Maratone e altro — 16 giugno 2010

A Vienna registriamo un eccellente risultato della nostra Ilaria Fossati, che dopo i risultati non straordinari delle prime gare italiane, è andata caparbiamente a cercarsi una corsa dove fosse possibile fare il tempo e ci è riuscita in pieno. La gara di Vienna è in realtà una piccola corsa in circuito, con una quindicina di partecipanti, organizzata dal locale club Sri Chinmoy, ma la tranquillità dell’ambiente e la familiarità degli organizzatori riescono spesso ad attirare atleti di un certo spessore. Maria Ilaria Fossati può a buon diritto annoverarsi fra costoro. In gara è arrivata seconda assoluta, preceduta solo da un giovanissimo austriaco esordiente, ma quel che più conta è che ha realizzato un grande crono: 8:31.44, seconda italiana dell’anno dietro Sonia Ceretto. Complimenti, Ilaria!
A Biel, in Svizzera, si è invece corsa la 100km più classica d’Europa. Si tratta di una corsa in notturna, su di un percorso che attraversa anche un bosco, che viene organizzata dal 1970 e che ha sfornato sempre buoni risultati. Il tempo incerto non ha favorito l’edizione di quest’anno, appesantendo le prestazioni cronometriche, ma senza nulla togliere al fascino di questa gara. Hanno dominato i padroni di casa, con David Girardet (7:31.01), Adrian Grobli 7:31.37 e Dan Ubersax (7:36.49), in una gara molto combattuta risolta solo nel tatto finale.
Le prime donne sono state la giovane tedesca Branka Hajek (8:46.30), seguita da Deborah Balz (8:51.43)
Intanto il campionato nazionale finlandese si disputava sul classico percorso della Suomi-Juoksu, a Pernio. In evidenza due giovani esordienti: Tomi Halme (1985) che se ne andato dopo neanche metà gara ed ha vinto con largo margine in 7:57.53. Alle sue spalle Aki Sakkinen (1983) ha regolato il gruppetto dei più esperti in 8:40.24
Il campionato nazionale australiano quest’anno è stato disertato dai nomi più conosciuti. Sul duro percorso ondulato della Gold Coast, battuto dal vento, ha prevalso Dean Cook (738.18) davanti a Andrew Lee (8:03.30) mentre la prima donna è stata Kerrie Bremner in 8:55.45


Nemea-Olympia



Nell’antica Grecia non si disputavano solo i Giochi di Olympia, ma anche molte altre manifestazioni dello stesso tipo. A Corinto si facevano i giochi dedicati al mare, caratterizzati da competizioni acquatiche, a Delfi in onore di Ermes si facevano soprattutto gare giovanili, ed infine a Nemea, nel Peloponneso, si gareggiava molto nelle prove di forza, dal momento che i giochi erano dedicati ad Eracle. Inoltre competizioni periodiche si fecero, per molti secoli, anche nelle principali città, fra le quali erano famose le “Panatinaike” che in Atene riunivano tutti gli ateniesi, anche quelli sparsi per le innumerevoli colonie. La tomba dell’Atleta di Taranto, che tante notizie inedite ci ha fornito, era dedicata appunto ad un plurivincitore in Atene, di cui ignoriamo il nome.
Ai giorni nostri, sulla scia della mitica Spartathlon, da qualche anno si corre per 180 chilometri da Nemea ad Olympia, ricalcando semplicemente il viaggio che innumerevoli spettatori compivano per recarsi ad Olympia. Gli organizzatori hanno fatto grazia ai corridori, scegliendo una data meno infernale del classico mese di agosto, ma anche così i disagi non mancano.
La gara trova sempre maggiori adesioni, tanto è vero che quest’anno si sono avuti 40 arrivati, provenienti da tutta Europa. Mancano ancora i giapponesi, ma siamo sicuri che arriveranno presto. Ha vinto il tedesco Jan Prochaska, un corridore che ha avuto anche occasione di vestire la maglia nazionale del suo Paese, che ha impiegato 18:34.08 per coprire i 180km del percorso e per scavalcare le montagne centrali del Peloponneso. Seguono lo spagnolo Eusebio Bochons, distanziato di quasi tre ore, e il belga Hamlinck. La prima donna è stata la svizzera Emilia Rais, in 24:25.27


24 ore


A Roche-la-Moliere si è corso il campionato nazionale francese delle 24 ore, poche settimane dopo il mondiale. Questa circostanza giustifica il fatto che tutti i migliori fossero assenti, ma non per questo la gara può dirsi modesta. Ha vinto Denis Morel con 235.322km, seguito da Ludovic Dilmi (234.296), Denis Dupoirieux (226.168) e Rudy Wedlarski (222.104). Ancora meglio le donne, gara vinta da Cecile Nissen con un significativo 218.040, e bene anche le piazzate Pascale Bouly (200.768) e Florence Gay (200.768).


Antibes


L’antica Antipolis venne fondata dagli ateniesi per fare da contraltare alla spartana Nikaia (Nice) a sua volta creata dagli abitanti di Massalia (Marsiglia) per celebrare una vittoria dei potenti guerrieri dal mantello rosso. Come dire: guardate che anche noi siamo qui, e vi teniamo d’occhio.
Ai giorni nostri da tenere d’occhio c’è solo la follia di una pattuglia di signori/e, per lo più non proprio giovanissimi nel corpo, ma talvolta quasi adolescenti nell’animo. Beati loro!
In questo posto la moderna follia degli “alieni” della corsa da qualche anno ha ricavato un breve percorso piuttosto disagevole, da ripetere infinite volte, tante quante ciascuno riesce a fare nel tempo di Sei Giorni. La gara ha saputo occupare un suo spazio pià che dignitoso, nel panorama di competizioni che negli ultimi anni hanno rilanciato una distanza che era molto popolare alla fine dell’Ottocento. Ricordiamo infatti che già il 2 dicembre del 1888 il 29enne professionista inglese George Littlewood seppe percorrere 1003 chilometri e 832 metri sulla piccola pista indoor del Madison, a New York. In quell’occasione egli battè il record stabilito nel febbraio dello stesso anno, e sulla stessa pista, dall’americano James Cathcart (1000.613).
Imprese che ai tempi nostri solo pochissimi atleti sono stati in grado di replicare, cominciando dal grande Yiannis Kouros, attuale primatista del mondo con 1036.800km.
Per noi italiani, c’è subito da segnalare la nuova Miglior Prestazione Italiana (così facciamo felici i “puristi” della burocrazia) realizzata da Angela Gargano, che ha percorso 562.330km dando prova di una solidità morale a prova di bomba e di una saggezza in corsa che fanno invidia a molti. Il precedente record apparteneva ad un’altra solida pugliese, Carmen Fiano, che in questa stessa gara realizzò 522.853km nel 2008. Prima di loro altre due italiane si sono cimentate in questa prova: Monika Moling, che nel 2002 realizzò 484.412km a New York, e Maria Teresa Nardin, che nel 2004 fece 522.248km a Erkrath.
La gara femminile è stata vinta dall’olandese Ria Buiten (798.480), davanti alla spagnola Cristina Gonzalez (654.080) ed alla specialista tedesca Martina Hausmann (619.159). Fra i maschi, nelle ultimissime ore di corsa ha prevalso il francese Olivier Chaigne (850.647) sullo svizzero Christian Fatton (842.254) ed il francese Christain Mauduit (812.089). C’era anche Aldo Maranzina, che ha chiuso con 479.928km
Nelle gare di contorno si segnala il ligure Vincenzo Tarascio, che ha percorso km.309.435 nelle 48 ore, lontano quasi 100 chilometri dal fantastico record di Tiziano Marchesi.


 


 

Autore: Franco Anichini

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