Medicina slide — 30 giugno 2014

correre Nel 2012 e stato firmato un protocollo d’intesa tra il Comitato Italiano Paralimpico ed il Corpo Militare della Forestale per portare presso le proprie fila societarie i grandissimi atleti disabili che tanto hanno dato al nostro mondo sportivo. La Forestale ha voluto dare il suo contribuito in questo senso, arruolando tre paraciclisti straordinari: Giorgio Farroni, Paolo Vigano e Fabrizio Macchi.

Giorgio ha conquistato immediatamente uno splendido argento alle Paralimpiadi londinesi, nella prova su strada Mixed T1-2, ricambiando in questo modo la fiducia dei suoi superiori. Anche Paolo e entrato nella storia, gia ai Giochi di Pechino 2008, non solo stabilendo il nuovo record mondiale nella sua gara, ma anche vincendo un oro nella prova di inseguimento LC4. Fabrizio Macchi, invece, celebre pistard e ciclista su strada, ha vinto tantissime medaglie: dal bronzo ottenuto ad Atene 2004 nell’inseguimento, che ha portato in eredita alla Forestale, ai due ori conquistati nei Mondiali su strada, nel 2009 a Bogogno e nel 2010 a Baie-Comeau. (1)

In un intervista su Sport di più magazinedi Gennaio/Febbraio 2013 è riportata un’intervista aFabrizio Macchi, un atleta che all’età di 13  gli viene diagnosticato un: osteosarcoma al ginocchio sinistro che gli causa l’amputazione della gamba sinistra e, successivamente, l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro per via di una metastasi. Fabrizio, uscito dall’ospedale, inizia ad impegnarsi seriamente con l’attività fisioterapica e di riabilitazione, ma soprattutto si butta nello sport e in tutto ciò che può aiutarlo a recuperare le forze.

Lo sport dove ha raccolto i maggiori successi è il ciclismo: 27 titoli italiani, il record dell’ora disabili (38 km 574m), un bronzo alle Paralimpiadi di Atene nel 2004 nella gara ad inseguimento su pista, 6 medaglie ai Campionati Europei (3 argento e 3 bronzo) e 11 medaglie ai Mondiali (2 ori 5 argenti e 4 bronzi).

Fabrizio Macchi racconta come si può superare ogni ostacolo e diventare campioni nello sport: “Non esiste una vera e propria ricetta per diventare campioni, ma esistono delle capacità che ognuno di noi possiede che concorrono per diventare campioni, bisogna trovarle. Ecco questo è il segreto: trovare dentro di noi la giusta strada, le giuste motivazioni per perseguire un obiettivo che ci porti ad essere campioni nella nostra vita. Nel mio caso la malattia ha avuto un ruolo fondamentale per trovare in me le motivazioni per riemergere e trovare la strada per costruirmi una seconda vita. Le doti sportive non te le regala nessuno. La mente poi fa la differenza. La mente la puoi allenare lavorando con tenacia e voglia di arrivare sempre più  lontano, mettendosi in discussione per migliorare ogni nano secondo. La forza dell’uomo sta proprio lì nel perseverare l’obiettivo fino in fondo. Le cose che rendono importanti la nostra vita sono amore, rispetto e dedizione, cosi si riesce ad essere orgogliosi di noi stessi realizzando i propri sogni”. (2)

Sergio Mazzei, Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari, spiega cosa significa essere campioni nella prefazione al mio libro “O.R.A.: Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport”: “A mio avviso, l’essere campioni non significa necessariamente ed esclusivamente primeggiare nelle pratiche sportive ma soprattutto riuscire a realizzare ciò che serve attraverso un processo irto di difficoltà. E’ un campione l’alcolista che attraversa il suo percorso dei 12 passi così come il tossicodipendente che esce dalla sua dipendenza, così come il padre di famiglia che riesce attraverso grandi sacrifici a provvedere ai bisogni dei suoi cari. E’ un campione lo studente che supera gli esami del suo corso di studi o il timido e imbranato ragazzo che riesce a dichiararsi alla ragazza sognata nonostante la paura del rifiuto. Altrettanto è un campione colui che perseverando attraversa tutti gli ostacoli che si presentano nel suo cammino verso la realizzazione dei suoi obiettivi. Anche dal punto di vista della pratica psicoterapeutica è un campione il paziente che ha il coraggio di osservare se stesso e la propria vita e che impara a usare propria consapevolezza. In fondo il campione è colui che spinto dalla propria autoregolazione organismica, che è la funzione che permette agli esseri viventi di raggiungere la salute e la libertà, è capace di assecondarla e favorirla tollerando sofferenza e frustrazione allo scopo di realizzare il proprio obiettivo: esprimere se stesso.” (3)

  1. Idea Sport, Notiziario della CONFOSPORT ITALIA, Anno VII – n. 06 – Giugno 2014, p. 11.
  2. Zanon M., in Sport di più magazine, Anno 5 – N. 21 Gennaio/Febbraio 2013, pp. 60-61.
  3. Simone M., O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport. Aras, Fano, 2013, pp. 18-19.

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta

Specialista in traumi, dipendenze e performance

380-4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net

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