Curiosita slide — 01 settembre 2015

Sobrino e Cremisi ridottaTra i tanti ultrarunner che ho avuto modo di conoscere e sottoporre un questionario sugli ultramaratoneti e gare estreme vi sono tante coppie che condividono questa passione, tra queste Gian Paolo Sobrino e Iolanda Cremisi, ecco di seguito come si raccontano rispetto a quello che sperimentano nelle lunghe distanze, cosa li motiva ed alcuni aneddoti.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?

Gian Paolo: Il piacere di esserlo, la condivisione della avventure con persone speciali.

Iolanda: la forza che ho trovato in me stessa,  capire che, se si vuole, qualsiasi obiettivo può diventare raggiungibile, aver scoperto risorse interiori finora inesplorate, entrare in contatto con me stessa.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?

Gian Paolo: Non so dirlo; la difficoltà cambia in base alla percezione; io trovo molto impegnativi i trail di montagna con passaggi tecnici difficili, quindi potrei dire la 100Km di Valdigne oppure la ultratrail Serra di Celano; non trovo difficoltà particolari nelle gare su asfalto; le condizioni meteo possono fare la differenza molto spesso. Ho sofferto nella ecotrail le Vie di San Francesco (174Km) solo perché era molto caldo e non mi ero idratato sufficientemente.

Iolanda: penso di poter dire che sia stata Valdigne 2012 perché alta montagna e la Abbots Way 2012 per le condizioni meteo davvero avverse, ma ero alle prime esperienze e quindi la mia percezione oggi potrebbe essere diversa.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?

Gian Paolo: Tra quelle che mi piacerebbe tantissimo fare, cito il Tor de Geants, in quanto troppo tecnica ed in quota.

Iolanda: UTMB (Ultra Trail du Mont Blanc), alta montagna, ho sperimentato che sono un genere di gare che non si improvvisano, e se non si è preparati a questo tipo di ambiente la gara potrebbe rappresentare un rischio. Non è la fatica a spaventarmi ma i passaggi molto tecnici e io nelle discese, quando gli altri si buttano a tutta io rallento troppo e metto in campo tutta la mia prudenza (troppa ahimé!).

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

Gian Paolo: La consapevolezza che quello che ho fatto fino ad ora l’ho fatto senza particolari difficoltà e sofferenze.

Iolanda: la competizione, soprattutto con me stessa, la percezione del mio corpo e delle mie sensazioni.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

Gian Paolo: I famigliari sono contenti, in quanto c’è condivisione, anche se spesso i figli trovano noioso e ripetitivo questo stile di vita. Gli amici che non praticano sport o fanno sport molto diversi, hanno un senso di curiosità, a volte perfino ammirazione; gli ultra come me, capiscono perfettamente ed ovviamente condividono le scelte; gli amici e compagni di molti allenamenti giornalieri che partecipano a gare brevi e veloci (10K e mezza maratona) sono invece quelli che maggiormente non riescono a comprendere la filosofia dell’ultramaratoneta.

Iolanda: Anche Gian Paolo è un ultramaratoneta, quindi massima complicità e condivisione.   E’ una parte importante della nostra vita che ha contribuito a ravvivare  il nostro rapporto.  Certo, mi tocca sopportare sempre i suoi brontolii, perché sono lenta ed ogni volta è costretto ad aspettarmi e minaccia di lasciarmi lì… e chissà, prima o poi lo farà!  I nostri figli invece si rendono conto di avere dei genitori “diversi” dagli altri e spesso fanno finta di ignorare le nostre stranezze, talvolta addirittura si dimostrano avversi, ma poi sono orgogliosi di noi e spesso scopro che non perdono occasione per raccontare agli amici o alla maestra le nostre avventure e i nostri incredibili km.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema?

Gian Paolo: Premesso non ritengo che le gare cui partecipo siano estreme (o almeno non lo sono per me), significa volerlo fare e pianificare preparazione e gestione della gara.

Iolanda: Mettermi in gioco, fare i conti con me stessa, con le mie paure, la mia stanchezza, i miei dolori, spesso la mia impreparazione, ma anche saper dosare le forze  e usare la giusta prudenza.

Ti va di raccontare un aneddoto?

Gian Paolo: Non ne ho di particolari, ma tanti ricordi importanti. Fino a marzo 2014, la ultra su strada più lunga che avevo corso fino ad allora era la Strasimeno di 58K, stavo preparando il Passatore. Una mattina di maggio Iolanda, mi ha casualmente incontrato  in allenamento (perché noi non ci alleniamo praticamente mai insieme) ed ha notato la scioltezza che mi accompagnava negli oltre 20k di allenamento; così mi ha fortemente incitato e praticamente “costretto” ad iscrivermi alla 9 Colli Running che si sarebbe svolta la settimana successiva. Mi sembrava follia pura, non credevo proprio di potercela fare e poi dopo pochi giorni avrei dovuto correre il Passatore!. Invece ho dovuto ammettere che i risultati le hanno dato ragione, la 9 Colli è stata un’esperienza incredibile  e la settimana dopo sono anche riuscito a chiudere il Passatore con un tempo davvero “decoroso”. Questo ha rappresentato per me un momento decisivo e di conferme in cui ho davvero preso coscienza delle mie potenzialità, un nuovo punto di partenza insomma…

Iolanda: Durante la notte di una 100km trail arrivata su un tratto asfaltato cerco i catarifrangenti… mi pare di scorgerli, vado nella direzione ma poi non li vedo più… sono sola… e non vedo altri segnali… giro la testa e con essa la frontale alla ricerca dei segnalini luminosi… ah eccoli finalmente… li punto ma… si spostano? sì si spostano… pochi secondi per dire  a me stessa che forse ho qualche problema… ma come è possibile?!?! eppure sto bene e sono lucida! mi avvicino comunque  e lì la sopresa! non erano i segnalini luminosi bensì  due occhi felini che mi osservavano impauriti!!!!”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?

Gian Paolo: Impegno verso l’obiettivo; anche se più che una scoperta, rafforza un aspetto del mio carattere.

Iolanda: Ho trovato in me stessa una forza incredibile, e anche nella vita di tutti i giorni ho imparato ad avere pazienza e riuscire a sopportare situazioni difficili.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?

Gian Paolo: Quella lavorativa non è cambiata e resta la priorità non modificabile in alcun modo, il resto deve girare intorno; al massimo la pianificazione delle ferie si è adeguata alle gare; quella familiare è una pianificazione continua alla ricerca di compromessi.

Iolanda: La vita che mi circonda non è cambiata, piuttosto è mutato il mio pensiero, sempre focalizzato sui prossimi impegni, sulle salite e distanze che mi aspettano, il mio approccio al tempo, e alla ricerca di spazi per allenarmi… in pausa pranzo corro in palestra a rubare quella mezz’ora di potenziamento,  e idem appena esco dall’ufficio, corsa  palestra o fisioterapista, non esiste più shopping parrucchiere estetista, e quando accompagno i ragazzi alle loro attività io nel frattempo organizzo il mio allenamento…  il portabagagli della mia auto contiene praticamente il mio guardaroba sportivo, pantaloncini, scarpette da  corsa, guantoni, corda, tappetino, scarpe da spinning, cardiofrequenzimetro, mp3, acqua, integratori… non manca nulla, è il puzzle che compone la mia giornata. “Ultra” è una filosofia di vita… ed io in questo momento sono felice così.

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti?

Gian Paolo: Comincerei MOLTO prima con le distanze ultra senza paura. Se potessi tornare MOLTI anni indietro, comincerei con la corsa e la pratica dell’atletica in genere da giovane.

Iolanda: Non so, è stata una costruzione lenta e credo (spero!) di essere solo all’inizio, avrei una gran voglia di migliorare ma tra lavoro e famiglia lo sport è il mio spazio-tempo libero rubato… quindi… solo tanto impegno… e tutto quello che viene va bene così.

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?

Gian Paolo: Niente farmaci; invece integratori sì certo; l’alimentazione è la base della gestione di gare ultra; se una maratona si può correre bevendo solo acqua, in una gara lunga questo è impossibile; ed è altrettanto arduo avere tempi di recupero veloci (dalle gare ma anche dagli allenamenti intensi) mangiando normalmente; in fondo anche il caffè che prendo più volte al giorno in ufficio per essere più efficiente al lavoro è un integratore (e sottolineo che non mi piace, lo prendo soltanto per la caffeina)

Iolanda: Niente farmaci, integratori sì, necessariamente, sali minerali e maltodestrine, soprattutto nella gare lunghe e negli allenamenti spinti e aminoacidi ramificati quando necessario; quotidianamente integratori per le cartilagini.

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva?

Gian Paolo: Quando ancora non correvo le ultra, per problemi alla schiena.

Iolanda: No, o meglio sì, ma solo da persone che trascorrono il loro tempo sul divano e che vorrebbero indurmi a maggiore riposo e rilassatezza e perché no a mangiare di più!

Ringrazio Gian Paolo e Iolanda per averci raccontato di loro, delle loro passioni, interessi, complicità, aneddoti divertenti ai limiti delle allucinazioni, per entrambi la corsa delle lunghe distanze è una modalità per conoscersi e per tirare fuori le risorse personali, per Gian Paolo è un procedere facile sempre più osando nella difficoltà delle lunghe distanze, per lui è importante la motivazione, se c’è può far tutto con piacere senza fatica, senza sofferenza, senza difficoltà, a Gian Paolo peserebbe di più un lavoro impiegatizio quotidiano non motivante che non riesce a mobilitare l’energia utile per andare avanti.

Per Iolanda, correre è una scoperta fantastica, è un’esistenza vera alla scoperta di sé delle proprie possibilità, delle proprie motivazioni a scalare vie sempre più impervie, a raggiungere gradatamente mete sempre più difficili, ad alzare l’asticella per mettersi alla provare,per andare sempre più in alto.

Un bel messaggio da parte di entrambi per una passione che accomuna nella fatica e nel raggiungimento di obiettivi che diventano sempre più a portata con l’impegno e la giusta preparazione.

 

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

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