Curiosita slide — 18 dicembre 2015

Stefano Severoni Ho conosciuto Stefano SEVERONI in occasione di una gara podistica presso lo Stadio della Farnesina di Roma e gli ho proposto di rispondere al questionario sugli ultramaratoneti, interessanti ho trovato le sue risposte che descrivono la sua persona amante della corsa con un approccio olistico volto non solo a macinare chilometri, ma anche a stare fermo e praticare discipline orientali quali lo yoga ed usare l’accortezza circa il cibo sano e le sostanze da assumere. Di seguito riporto le sue risposte.

   Ti puoi definire ultramaratoneta? “Ho iniziato quest’anno con due gare ultra di 6 ore: sono solo all’inizio. Ho ripreso a correre dopo uno stop per frattura al femore. Posso ricordare di essere stato sempre considerato un grande macinatore di chilometri. È solo l’esperienza di gare ultra che mi manca. Prima di provare una 100 km, sperimenterò distanze più corte.”

   Stefano ha deciso di intraprendere la strada delle ultra ma sa che è un percorso graduale e rispettoso e quindi si avvicina alle ultradistanze in punta di piedi partecipando a gare della distanza intermedia tra la maratona e la 100 km e quindi si avvicina alla 6 ore.

   Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Paradossalmente, ora che ho abbracciato il mondo ultra, corro meno chilometri di quando ero solo maratoneta (arrivavo anche a 150 km settimanali), poiché in seguito alla rottura del femore per un investimento da parte di un autoveicolo, la mia biomeccanica non è perfetta, e così percorrendo un volume elevato di chilometri rischierei infortuni. Quasi ogni settimana faccio la ginnastica posturale e ogni giorno lo yoga, anche con ausilio di attrezzi: pallina roller, elastici, foam roller, ecc. Faccio molta cyclette in salita così non carico sugli arti e mi potenzio muscolarmente.”

   Tutto è relativo, dipende da come uno si approccia alle cose, può essere in modo competitivo, partecipativo, nel caso di Stefano, a seguito di un incidente deve fare tanta attenzione e non esagerare, pertanto ha trovato il suo equilibrio e cioè compensa sedute di allenamento con sedute di posturale, yoga e stretching per incorrere il meno possibile a eventuali infortuni.

   Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “La 6 Ore De’ Conti del 4 luglio 2015: percorso ondulato, con tratti in sampietrino, molto caldo. Dopo 4h30’ per un tratto ho camminato, ma poi ho ripreso a corricchiare. Ora come ora, non raggiungendo più i miei passati livelli di 2h44’22” sulla maratona e 35’13”6 sui 10˙000 m, la gara della sei ore è quella che più mi affascina, soprattutto per l’obiettivo di cercare di macinare più chilometri possibili. Non è estrema come una 100 km, ma sicuramente più impegnativa di una maratona.”

   In vista dell’avvicinamento alla temuta 100km, Stefano si è avvicinato ad una 6 ore, una gara più difficile di una maratona, si può dire che Stefano è sulla strada giusta.

   È successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “Sono tanti anni che pratico l’atletica. Potrà pure esserci stato qualche consiglio in questo senso, ma continuo nella mia pratica, sperimentando su me stesso e su altri atleti che la corsa è una medicina forse ancora poco prescritta ma salutare. Dipende dal singolo soggetto la capacità di praticarla con saggezza.”

   Come tanti altri Stefano sperimenta nella pratica della corsa una terapia salutare, una sorta di medicina e quindi perché farne a meno? Quindi non possiamo che augurare a Stefano di continuare per la sua strada di lunghe corse.

   Hai un sogno nel cassetto? “Portare a termine una 100 km con un tempo discreto, non solo per concluderla.”

   Stefano con un passato di atleta competitivo con ottimi personali sulle diverse distanze non vuole solo esserci in una 100 km, ma si vuole esprimere al meglio e quindi userà le opportune accortezze per prepararsi al meglio. Forza STEFANO SEVERONI, DAJE!!!

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

380-4337230 – 21163@tiscali.it

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