno pensato loro a riequilibrare il conto delle vittorie, grazie alla prova di Aberu Kebede, vincitrice in 2:25.34 nettamente davanti a Yeshi Essayas 2:26.01 mentre la tedesca Irina Mikitenko si è aggiudicata il terzo gradino del podio in 2:26.41 davanti alla russa Albina Mayorova (2:26.51), Yoshimi Ozaki (2:28.30) e la namibiana Helalia Johannes 2;29.20
Il video della corsa mostra una partenza oceanica, ma il  numero esatto degli arrivati lo sapremo quando sarà dispobile la classifica ufficiale completa, e naturalmente ve lo diremo.

U.S.A.

Negli Stati Uniti la stagione comincia pigramente a dipanarsi per coprire il suo lungo percorso fatto di ottocento maratone in un anno. Complice la vastità del territorio, le maratone di questo periodo si disputano quasi tutte negli Stati caldi: California, Texas e Florida su tutti.
La maratona di Orlando del 13 gennaio è stata la prima grande prova dell’anno, seguita adesso da una cascatella di buone corse con più di mille arrivati e con risultati tecnici dignitosi.
Segnaliamo dunque la gara di Austin TX, vinta da Omar Martinez (2:35.09) e da Mariko Neveu (2:55.04) davanti a 3631 arrivati. Bene anche la gara di Jacksonville FL, con i suoi 1527 finishers e le vittorie di Tesfaye Girma (2:15.40) e Olga Kimaiyo (2:40.44) e la maratona di Myrtle Beach SC che ha contato 1621 e festeggiato i vincitori Dean Thompson (2:39.15) e Regina Horak (2:54.20).
La settimana successiva si è corsa la maratona di New Orleans, LA , già intitolata “Mardi Gras”, che da sempre è una delle prime gare importanti del panorama nord-americano. Adesso questa gara è entrata a far parte del circuito “Rock’n’Roll” che nel frattempo è diventato forse la più grossa realtà organizzativa degli States. Hanno vinto Meyer Friedman (2:28.43) e Karen Lockyer (2:52.21).

Gillette
resized_Gillettes-photoJustin Gillette, 30 anni da Goshen, Indiana, è un maratoneta americano di seconda fascia, capace di correre nel migliore dei casi sul piede delle due ore e venticinque. Nulla di speciale, dunque, e tuttavia ci occupiamo di lui perchè è un divoratore di maratone. Ad esempio, nel 2012 ne ha corse 36, vincendone 17, ed in questo scorcio di 2013, appena iniziato, ha già collezionato tre vittorie, con l’ultima che è quella di Goodyear, Arizona, vinta in 2:31.19
In precedenza, solo quest’anno, aveva già vinto a Mobile AL la First Light in 2:41.00 ed a Warner Robins GA la maratona Museum of Aviation in 2:33.00
Maratone di livello inferiore, come si vede, ma non trascurabili. Questo personaggio, che stiamo seguendo, sembra destinato a ripercorrere le tracce dei grandi divoratori di maratone, alcuni ancora in attività, come l’americano Chuck Engle, il norvegese Helge Hafsas o l’etiope cittadino cèco Serbesa Mulugeta, mentre fra le donne ricordiamo l’americana di origini nigeriane Mary Akor.
Ma nessuno di costoro, almeno fino ad ora, ha saputo eguagliare le gesta del nostro grande Giorgio Calcaterra. Come lui, alcuni di questi corridori, si sono provati sui 100km, oppure hanno dichiarato la volontà di farlo. Il migliore è stato image003Helge Hafsas che corre la 100km solo una volta l’anno, quasi sempre nella natìa Bergen, e che è arrivato ad un primato personale di 6:50.15 indoor (!)
Invece fra coloro che hanno manifestato l’intenzione di provarci, ma ancora non lo hanno fatto, oltre ai citati Gillete ed Akor, segnaliamo il giovane giapponese Yuki Kawauchi (24 anni) che però è un maratoneta coi fiocchi, essendo stato anche recentemente capace di correre i 42.195 in meno di due ore e dieci, vincendo l’importantissima maratona Beppu-Oita in 2:08.15… vedremo!
Riprendendo il discorso su Justin Gillette, informiamo adesso che Goshen, la sua città natale, a sua volta organizza non una ma bensì due maratone di fila, sabato e domenica, che si sono regolarmente svolte in una sede indoor ed hanno visto le vittorie di.. .Justin Gillette e sua moglie Melissa Gillette al sabato e di Grant Stieglitz (2:50.11) e Michelle Didion (3:29.58) la domenica.

Peninsula
In Sud-Africa, come noto, siamo in piena estate, ed è la stagione delle molte buone maratone che colà si organizzano, che culmineranno con le due gare-principe della stagione, che sono le ultramaratone Two Oceans e Comrades, questa vero campionato del mondo delle ultra di “circa” 100km.
A questo proposito ci sia consentito un inciso: il nostro Giorgio Calcaterra è un campione vero, e sui 100km è un fenomeno assoluto, ma… dovrebbe, a nostro avviso, mettere nel suo programma un tentativo sulle Comrades, che è in grado di vincere. Se riuscisse nell’impresa non impossibile, la sua gloria sarebbe moltiplicata per dieci ed il suo nome entrerebbe nella storia della corsa, di diritto fra i grandissimi!
Fra le maratone del Sud Africa, una certa attenzione la merita quella denominata “Peninsula” che si è corsa  domenica scorsa a Bergvliet, città satellite di Cape Town. Si tratta di una delle migliori del Paese, e lo ha ribadito anche quest’anno con i suoi 2236 finishers. Discreto il risultato tecnico, tenuto anche conto del percorso molto ondulato come capita quasi sempre da quelle parti: Dicardo Jacobs (2:26.48) è stato il vincitore.
Molte le maratone in programma nella domenica successiva, fra le quali segnaliamo inoltre quella di Maritzburg, che con Durban (sede prossimo mondiale dei 100km)  è una delle due città coinvolte nelle Comrades. Il tabellino allegato vi informa sui vincitori.

Terre Verdiane
Le cronache narrano che il  numero complessivo dei partecipanti a questa storica maratona va diminuendo, ma il brusco calo registrato quest’anno lo si deve in gran parte al maltempo, che ha flagellato il nord Italia ed in particolare la zona attraversata dalla corsa.
Certo che anche la proliferazione di prove collaterali ha la sua responsabilità, ma, comunque sia, quest’anno si sono contati solo 310 finishers, contro i quasi 500 dello scorso anno.
Fra i coraggiosi che hanno sfidato le intemperie, il migliore è stato Antonio Armuzzi (2:36.19), stagionato corridore fortificato da diecine di altre vittorie, e la fanciulla Elisa Fontana (3:03.58). Ovviamente la cifra tecnica modesta risente molto delle condizioni ambientali, oltre che della mancanza di campioni in corsa.

Hong Kong

La tradizionale maratona Standard Chartered di Hong Kong è un punto fermo nel vasto calendario invernale delle maratone invernali ed in più quest’anno era valida per l’aggiudicazione del titolo di campione asiatico. Per la verità questi titoli ormai non interessano quasi più a nessuno, prova ne sia che il potente Giappone, ad esempio, era presente solo con due rappresentati ufficiali, un uomo ed una donna.
La gara però è stata dominata come al solito dagli africani: Julius Maisei ha vinto al maschile in 2:14.18, davanti a James Mbugua (2:14.28) e Deribe Robi (2:14.37).
Al femminile ha vinto Misiker Mekonnen Demissie in 2:30.49 davanti a Makda Harun (2:31.20)
Il derelitto campionato asiatico è stato vinto dal mongolo Ser-Odd Bat-Ochir (2:17.56) al maschile, davanti a Anoley Petrov, dell’Uzbekistan, (2:20.24) e al giapponese Kenzo Kawagata (2:22.22).
In campo femminile la nuova campionessa d’Asia risponde al nome di KIm Kum-ok e viene dalla Corea del Nord. Ha impiegato 2:32.21 per battere la giapponese Kumi Ogura (2:35.02) e la kirghisa Iuliya Andreeva (2:39.49)

Sevilla
sev4Eternamente in lotta con Valencia per aggiudicarsi il terzo posto in Spagna, e non solo in campo sportivo, la Ciudad de Sevilla, capitale dell’Andalucia, ha dato vita alla sua bella maratona, che di fatto apre la stagione spagnola, ricca di appuntamenti di valore.
Città affascinante, non solo per la sua musica che comunque risuona ovunque, organizza una maratona altrettanto affascinante, che non trascura nessuno dei monumenti e degli scorci che hanno reso famosa questa città. Tutto ruota, naturalmente, intorno alla Giralda, la famosa torre che è il simbolo della città, al pari della Sagrada Familia a Barcelona e della Puerta del Sol a Madrid.
Il keniano Solomon Bushendich ha dominato la prova maschile. Dopo essere passato alla mezza in 1:04.11 ed ai 30km in 1:31.11 (in compagnia di coloro che avrebbero poi chiuso al secondo e terzo posto), questo ennesimo figlio d’Africa se ne è andato con una progressione che lo ha portato a guadagnare 10 secondi al chilometro sugli immediati inseguitori!  Alla fine Solomon ha fallito il traguardo delle due ore e dieci, dovendosi così accontentare della vittoria in 2:10.12. Seguono l’etiope Yared Dagnaw Sharew (2:12.35) ed il keniota Emmanuel Samoei (2:13.09). I primi spagnoli sono stati Javier Diaz Carretero (7^ in 2:15.34) e Chema Martinez (9^ in 2:17.55).
Seguendo un copione ormai consueto, l’etiopia si è rifatta con le sue donne, la migliore delle quali è stata la giovane Ehite Bizuayehu Gebreyes (classe 1993) che ha vinto largamente in 2:29.52, davanti a Megersa Megertu Tafa (2:31.49) e Wudnesh Nega Debele (2:32.59) ed alla migliore spagnola, Estela Navascues Parra (2:35.40)

 

 Tutte le maratone del priodo nel mondo

Autore  – Franco Anichini

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Peluso

  • Daniele

    Esagerato quanto detto su Calcaterra,visto il livello immensamente più basso che c’è nelle gare di 100 Km rispetto alle maratone.La Comrades non fa particolarmente eccezione in questo.

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