TuttoCampania — 27 dicembre 2016

sanpaolo2Durante una competizione sportiva, per quanto fosse a livello amatoriale, difficilmente lo spirito di squadra e di amicizia prevale sull’agonismo. Come è giusto che sia, ognuno in gara cerca di dare il massimo per dimostrare, prima di tutto a se stesso, che i duri allenamenti e i sacrifici cui si sottopone quotidianamente, o poco meno, ripagano al livello di prestazione.

Migliorarsi, seppure di pochi secondi, è una soddisfazione che ripaga ma forte è il rischio di mettere in secondo piano valori fondamentali quali la famiglia.

Inoltre, quando si gareggia, forte è il rischio che molte amicizie vadano in frantumi perché molti runner giungono a identificare perfino nel proprio compagno di squadra l’avversario da battere solo per potersi poi pavoneggiare di averlo lasciato dietro.

Credo di non sbagliare sostenendo che queste condizioni di agonismo, per quanto esasperanti, aleggiano in ogni team.

Quanti runner di medio livello sognano di poter arrivare una volta tutti insieme al traguardo, veloci e lenti? Che più veloci, per una volta, antepongano il risultato cronometrico per aiutare gli altri a non restare distanziati aiutandoli fino all’arrivo?.

Sarà dipeso dal clima natalizio che si respirava ancora nell’aria, o forse più realisticamente dalla pesantezza accumulata nelle gambe a causa dai pantagruelici pranzi natalizi, fatto sta che ieri alla San Paolo Sport Day la Pozzuoli Marathon, squadra per cui mi onoro di indossare la maglia, è arrivata non solo compatta all’arrivo ma la collaborazione tra i vari “top” e gli altri runner ha consentito che Teresa, una delle signore che corrono con noi, realizzasse il personale sui 10 km.

Confesso che, se prima del via, mi avessero prospettato una situazione simile, poco ci avrei creduto. Non perché non mi fidassi dei miei compagni di squadra. Ma perché so bene che, per quanto possano essere alti gli ideali alberganti nell’animo di un runner, poco sono quelli che poi, una volta partiti, riescono a resistere alla tentazione di tenere i passo o di non farsi sorpassare da chi è meno forte o al proprio livello.

È difficilissimo tenere a bada la foga agonistica. Pochi ci riescono. E quando succede, chi li conosce, presume che quell’improvvisa filantropia altro non fosse che risultato di qualche leggero problemino fisico che li condizionava impedendogli di tirare.

Ieri davvero i “top” runner della PM – Pasquale Bandiera in testa – hanno riposto l’ascia di guerra per aiutare gli altri affinché si arrivasse tutti insieme al traguardo mano nella mano.

Consapevole che più di tutti Teresa avrebbe faticato a tenere il passo del gruppo, Pasquale le si è affiancato dal primo chilometro e per tutta la gara le ha dato suggerimenti perché riducesse al minimo la fatica.

Per non lasciare nessuno dietro, Gianni, il segretario della società, in alcuni tratti, quando era evidente che alcuni si attardavano, ha suggerito che camminassimo veloci in maniera da aspettarli senza raffreddarci.

Ascoltare gli unanimi commenti di soddisfazione e apprezzamento che ci facevano i rappresentanti degli altri team, alcuni addirittura riprendendoci o fotografandoci, mi ha fatto sentire orgoglioso di fare parte di questa società.

E quando, a meno di 700 metri dall’arrivo, sono stato costretto a fermarmi per un improvviso risentimento alla coscia, il dolore maggiore non era quello fisico ma il pensiero di non poter arrivare al traguardo insieme agli altri.

Per fortuna su suggerimento di Pasquale il quale, avvertito di quanto mi era successo, era tornato indietro per sostenermi e spronarmi perché non mollassi a pochi metri dalla meta, ho stretto i denti e ho raggiunto gli altri che simpaticamente avevano rallentato per aspettarmi.

A cento metri dall’arrivo ci siamo presi tutti per mano, formando una lunga corda rossa che tagliava di traverso la pista di atletica, e abbiamo aumentato per far sì che Teresa realizzasse il proprio sogno di fare il personale sulla 10 km. L’urlo liberatorio che ha lanciato al cielo, appena ha tagliato il traguardo, e l’abbraccio commosso con cui ha ringraziato Pasquale per averla sostenuta per tutta la corsa, la dicono tutta su quanto ci tenesse a migliorarsi.

Non so se in futuro rivivremo una situazione del genere. Tuttavia credo che quello che è successo ieri al San Paolo abbia lasciato in chi lo ha vissuto un piacevole ricordo che difficilmente il tempo potrà cancellare.

A volte si può vincere anche arrivando ultimi!

Vincenzo Giarritiello

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