Curiosita slide — 08 settembre 2015

SaraTante donne amanti delle ultracorse e soprattutto delle corse in montagna, nella natura, degli ultratrai. Tra queste ho avuto modo di contattatare Sara Paganucci, disposta a raccontare di se e della sua passione: “L’ultramaratoneta per me è una persona resistente, che non teme la solitudine ma non disdegna nemmeno la compagnia, spesso si parte da soli e si arriva che si è parte di un gruppo. Ho iniziato quasi per scommessa contro me stessa, contro il mio corpo non proprio sano, ho bruciato le tappe facendo una maratona dopo pochi mesi che correvo, poi un’altra, poi una 50km e così via.” Come tanti altri, si inizia per caso, o per scommessa, e si scopre di avere la capacità e la determinazione di riuscire a portare a termine una delle gare che una volta era considerata estrema e che bisognava arrivarci gradualmente, dopo anni di allenamento.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “La passione per la corsa, la voglia di conoscere posti nuovi, il piacere che provo nel soffrire tante ore e la soddisfazione infinita che si prova nel tagliare il traguardo, voltarsi indietro e pensare: ‘ce l’ho fatta!’.” Come tanti altri si parte per un’impresa, per percorrere una distanza quasi impossibile per i non addetti ai lavori, e poi una volta arrivati si guarda indietro e si rimane sorpresi per quello che si è riuscito a fare e questo ti da più sicurezza nella vita quotidiana, nell’afffrontare i problemi quotidiani, comprendi che tutto passa, che tutto è possibile, bisogna impegnarsi con attenzione ed andare avanti con determinazione e voglia di riuscire, di superare il momento presente.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “Ogni volta che soffro per un malore o che non è andata come volevo ma dura poco; dopo pochi attimi penso già alla successiva e stranamente è sempre più impegnativa. ”

Hai mai rischiato per infortuni o altri

problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Fortunatamente ho avuto infortuni che mi hanno tenuto fuori dalle corse per poco tempo, ma ogni volta sento tantissimo la mancanza di quelle belle sensazioni che provo.” Si sperimentano belle sensazioni n questo tipo di sport che ti tiene in attività per diverse ore e riesci a sentire veramente il tuo corpo, i tuoi muscoli, i tuoi apparati, circolatori, cardiologico.”

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? L‘amore per la corsa e la soddisfazione che mi da.” Ci si innamora di questo sport prolungato perché ai modo per conoscerti meglio per stare tanto tempo con te stesso, scoprire chi sei, cosa sei, da dove vieni, dove vuoi andare, è una sorta di elaborazione, una sorta di autoterapia.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Ad oggi non credo di aver raggiunto il mio limite, forse perché penso che i limiti non esistono, è la nostra mente che li crea, il mio motto è ‘fin dove la mente arriva, l’uomo può!’” Questa disciplina dove si contatta il limite aiuta a comprendere che se vogliamo possiamo, se riusciamo a sognare qualcosa è possibile anche realizzarla.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Penso che il meccanismo che mi spinge a partecipare è la sensazione di sentirmi appagata.”

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Potrei dire che è stato il passatore, nonostante l’avessi preparata per mesi, sono arrivata lì tesa come una corda di violino, mi sono sentita male di stomaco quasi subito e grazie all’aiuto morale e la compagnia di mio marito e alcuni amici, mi sono trascinata per 80km e ho tagliato il traguardo.”

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Nessuna, ovviamente con una buona base alle spalle.”

C’è una gara estremi che non faresti mai? “No nessuna, prima o poi riuscirò a farle tutte.”

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “Questa è proprio una bella domanda, forse la curiosità di vedere fin dove posso arrivare?”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “I miei familiari pensano che sono pazza ma vedono che sono più tranquilla e soddisfatta quando corro. All’inizio erano un po ‘gelosi’ del tempo che sottraevo loro, adesso mi seguono e mi sostengono nelle gare.” L’innamoramento e la passione per le lunghe distanze toglie tempo e spazi al lavoro e alla famiglia, ma il benessere percepito dall’atleta è tanto ed oi famigliari.”

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Partecipare ad una gara estrema è solo il completamento di un periodo di sudore, sacrificio e dubbi che si protrae per mesi, ma che ti da tanta emozione e soddisfazione.”

Ti va di raccontare un aneddoto? “Un aneddoto può essere il gallo che ti riconosce e saluta con un bel ‘chicchirichi’ a inizio e fine allenamento, ogni giorno, indipendentemente dell’orario in cui ci si allena, fantastico!”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Che sono una persona forte e allegra, che non si perde mai d’animo, nemmeno nei momenti più difficili.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “La mia vita non è cambiata molto, se ho molti impegni mi alleno all’alba o dopo il tramonto.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Rifarei tutto come prima perché gli errori, se pur dolorosi, mi hanno insegnato più delle vittorie.”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Prendo la vitamina D perché il mio fegato non la metabolizza, glucosamina per le cartilagine (su consiglio del l’ortopedico) e aminoacidi e sali solo nelle gare lunghe.”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? “Per motivi di salute vengo monitorata ogni 4/6 mesi con analisi e ecografie, quindi non faccio altro.”

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “No mai, il mio medico di base dice che prima o poi ‘morirò di corsa’, i medici che mi seguono all’ospedale sono fieri e orgogliosi.”

Hai un sogno nel cassetto? “Si ne ho 3: MDS (marathon de sables), UTMB (ultra trail monte bianco), TOR DE GIANT, l’ultramaratona ti entra dentro e se si sta troppo senza farne se ne soffre la mancanza!).

Matteo SIMONE

Psicologo dello sport, Psicoterapeuta

www.psicologiadellosport.net

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