Curiosita — 24 gennaio 2009

“Sogna ragazzo, sogna …” … Ricordo che da bambino, ogni qualvolta la mia fantasia incrociava una qualsiasi cosa spiccare il volo… beh, era allora che partiva la mia immaginazione… Teneramente, testardamente, ritrovandomi spesso con la testolina persa tra le nuvole, navigando in quel cielo azzurro.. Facendomi poi grande, almeno come età… all’ anagrafe, ho imparato a lottare per i miei sogni ed a maturare la convinzione che il nostro immaginario sia l’ unica realtà percepibile dal nostro cuore.. capace di dare un senso a questa vita. I primi amori, i primi viaggi, i primi attimi dal colore “dell’ eternità“… In definitiva, i primi teneri, testardi sogni tramutarsi in realtà… In una carezza, un tramonto, un sorriso… E con questi il desiderio costante di percepirlo.. quel volo. All’ incirca una decina di anni fa, incrociai per puro caso un paio di scarpette da ginnastica e, non per puro caso, mi ritrovai su un lungomare… Correvo, misurandomi con l’ ebbrezza di un tramonto estivo e con un gabbiano che non la smetteva di provocarmi.. All’ improvviso le mie gambe, alleandosi col mio cuore, iniziarono a muoversi vorticosamente.. sempre più forte.. sempre più velocemente… Il cuore non rispose a quell’ aumento sconsiderato di pulsazioni, non provocando alcun affanno ed io.. io continuai per qualche minuto a sognare di poter volare.. e più..
A VOLARE..Da allora la corsa è divenuta la compagna ideale della mia immaginazione: quando voglio staccarmi dalla realtà, quando voglio vivere accanto al mio cuore e sentire i suoi battiti.. ecco le mie scarpette, incrociate non per caso, adesso inesorabilmente da “running”, a farmi compagnia, calpestando la mia via.. Qualche mattino fa, eravamo la solita banda di “sognatori”… Perchè si sa.. chi sa osservare il cielo e riconoscere in quell’ azzurro la sua vita.. e sa lottare per il suo sogno, passo dopo passo… Beh, cos’ altro è ? … Allora, dicevo, la solita “banda”.. con un’ appuntamento all’ alba.. vicino al mare… Sarà stata forse la luce di un giorno che sonnacchiosamente iniziava nuovamente a mostrarci, con tenere tinte pastello, il mondo… Saranno state le grida e le prese in giro degli amici.. Fatto sta che bastò poco che le mie gambe rammentassero…di quel volo.. Si partiva dal mare, dritti in salita fino all’ eremo dei Camaldoli, il punto più alto della nostra città… Ma vi assicuro, ed in questo mio scritto lo confesso anche a chi era con me in quel.. “tempo”… I miei passi, ma no, il mio cuore, l’ intero mio sogno da bambino… si sono ritrovati dietro quel gabbiano… Ben oltre quel cielo, in quell’ azzurro… come brezza di vento leggero… non più fatto di carne ed ossa .. ma a contatto con la nostra essenza più vera… più reale.. IL SOGNO !!!

Autore: Mario Filippo della Paolera

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