Maratone e altro slide — 05 novembre 2015

Roldano MarzoratiInteressandomi ed appassionandomi ultimamente alle gare di lunga distanza ho sperimentato la partecipazione alla 24 ore di corsa a piedi. E’ stata un’esperienza entusiasmante, estenuante, stancante, medidativa, osservativa. C’è un mondo dietro questo tipo di gara che per riscuotere successo e permettere ai partecipanti di correre per tante ore devono inventarsi di tutti i colori prevedendo partenze diversificate di gare all’interno della gara più lunga di 24 ore.

Il vincitore è stato l’atleta Nazionale Diego Ciattaglia che ha raggiunto quota 221km, la gara femminile è stata vinta da Aurelia Rocchi che ha raggiunto i 167km circa mentre Roldano Marzorati, contentissimo è riuscito a raggiungere i 200km piazzandosi secondo.

Un po’ di tempo fa feci alcune domande a Roldano e riporto le risposte di seguito.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Libertà di correre con meno tensioni interne ed esterne.”

In realtà durante le 24 ore ho avuto modo di osservare qualche volta Roldano notando sempre la sua serenità, sicurezza, postura corretta.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Dal mezzo fondo in età giovanile alla maratona da adulto per poi praticare, intorno ai 40 anni, duathlon, triathlon lungo e MTB lunghe distanze, poi ritorno al trailrunning e ultramaratone e 6 giorni di corsa non stop.”

Si è capito che a Roldano piace lo sport prolungato, sembra essere un atleta resistente e resiliente.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “Uscire fuori dal gregge mi motiva, partecipare a gare che non sempre si è sicuri di potere portare a termine mi motiva, fare nuove conoscenze con un variegato mondo di persone non comuni, mi motiva la preparazione (allenamento), mi motiva tutto il percorso che porterà alla gara.”

In realtà sono risposte che ho raccolto anche da altri ultramaratoneti, la voglia dell’andare fuori dall’ordinario, di uscire fuori dalla zona di confort, in realtà mi ci ritrovo con queste risposte posso dire che mi sento in sintonia con Roldano, lo comprendo. E’ stato bello prima della partenza alla 24 ore riconoscere i vari atleti, salutarli, abbracci, pacche sulle spalle, senza spirito competitivo estremo, senza clima di tensione per il pre-gara, senza il timore di non far bene in gara.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “Essere un ultramaratoneta per me è un abito mentale fa parte della mia giornata. È parte della mia vita.”

In effetti essere ultramaratoneta diventa uno stile di vita, una filosofia.

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Per il momento no, ma il confine è labile.”

In questo tipo di sport prolungato bisogna fare molta attenzione alla propria salute fisica, è importante rispettare il proprio corpo, i segnali che mandano i propri distretti muscolari o articolari.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Piacere, puro piacere, sfide non stop fra me e la montagna, la strada.”

Quello che ti permettere di continuare in questo sport non sono solo le endorfine che vanno in circolo, ma il puro piacere del gesto sportivo, dei paesaggi, delle sfide, degli incontri con altri che condividono la tua passione, che ti comprendono che sono sulla tua stessa lunghezza d’onda.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Ridurre la gara in frazioni, entrare in una sorta di trance vigile.”

In effetti lo sport prolungato prevede delle strategie mentali che ti permettano di non abbandonare la gara anzitempo, ti capita di partire per una gara di 24 ore ed inizi a pensare alla fine della mezz’ora che hai ancora da percorrere ltre 47 mezz’ore, ma riesci a mettere in atto dei meccanismi mentali che ti riportano al qui e ora e al momento presente a correre, a stare sveglio o a distrarti per avanzare con i metri e i chilometri e a trascorrere tanto tempo in piedi facendo sport osservando, facendo attenzione, alimentandoti ed avendo comunque un approccio medidativo.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Gran Raid des Pyrènèes, 160 km con 10000 metri dislivello positivo.”

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Non c’è una gara, una volta valutata distanza e dislivello, e deciso che è alla mia portata parto convinto di portarla a termine.”

Partecipare a una gara diventa un progetto, uno studio del territorio, della difficoltà, delle risorse personali possedute che ti possano permettere di portare a termine la gara.

C’è una gara estremi che non faresti mai? “Le gare in Alaska in pieno inverno con il rischio di morire per congelamento.”

Ci deve essere comunque un limite da rispettare e bisogna conoscersi molto bene per non incorrere in rischi gravi per la propria salute.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Una vacanza dalla noia, dalla routine di tutti i giorni, un’avventura.”

Si diventa avventurieri del limite, alla ricerca di sensazioni forti, di emozioni nello sperimentarsi in competizioni ardue e difficili.

Ti va di raccontare un aneddoto? “Anni fa correvo e facevo triathlon ma non mi ero mai avvicinato all’ultramaratona perché la consideravo una cosa massacrante e oltre la mia preparazione. Un giorno chiacchierando con la mia compagna che mi stava seguendo in bici mentre correvo, lei mi disse che per le qualità atletiche di resistenza e tenacia avrei potuto fare la 100 km del Passatore: è bastata questa affermazione per farmi rivalutare la mia riottosità all’ultramaratona ed una settimana dopo mi sono iscritto e 2 mesi dopo l’ho portata a termine con un buon crono. La cosa strabiliante è che ho adottato la stessa tecnica con lei ed ha funzionato!! Ora la mia compagna è in Nazionale 24 h ultramaratona!”

Non si finisce mai di sorprendersi, ognuno di noi h a risorse inaspettate ed a volte per caso si scopre di essere portati per qualcosa di inaspettato che poi ci piace e ci appassiona.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Grande resilienza, aumento della autostima, a volte però quando esagero con gli allenamenti sono anche facilmente irritabile.”

Resilienza e autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per non arrendersi mai e per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Non ho famiglia in senso stretto, ho una compagna che condivide al 100% la mia Passione.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Mi sarei dedicato un po’ prima all’ultramaratona, sarei rimasto più accanto ai miei figli.”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Antinfiammatori ma in quantità minima, ferro, aminoacidi a catena ramificata. Sono Vegano è non assimilo facilmente ferro, BCAA perché ho notato, anche in considerazione della mia età (56 anni), un recupero più veloce.”

Nonostante l’età, nonostante l’alimentazione vegana, Roldano, come alcuni altri ultramaratoneti, riesce ad eccellere nello sport di endurance.

Matteo Simone

380-4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net

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