TuttoCampania — 26 ottobre 2015

resized_42Kappa Strasalerno 2015La seconda mezza maratona della mia vita, a distanza di quasi un anno dalla prima, si è disputata oggi; praticamente sul “campo” di allenamento su cui ci cimentiamo ogni volta che ci è possibile.

A parte qualche escursione sulla bellissima (e tosta) costiera Amalfitana, ma questa è un’altra storia.

Stavolta, spinto dall’entusiasmo degli amici e compagni di squadra, ho modificato radicalmente l’obiettivo. Non più arrivare al traguardo ma migliorare il tempo di percorrenza.

In parole povere passare dalla modalità bradipo a quella ippopotamo.

Nell’organizzazione nulla è stato lasciato al caso ed ho studiato almeno 4 o 5 tabelle di allenamento, che ho puntualmente disatteso per impegni lavorativi e familiari (e pigrizia), e che ho ovviamente perso in quanto usate dalle donne di casa per i fini più impensati.

Per non parlare della mancata osservanza dei regimi alimentari contingentati che ho, come sempre, costantemente disatteso.

Avendo ieri provveduto al rifornimento di legna per il camino, questa mattina mi sono svegliato tardi, a pezzi e con il mal di schiena. Cominciamo bene!

Sono quindi arrivato al magnifico e stracarico gazebo del 42Kappa Running Team Salerno con la mia crostata, in realtà fatta da mia moglie con la marmellata di mia suocera, appena in tempo per la foto di rito, un saluto veloce e 5 minuti di riscaldamento. Altro che tensione palpabile.

Eppure l’organizzazione dell’evento ha prodotto centinaia di whatsapp che da venerdì sera si sono accavallati sul gruppo 42K, scandendo con meticolosità ogni aspetto di gara e stand.

Un paio di secondi prima dello start sono riuscito a raggiungere Giulia e Dino che per fortuna mi hanno visto e chiamato. Eh si, questa volta ho dovuto abbandonare Walter perchè dopo la maratona di Torino si è limitato alla 10 km. E con lui gli ultimissimi posti dello schieramento di partenza, per cui sono risalito di un centinaio di posti.

Partiti.

Come sempre all’inizio devi stare attento a non inciampare in qualcuno/a e procedere con andatura slalom fino a trovare un area di confort sufficiente.

Il tempo era ottimo e nonostante il sole temperatura accettabile.

All’inizio si notano i vari gruppi della stessa squadra. Al passare dei kilometri i gruppetti omogenei per colore si riducono drasticamente. All’arrivo difficilmente sono più di due o tre.

Al km 2 ho scambiato qualche parola con un tipo con i capelli rasati alle tempie e la criniera rosso acceso. Questi correva con delle stranissime scarpe a forma di piede con tanto di dita. Gli ho chiesto se erano comode ma mi ha detto che gli creano qualche problema ai talloni. Quando si è girato per rispondermi ho notato un tatuaggio con rombi geometrici sulla guancia. Un tipo forte!

Al km 3 è cominciata la diatriba sul ritmo con Dino. Nel senso che i nostri crono-gps davano andature e tempi diversi. Per questo alla fine ho deciso di fare una media ma giuro che ho sempre detto che eravamo troppo veloci.

Al km 5 siamo passati sotto casa di mio fratello che oltre ad essersi defilato per la gara probabilmente dormiva beatamente.

Per fortuna poco dopo distribuivano bottigliette d’acqua con cui mi sono puntualmente strozzato tossendo per un paio di km.

A primo passaggio per torrione abbiamo raggiunto Aldo ed Arturo, che hanno tentato di impedirci il sorpasso allargando le braccia e tenendosi per mano. Con una (lenta) manovra di aggiramento siamo riusciti a passare comunque e secondo il mio orologio essendo ancora troppo veloci.

Poco dopo abbiamo intravisto Lucia che sembrava essersi fermata per fare un prelievo bancomat al Banco di Napoli di fronte al Bar Ivan.

Ha proseguito con noi per un km circa poi ci ha chiesto a che passo eravamo. Dopo un’accanita diatriba con Dino abbiamo concordato che eravamo poco oltre i 5 a Km. Lucia è sbiancata ed ha subito rallentato in quanto pensava di essere ad oltre i 5,30.

All’altezza delle ex poste centrali abbiamo assistito ad una scena raccapricciante. Un runner ansimante in deciso sovrappeso aveva ben visibile il perizoma sotto i pantaloncini.  Dopo aver invitato i vigili ad avvisare il telefono azzurro abbiamo proseguito verso la Provincia.

All’altezza del comune abbiamo scambiato 4 chiacchiere con un paio di podisti un po’ più in debito di ossigeno di noi che partecipavano alla 10.

Dopo la salita del Teatro Verdi e la corroborante discesa fino alle Scuole Barra li abbiamo salutati e proseguito per lo “stracorso” lungomare.

A Piazza della Concordia, finiti gli alberi, il sole era dritto in faccia con tutto il suo splendore.

Meno male che avevo i miei ridicoli occhiali rossi con lente gialla usciti dal pacco gara della Flik Flok. Grazie agli amici bersaglieri della Garibaldi!

Il traguardo era alle piscine comunali, esattamente a metà gara, per cui ho pensato che quelli della 10Km hanno fatto 550 mt in più.

Subito dopo il traguardo, sulla sinistra, c’era lo stand della mia quadra. Bello e traboccante di provviste. Franco (the President) e gli altri si sono prodigati per chiedere se avessimo bisogno di assistenza e offrirci generi di conforto. Che squadra!

La stanchezza ha cominciato a farsi sentire. Pensare di essere appena a metà gara mi ha un po’ scoraggiato ma tant’è.

A questo punto ci siamo rifocillati. Io con una bustina di gel enervit al gusto cola, mio errato acquisto di qualche giorno prima. Effetto immediato nessuno. Effetto percepito a termine, niente.

Subito dopo un podista di Cirò Marina con l’andatura caracollante ci ha superato.

Al Miramare ho cominciato ad avvertire un principio di crampo all’adduttore sinistro. Alla rotonda di Mercatello un dolorino al ginocchio destro. Al km 15 un fastidio all’achilleo sinistro. Il mal di schiena è peggiorato. Di questo passo, pensavo, tra un paio di km stramazzo al suolo. Dove avevo visto l’ambulanza? Tutto questo perchè eravamo troppo veloci, anche se non secondo il gps di Dino!

Ho confessato loro che ero stremato ma sono sembrati abbastanza increduli. Eh già, facile per voi che in due non raggiungete il mio peso! Vorrei precisare che questa mattina dislocavo circa 85 kg in assetto gara e non so quanti pesassero più di me in tutta la competizione. Dovrebbero fare categorie anche per peso, tipo Judo.

Poco dopo un tipo in maglia gialla, “Il Capitano”, neanche sudato e con i capelli spazzola e phon in perfetto ordine ci ha sorpassato.

Gli ultimo km li abbiamo fatti con un settantenne di Casagiove che sembrava dovesse fermarsi da un momento all’altro ma che al traguardo era ancora lì.

Al km 17 abbiamo raggiunto Valentina che mi ha chiesto a che Km eravamo. “17” le ho detto. Appena registrata la notizia ha allungato il passo.

A questo punto mi sono reso conto che Giulia era con me ma Dino ha un po’ rallentato. Vado a riprenderlo ha detto Giulia. Ok le ho risposto. Poi il buio. Credo di aver corso un paio di km (fino al Teatro) in completo distacco da quello che mi succedeva intorno. Tipo colpo di sonno quando guidi, ma molto, molto più faticoso. Giunto al bar Nettuno, Giulia mi ha superato e tranquillizzato sul nostro compagno che era poco dietro. Poi ha allungato. Mancando un paio di km ho quasi pensato di incrementare il passo, nonostante gli acciacchi, ma ormai le gambe non mi rispondevano.

Troppo sforzo per allungare il passo. Oddio ma non è che sto rallentando?

Ho quindi cominciato freneticamente a guardare il mio ultraeconomico ed impreciso (secondo Dino) crono-gps che mi ha visualizzato ogni volta un passo diverso.

Vabbè basta così. Corro al massimo finchè ce la faccio. Il problema è che all’ultimo kilometro tutti incrementano la velocità per cui ho superato qualcuno ma mi hanno anche superato un numero imprecisato di tizi apparsi dal nulla.

Ultimi 300 mt in salita. Che sofferenza! Finalmente, dopo un’eternità, dalla semicurva  è  apparso il traguardo. Stavolta mi sono ricordato di assumere sembianze umane per la foto che forse troverò tra le tremila dei vari siti. Fine della corsa.

Al traguardo ho subito identificato le maglie verdi degli amici 42K.

Consegna medaglia. Complimenti di rito. Attesa degli altri. Per la prima volta moglie e figlie all’arrivo. E’ fatta. Il gazebo della mia squadra era traboccante di provviste.

La perfetta organizzazione ha dato i suoi frutti. Abbiamo quindi concluso banchettando.

Complimenti a tutti e, anche un po’, a me.

Sergio Loffredo

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