Allenamento slide — 15 luglio 2015

trailDalle risposte di ultramaratoneti alla domanda: “Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?”emerge l’importanza di alcuni aspetti mentali utili nella vita e nello sport. Ad esempio si considera l’importanza dell’autoefficacia, cioè il sapere di sapere fare, la convinzione di poter riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

Importante è anche lo spirito di gruppo che si crea, il condividere le esperienze estreme, l’idea di trovarsi tutti sulla stessa barca, nella sessa situazione ardua da saper gestire e superare.

Si utilizzano anche tecniche di distrazione, di autoconsapevolezza, di visualizzazioni, di auto convincimenti, di ancoraggio.

Inoltre è usuale dividere la gara in obiettivi intermedi e focalizzarsi sul qui e ora. Di seguito le risposte ricevute:

Angelo Fiorini: “Sono proprio i meccanismi psicologici che ti spingono a partecipare a gare estreme, la convinzione che dopo vari risultati positivi, puoi continuare e osare di più e ti convinci che puoi finalmente partecipare alla gara dei tuoi sogni, il traguardo cui ambisce ogni maratoneta: la Sparta Atene, appunto.  Ritrovarti dopo 245 km, sotto la statua gigantesca di Leonida! Un altro meccanismo molto importante è la forza e l’incitamento che ci si trasmette tra atleti che nel frattempo diventano i tuoi compagni di avventura. L’incoraggiarsi, lo spronarsi uno con l’altro, è stato un punto di forza in quelle occasioni, dove eravamo fondamentali uno per l’altro affinché si tagliasse il traguardo, dimenticando la fatica, i dolori fisici che sono tanti.”

Stefano La Cara: “Anche se banale e scontata, la visualizzazione di elementi positivi, soprattutto da vivere al termine della gara, aiuta tantissimo.”

Vincenzo Luciani: “Per correre le ultramaratone deve funzionare bene il cervello e bisogna avere sempre la consapevolezza del gesto fisico che si sta compiendo e calibrare lo sforzo sul livello di preparazione che si ha, senza mai eccedere. Ogni eccesso si paga a caro prezzo sulla lunga distanza.

Bisogna anche avere anche una buona capacità di dissociazione. Intendo dire che la mente deve essere in grado di spaziare, di distrarsi dal gesto fisico che si sta compiendo. Ad esempio io ho adottato un sistema per cui mi incoraggio: dicendomi Forza Vincenzo!. E quindi con questo gesto trasferisco la mia stanchezza e la mia difficoltà a un soggetto esterno a me anche se immaginario. Un’altra tecnica è quella di conversare con altri podisti, di preoccuparsi delle loro difficoltà. Così facendo come per incanto non si pensa ai propri guai e ci si distrae. Non bisogna mai concentrarsi su quanti km mancano. E’ preferibile correre ad obiettivi minimi. Ad esempio in una 100 km io ho sempre corso da un ristoro all’altro, ponendomi l’obiettivo di raggiungere i prossimo ristoro, posto appunto a 5 km e quindi un obiettivo alla portata e così di 5 km in 5 km si arriva alla fine, come nella vita di settimana in settimana si lavora per un anno.”

Ciro Di Palma: “Io m’innamoro della gara alla quale partecipo, quindi faccio di tutto per conquistarla.”

Monica Casiraghi: “Non penso che ci siano meccanismi psicologici, bisogna avere sempre una forte motivazione, essere resilienti e determinati.”

Enrico Vedilei: “La consapevolezza che se non è giornata o non vado, rallento o mi ritiro senza nessun problema o giustificazioni. Credo che sia stata una saggia legge che mi ha portato a correre per 40 anni (quasi, mancano ancora 11 mesi hihihi).”

Francesca Canepa: “Il semplice concentrarsi sul qui ed ora, mettere un piede davanti all’altro sapendo per certo che se la testa tiene il corpo mi segue.”

Valentina Spano: “Non ho mai pensato ‘non ce la faccio’. La mia arma vincente è l’approccio mentale alle gare. Studio il percorso e i ristori, cerco di valutare quali potrebbero essere le cose più difficili da affrontare e mi preparo a farlo, non ho pensieri negativi quando corro. Affronto le gare in modo molto razionale. Io che vivo freneticamente, amo la corsa lenta e le gare che vanno affrontate con calma.”

Dante Sanson: “Un attenzione continua nel comprendere i segnali del mio corpo il cercare di comprendere se sto superando i limiti nel caso stessi per superare i limiti devo rallentare e recuperare le capacità e ritornare lentamente verso il limite aumentando le prestazioni, è una valutazione continua che non ammette distrazioni pena la compromissione delle proprie capacita di chiudere la gara (e quasi un gioco, bellissimo!!).”

Monica Testa: “Un meccanismo psicologico che mi aiuta molto in certi caso è ripetermi proviamo ad andare fino a quella curva, quel l’albero poi il pensiero alla mia famiglia all’arrivo.”

Riccardo Borgialli: “Prima di tutto credo di potercela fare, so che nulla è impossibile se lo si cerca con caparbietà e poi subentrano sempre quelle emozioni che ti spingono ad andare avanti, e dimostrare a se stessi che ce la si può fare.”

Stefania: “Non ho problemi a restare tante ore da sola, testardaggine, perseveranza.”

William De Roit: “La piena fiducia che ho in me stesso! Parto sempre tranquillo!”

Matteo Pigoni: “La sfida con me stesso di dimostrarmi che nulla è impossibile.”

Luca Pirosu: “Testardagine, il non saper perdere con me stesso, e naturalmente una forza interiore che nessuno ti regala.”

Alberto Ceriani: “La sfida con me stesso e ad essere soddisfatto a riuscire a partecipare a gare estreme.”

Susanna Forchino: “Innanzitutto godermi l’atmosfera di festa, guardare il panorama, sentire i profumi e fare quattro chiacchiere, quando si può. Cerco di gustarmi quei momenti e di distrarmi dalla fatica. “

Alina Losurdo: “Determinazione, voglia di soffrire la stanchezza, SERENITA’ PSICOLOGICA. Quest’ultima per me è fondamentale.”

Andrea Accorsi: “Inizialmente credo che giocasse un ruolo primario una forma d’incoscienza. Poi col passare delle varie esperienze il meccanismo ha assunto la froma della ‘coscienza esterrna’, ovvero un secondo io che guarda da fuori ed ogni volta vede qualcosa che, seppur nella sofferenza, gli piace e lo stimola a cercare nuove strade.”

Emma Delfine: “La pazienza perché per correre un ultra io devo programmare il cervello a lungo termine.”

Raffaele Luciano: Nelle gare estreme conta molto l’umiltà, la distanza va rispettata ed affrontata senza presunzione, ascoltandosi interiormente e ascoltando i segnali del proprio corpo.”

Daniele Cesconetto: “Da quel poco che sono riuscito a capire di questo mondo, secondo me ci vuole tanto spirito di sacrificio e una buona dose di follia. E tanta tanta passione.”

Cecilia Poli: “Sicuramente ciò che ci spinge in queste gare è la voglia di conoscersi fino in fondo, di capire come saremmo in grado di reagire in situazioni di difficoltà, perché ciò che conta nei trail è sapersi gestire, saper capire di cosa il tuo corpo ha bisogno, ancor prima che te lo chieda.”

Antonio Mammoli: “Mettersi degli obbiettivi intermedi , arrivarci e premiarsi ogni volta.”

Sara Paganucci: “Penso che il meccanismo che mi spinge a partecipare è la sensaxione di sentirmi appagata.”

Tom Owens: “La mente è particolarmente importante nelle gare lunghe. Positività e fiducia sono così importanti.”

Stefano Severoni: “Resilienza, la capacità di affrontare e superare le situazioni critiche.”

Alessandro Tanzilli: “Sentirmi vivo.”

Vito Intini: “La meditazione. L’introspezione e la convinzione di essere preparato infine anche tecniche di visualizzazioni uso di frequente. “

Filippo Poponesi: “Non pensare a ciò che ci si sta apprestando a fare. Probabilmente, se alla partenza di una 100 km o 200 km o di una 24 ore, o oltre, fossi pienamente cosciente di quanto mi sto apprestando a fare, probabilmente non partirei neanche. Dopodiché penso che noi ultramaratoneti abbiamo una dote che ci consente di “ammortizzare” meglio di altri il tempo che passa. Ogni volta che termino un’ultramaratona cerco di tornare indietro con la mente fino al momento dello Start e mi sembra di essere partito da 5 minuti, sia che abbia corso per qualche ora che per due giorni.”

Manuele Villaseca: “The ability to face very difficult situations and still have positive thoughts. If any negative thought comes to my mind I try to neutralize it and think of good things. Positive attracts positive and negative attracts negative. Every time I start in a race I remind myself that it’s my choice to be there and it’s a mechanism of not feeling sorry for yourself in case you I have a bad moment. Races have ups and downs, just like life. (La capacità di affrontare situazioni molto difficili ed ancora avere pensieri positivi. Se un pensiero negativo mi viene in mente cerco di neutralizzarlo e penso alle cose buone. Positivo attrae positivo e negativo attrae negativo. Ogni volta che inizio una gara ricordo a me stessa che ho  scelto io di essere lì ed è un meccanismo che non ti fa sentire dispiaciuto nel caso in cui abbiamo un brutto momento. Le gare hanno alti e bassi, proprio come la vita.)”

Giovanni Capasso: “Avere fiducia di me stesso, auto convincermi che tutto si può fare con le giuste motivazioni.”

Pietro Salcuni: “I meccanismi sono la determinazione e la voglia di portare a termine una gara per poter gioire al traguardo, una gioia che ti gratifica la mente e ti aiuta ad andare avanti nella vita.”

 

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

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