Maratone e altro slide — 30 ottobre 2013

Valeria Straneo alla New York City MarathonL’attesa è finita, la valigia chiusa e Valeria Straneo è pronta a volare dall’altra parte dell’Oceano. Domenica 3 novembre l’argento dei Mondiali di Mosca sarà di corsa a New York, su quei 42 chilometri e 195 metri che sono il sogno di ogni maratoneta. Lei, però, con la Grande Mela ha un conto in sospeso: “L’anno scorso purtroppo – dichiara la 37enne alessandrina – era saltato tutto a causa del disastro scatenato dall’uragano Sandy. Ci avevamo messo quattro giorni per arrivare, un viaggio infernale! Oggi parto senza agitazione in corpo, perché per me correre è sempre un piacere e non vedo l’ora di farlo. Mi preoccupa solo un po’ il fuso orario, ma da qui a domenica conto di smaltirlo al meglio”.

L’ultimo test prima della NYC Marathon, il 6 ottobre alla mezza maratona di Lisbona, aveva fornito alla piemontese del Runner Team 99 il miglior riscontro possibile: vittoria in 1h09:21, prima non africana ad imporsi in 14 edizioni dell’evento portoghese. Lo scorso 17 marzo, invece, l’azzurra si era già messa alla prova sulle strade di Central Park. “Nulla di esaltante – racconta la Straneo – giornata freddissima in un periodo in cui ero ancora in piena ripresa dall’intensa stagione precedente.  Ero finita lontana dalla testa della gara in 1h13:57, ma domenica sarà tutta un’altra storia. Anche il percorso non c’entra praticamente niente con quello di 21km che ho affrontato a marzo, ma conosco le strade e so bene che mi attende una maratona molto impegnativa dal punto di vista muscolare, soprattutto nel tratto finale”.  

Obiettivo personale per questa avventura? “Me la voglio godere, ma inutile nascondere che mi piacerebbe salire sul podio. Non sarà facile anche perché considerata la starting-list (al via la due volte iridata keniana Edna Kiplagat e la connazionale Priscah Jeptoo, insieme alle etiopi Firehiwot Dado e Buzenesh Deba, ndr) sarà come un altro Mondiale. Arrivare tra le prime tre sarebbe la ciliegina sulla torta di un 2013 eccezionale. New York non è una maratona fatta per pensare troppo al crono. Intendo correrla a modo mio”. Cioè? “Ascoltando le sensazioni del mio corpo, momento per momento, senza troppe tattiche, seguendo solo il mio ritmo. Se le altre partiranno più lente, mi metterò io davanti come a Mosca. Anche se rispetto ai Mondiali, stavolta credo che le avversarie sappiano bene chi sono”. Quasi impossibile non riconoscerla. Del resto, ad agosto nella capitale russa, Valeria è stata al comando della maratona iridata per 40km. Oltre due ore trascorse in diretta tv al centro di una ribalta planetaria. “L’argento di Mosca – spiega la piemontese, nel 2012 ottava all’Olimpiade di Londra e che vanta un primato personale di 2h23:44 stabilito a Rotterdam – mi ha dato un’altra consapevolezza. E’ vero che sulla carta le africane sono più forti, ma io so che posso far bene e che arrivo anche a questo appuntamento preparata come si deve grazie alla mia allenatrice Beatrice Brossa che sarà con me e mio marito Manlio a New York. Il problema fisico di metà settembre (un fastidio alla muscolatura peronea, con parziale interessamento del tendine d’Achille sinistro, ndr) è acqua passata”.

New York ha un significato non da poco per l’Italia della maratona con quattro vittorie maschili rispettivamente firmate da Orlando Pizzolato (1984 e 1985), Gianni Poli (1986) e Giacomo Leone (1996). Due sono, invece, le donne che qui sono salite ripetutamente sul podio: Laura Fogli (seconda nel 1985 e 1989, terza nel 1988 e 1990) e Franca Fiacconi, vincitrice nel 1998 (seconda nel 1996 e 2000, terza nel 1997).  “Questa è la maratona per eccellenza – aggiunge la Straneo -. Pensate che alle superiori avevo pure incollato su un pagina del diario la foto con l’arrivo della Fiacconi. La grinta che trasmetteva quell’immagine era impressionante. Quando ancora non vivevo l’atletica da professionista avevo in mente che prima o poi l’avrei corsa anche io, ma era rimasto un sogno irrealizzato. Oggi non mi sembra vero di esserci da top runner con una medaglia importante al collo. Sono cambiate tante cose in questi ultimi due anni. Mi fa sorridere quando i miei figli mi chiedono “Mamma, ma allora sei famosa?” perchè in fondo penso di essere rimasta la “tapasciona” di sempre. Sono un’atleta, ma che per fortuna fa tante altre cose. Il bello è anche questo”. In che senso? “La mia quotidianità è anche quella di una mamma come tutte le altre. Sveglia alle 7:15, preparo i miei figli (Leonardo, 7 anni, e Arianna, 6 anni) e li accompagno in bici a scuola per tornarli a prendere alle 16. In mezzo due allenamenti, la spesa, qualche faccenda domestica e il pranzo”.

E’ forse questo che ti ha reso così popolare dentro e fuori dall’ambiente del running? “Mi entusiasma l’affetto di tanti appassionati della corsa che mi sostengono. A New York ci saranno moltissimi italiani in gara ed è una maratona dove, dal primo all’ultimo metro, non manca mai un tifo pazzesco. Mi ricordo che anche l’anno scorso, malgrado l’annullamento della gara, in migliaia ci siamo ritrovati a Central Park per una sorta di corsa “spontanea”. I bordi delle strade erano pieni di gente che ci faceva sentire il suo entusiasmo e c’era persino qualcuno che ci offriva della patatine come rifornimento! Domenica prossima avrò proprio bisogno di tutto questo bel calore intorno a me”.

ufficio stampa fidal

 

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