Allenamento slide — 20 febbraio 2014

correreUn allenatore si occupa di persone, del loro rendimento sportivo come singoli e come squadra, sono deputati all’educazione innanzitutto, ad un corretto stile di vita che e’ quello sportivo.

Si possono occupare di bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, professionisti, master.

Devono prima di tutto dare un buon esempio, correttezza negli appuntamenti, negli impegni, condivisione di obiettivi personali e di squadra, identificazione di motivazioni, gestione dello stress in allenamento ed in competizione, modulare i carichi di lavoro, continuo feedback con i propri atleti o squadra, disponibile ad accogliere domande, dare spiegazioni su particolari esercizi, tecniche, modalità di lavoro.

Sapere costituire gruppi di allenamento sia per sport singoli che di squadra, sapersi relazionare con figure che gravitano intorno al mondo degli atleti.

Considerare che la formazione non finisce mai, c’è sempre qualcosa da apprendere, da conoscere.

Saper essere buoni leader sapendo valutare come comportarsi con le diverse persone ed i diversi contesti.

L’allenatore di una squadra sportiva deve fare attenzione a diversi aspetti inerenti i propri atleti e questo può avvenire considerando i fattori importanti per il benessere dei singoli atleti e del gruppo squadra e la performance dei singoli atleti, di due o più atleti e dell’intera squadra.

Elenco alcuni aspetti importanti:

  • il monitoraggio del clima dei singoli atleti e dell’intero gruppo squadra;
  • programazione e focalizzazione degli obiettivi degli allenamenti, dei prossimi incontri e del campionato;
  • gestione delle tensioni all’interno della squadra e delle pressioni da parte della dirigenza, dei fan, dei mass media;
  • integrazione degli nuovi atleti inseriti nella squadra arrivati da altri contesti, paesi, nazioni.

Per portare una squadra all’eccellenza e rinforzare le aspettative di performance è importante per l’allenatore far leva sull’autoefficacia riesaminando precedenti prestazioni di eccellenza individuali o di squadra ed anche dando feedback adeguati, mirati ed esplicativi che possano incrementare la fiducia di riuscita negli atleti.

L’autoefficacia è la convinzione della propria capacità di fare una certa cosa, o in altre parole, di raggiungere un certo livello di prestazione.

L’autoefficacia viene definita dallo psicologo Albert Bandura come “la fiducia che una persona ripone nella propria capacità di affrontare un compito specifico”.

Importanti dati di ricerca sottolineano come le persone con forti convinzioni di autoefficacia sono sicure di potersi esprimere al meglio delle proprie potenzialità, hanno aspirazioni ambiziose, si impegnano nelle attività che fanno e si riprendono rapidamente dagli insuccessi; tutti questi sono elementi importanti per una prestazione di successo.

L’autoefficacia per un certo compito è resistente quando una persona resta convinta delle sue capacità anche di fronte a insuccessi e difficoltà di vari tipo; non lo è invece quando difficoltà e insuccessi portano a sentirsi meno capaci.

La persona che avrà sviluppato un forte senso d’autoefficacia sceglie obiettivi più elevati, è più motivata, usa le proprie capacità con maggiore efficienza, è meno ansiosa, gestisce meglio i fallimenti, è più tenace e ottiene risultati più soddisfacenti di chi invece ha una percezione negativa delle proprie possibilità.

E’ importante per l’allenatore avvalersi di consulenti, allenatori, psicologi dello sport, mental coach che possano contribuire ad una visione più ampia delle risorse umane a disposizione per poter utilizzare al meglio e portarli all’eccellenza nel gesto atletico e nel gioco sportivo.

E’ importante sservare attentamente dal vivo e tramite video i propri giocatori, gli avversari, individuare e valutare il gap tra lo stato di forma della propria squadra e di quelle attualmente più in alto in classifica e pianificare una modalità di allenamento con il bisturi, cioè discriminare le compenenti, le caratteristiche dei propri giocatori che vanno potenziate per contrastare le squadre attualmente più forti e programmare le fasi di preparazione per raggiungere quanto prefissato, facendo periodicamente delle verifiche su quanto stabilito.

L’allenatore dovrebbe essere innovativo, creativo, dovrebbe sorprendere i propri atleti, avere vedute ad ampio raggio, documentarsi su possibilità di utilizzare altre forme, possibilità, strategie di allenamento; per esempio organizzare simulate di partite dove metà dei propri atleti utilizza i coompleti degli avversari o della squadra più forte in classifica in modo che la simulata di partita, di incontro stimoli una forte competizione tra gli atleti tale da fargli sperimentare di essere veramente in campo con gli avversari o la squadra più forte del campionato.

L’allenatore dovrebbe organizzare dei brevi allenamenti a tavolino pre o post allenamento fisico, stimolando tra i propri atleti proposte, idee, e spiegando come vuole operare in alcuni allenamenti ed in vista di incontri importanti e determinanti e per monitorare le sensazioni dei propri atleti.

L’allenatore deve far leva sulla motivazione, l’impegno e la forte determinazione dei propri atleti soprattutto a seguito di infortuni, prestazioni non andate per il meglio oppure per consolidare un periodo positivo.

L’infortunio rappresenta un evento destabilizzante l’equilibrio psicologico dello sportivo; un cattivo adattamento all’infortunio può comportare la comparsa di sensazioni di rabbia e impotenza, sbalzi di umore, sensi di colpa, pensieri depressivi.

Per l’atleta può essere un problema serio perché potrebbe essere necessario riposare e questo potrebbe causare una perdita dello stato di forma raggiunto, una non possibilità di migliorare le prestazioni, quindi si potrebbe diventare nervosi perché gli altri vanno più forti. L’atleta potrebbe essere disposto ad allenarsi anche con l’infortunio, con il dolore, non può rischiare di perdere la forma.

L’auspicabile intervento può espletarsi  nell’aiutare l’atleta infortunato a ridefinire le priorità che si era prefissato prima dell’incidente; ad allargare i suoi interessi anche ad ambiti non sportivi, continuando, contestualmente a mantenere i contatti con il suo mondo sportivo, l’allenatore e la squadra; ad accettare le emozioni negative legate all’infortunio, in attesa di riprendersi la sua identità di sportivo; a sentirsi soggetto attivo nel processo di riabilitazione; a ripetere mentalmente il gesto motorio dato che l’immagery consentirebbe di rimanere tecnicamente e muscolarmente allenati anche in stato fisico di effettivo riposo.

Bibliografia

Simone M., O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013.

Matteo SIMONE

Psicologo dello sport, Psicoterapeuta

21163@tiscali.it 3804337230

www.psicologiadellosport.net

 

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