TuttoCampania — 03 settembre 2010

Si è suicidato l’automobilista che due anni fa travolse ed uccise Salvatore Laureto. Giovanni Esposito di 32 anni, ritenuto dagli inquirenti responsabile della morte del tecnico della Rai di Napoli, che era tesserato per l’Amatori Vesuvio, si è lanciato da una finestra al quinto piano dell’abitazione dove viveva con la mamma a San Giorgio a Cremano, nel napoletano.
L’uomo, in cura da molti anni presso il centro di Igiene mentale della cittadina vesuviana, è morto sul colpo;  il giorno prima aveva accoltellato una giovane donna a Ponticelli, dopo averla assalita mentre di sera rientrava a casa. Le aveva procurato ferite al collo ed al volto, sfiorando con la lama che impugnava la giugulare. La giovane per pararsi dai colpi si era ferita anche ad una mano; in ospedale i medici per la profondità di quelle lesioni le hanno dovuto amputare parzialmente la falange di un dito.
Il gravissimo fatto di cronaca di Ponticelli, periferia di Napoli e l’identificazione dell’uomo avvenuta anche per l’ausilio di alcune telecamere hanno riportato alla cronaca il collegamento con l’altra tragica notizia sulla morte di Salvatore Laureto, avvenuta nell’aprile del 2008. Lo sportivo, molto noto nell’ambiente del running campano, stava percorrendo per un allenamento una via di San Sebastiano al Vesuvio, alle porte del capoluogo, quando un’auto lo travolse, centrandolo alle spalle.
L’automobilista, poi identificato dai militari in Giovanni Esposito, all’epoca ventenne, subito dopo l’investimento fece perdere le tracce, non soccorrendo il povero Laureto, che morì per le gravi ferite riportate nell’impatto. I carabinieri riuscirono comunque ad identificare l’investitore, grazie ad alcuni particolari che li condussero all’auto. Adesso a due anni da quella domenica mattina, Giovanni Esposito, in preda forse ad un violento ed ennesimo raptus ha dapprima aggredito la giovane donna e dopo 24 ore ha messo fine alla sua esistenza.
Di Salvatore Laureto resta il ricordo dello sportivo, dell’amico e del buon padre di famiglia, grazie anche ai premi speciali istituiti da talune organizzazioni.

Autore: Giovanni Mauriello

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Peluso

  • Ernesto D’Acunto

    Mi sono imbattuto per caso in questo articolo e devo dirti, caro amico, che mi è venuta la nausea. Mi chiedo dove era il giudice che ha consentito il rilascio o non ha mai arrestato o fatto sottoporre a cure forzate quel pover disgraziato. Se la donna aggredita fosse stata sua moglie o sua figlia ??????? Viviamo in un mondo che fa proprio schifo in cui ognuno pensa a ‘campare’. Io al suo posto avrei vergogna e lo dico apertamente. D’altra parte , forse è anche colpa della legge, che prevede certe scappatoie ed anche una certa flessibilità ed interpretazione da parte del giudice. Ma questo, secondo me, è mancanza di democrazia e di giustizia perchè si corre il rischio di una giustizia soggettiva, di casta e di comodo. Il discorso si fa allora più complicato, la nausea mi riprende e spero che correre mi aiuti, sempre chè non investano pure me.
    Un saluto
    Ernesto

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