Maratone e altro — 14 settembre 2009

Italiani a tappe


Normalmente in questa rubrica non ci occupiamo delle corse a tappe, neppure quando la natura del percorso e la lunghezza dei tracciati consentono di classificarle fra le ultra. Nel caso di gare particolarmente famose (es.: Marathon des Sables) ne diamo conto brevemente, come abbiamo fatto di recente con la Trans-Europa-Lauf. In questa scelta, opinabile fin che si vuole, siamo in compagnia dei maggiori siti mondiali che si occupano di ultrafondo.
Però in qualche caso un piccolo spazio di attenzione bisogna dedicarlo, e volentieri, a prove, specialmente estive, che vedono italiani presenti e farsi onore.
Riferiamo quindi della bella prova di Andrea Accorsi e Monica Barchetti, che hanno scelto una corsa tutta nuova, la Trans-Slovenia che parte dal confine ungherese di Hodos per approdare all’istriana Pirano dopo cinque tappe (66-91 km) per un totale di circa 400km da correre in condizioni di semi-autosufficienza, tranne un paio di postazioni per tappa che disponevano di bevande. Andrea ha terminato al secondo posto, alle spalle dello sloveno Zdravko Baric, mentre Monica ha conquistato il primo posto davanti alla tedesca Sylvia Rehn, piuttosto conosciuta anche in campo internazionale.
Il confine attuale fra Ungheria e Slovenia è stato determinato dalle vicende della seconda guerra mondiale, quando varie porzioni del territorio ungherese sono state aggregate a Stati confinanti. Molti anni addietro un grande amico ungherese, il prof. Mihaly Nemessuri, diceva scherzando (ma non troppo): l’Ungheria non ha mai fatto guerra a nessuno, ma ogni volta che gli altri ne hanno fatta una, alla fine l’Ungheria si è ritrovata sempre più piccola…
Ancora: nel nord-Europa si è partiti da Berlino per raggiungere Usedom, sul Baltico, nella Baltic Run, 324km in 5 tappe, fra 59 e 72km ciascuna. Qui erano presenti Angela Gargano e Michele Rizzitelli. Angela ha concluso al quarto posto mentre Michele si è ben difeso con un ventesimo posto, a confronto di una concorrenza piuttosto numerosa ed agguerrita.
Una corsa molto particolare è la Goretex Trasnlapine Run, gara a tappe per coppie, che parte dalla Germania (Obersdorf), attraversa l’Austria e la Svizzera e si conclude in Italia, a Laces in provincia di Bolzano. Si tratta di otto tappe in tutto, per un chilometraggio complessivo di 230km e 15.500 metri di dislivello positivo. La formula a coppie impone che il tempo venga preso all’arrivo del secondo componente della squadra: in altri termini i due hanno l’imperativo di correre insieme aiutandosi l’un l’altro a superare le difficoltà e le crisi. Qualcosa di simile avviene nella corsa di 42km per terne Monza-Resegone.
Nelle tre categorie previste erano presenti diverse coppie italiane, che si sono ben comportate.
Nella categoria maschile hanno vinto i britannici Symonds/Owens davanti ai tedeschi Gieselberger/Veith mentre i nostri Roland Usele e Michael Fischer hanno conquistato un bel terzo posto. Fra le donne invece a vincere sono state le alto-atesine Irene Senfter e Petra Thaler, seguita da un’altra coppia italiana, Elisabeth Egarther e Martina Pfeifhofer.
Infine nella categoria riservata alle coppie miste la vittoria è stata ancora britannica, con Angela Mudge e Ben Bredsley, davanti ai connazionali Robertson e Morgan, ed ai fratelli Annemarie e Uli Gross, grandi ventiquattristi che già hanno fatto cose egregie ed altre ne aspettiamo.
Questo largo successo britannico si spiega anche con la popolarità sempre crescente che in quel Paese stanno riscuotendo le corse su percorsi accidentati. Mancando di grandi montagne, si sono specializzati in maratone e UM sulle coste, spesso alte e quasi inaccessibili ma percorse però da sentierini mozzafiato. Si contano almeno quattro challange, ognuna formata da 6-7 maratone ed ultra.


 

100 e Lode – Angizia- Seregno – Buttrio

Cominciamo da oggi ad inserire anche alcune gare italiane, cosa mai fatta in questa rubrica che nasceva come dedicata solo al livello internazionale. In primo luogo citiamo una nuova 100km, quella organizzata ad Isola Vicentina e denominata 100 e lode, dove la lode si intende come assegnata a tutti coloro che ci hanno provato. Corsa dura a causa dei saliscendi anche molto impegnativi che la caratterizzano, ma alla fine al traguardo dei 100km fatidici ci sono arrivati in 124, che non sono davvero pochi! Vincitore è stato il trentasettenne Stefano Masetto che ha chiuso in 7:29.20, crono davvero molto, molto buono. Nel 2008 questo atleta ha chiuso una maratona in meno di 2:40, il che significa che si tratta di un altro sperimentato “seconda schiera” che cerca e trova fortuna sulla distanza più lunga. Seguono Remo Lavarda (8:20.30) e Gastone Barichello (8:29.01). Anna Marchetti ha prevalso fra le donne in 11:18.32, davanti a Natalina Masiero in 11:47.25. Si sono fatti onore anche i “vecchietti” ultra-settantacinquenni, che hanno dato vita ad una gara nella gara: Zola (1933) 14:59.19, Fagnani (1924!) 16:08.05, Anna Bonato (1933) 17:06.23, Bernardi (1929) 18:36.57, D’Ascenzo (1934) 18:52.25. E’ veramente un peccato che il percorso non fosse certificato e la gara non omologata Fidal, per cui queste prestazioni non potranno figurare nelle statistiche annuali.


A Luco dei Marsi, nel tormentato Abruzzo, si è corsa una bella Sei Ore, intitolata alla dea Angizia, che ha visto una grande partecipazione, mossa anche da un bello spirito di solidarietà verso quelle terre. Qui il vincitore è stato Romeo Venditti, classe 1966, anche lui buon maratoneta, che ha siglato un risultato interessante: 82.032km. Seguono Carlo Ascoli (77.975) e Antonello Martucci (76.989). Katia Alcherigi, del 1974, è stata la prima donna (63.516), davanti a Giovanna Zappitelli, attivissima promoter Iuta, (62.789) e Sara Valdo (60.298)


A Seregno, nei pressi di Milano, si è corsa la 6 ore della Porada, abbinata ad una steffetta 6×1 ora. Qui la partecipazione è stata inferiore a quella di Luco dei Marsi, per ragioni molteplici, ed risultato tecnico ne ha risentito. Forse il calendario comincia veramente ad essere troppo denso. Ha comunque vinto un giovane, Matteo Ghezzi classe 1983, che ha realizzato 74.363km, davanti a Paolo Panzeri (72.135) e Fabio Busetti (71.485). Appassionante la gara femminile, risolta in volata fra Anna Duse (70.712) e la gloriosa Lorena di Vito (70.707).


Infine a Buttrio si è corsa un’altra Sei Ore, anche qui abbinata ad una staffetta (24×1 ora), organizzata alla grande da Ivan Cudin, che è in preparazione per l’ormai imminente Spartathlon. Lo stesso Ivan ha realizzato la prestazione migliore, 79.535km, che è risultato di rispetto, anche perchè ottenuto nonostante una serie di disturbi digestivi che lo hanno costretto a ben sei soste.

6 giorni Goteborg

K.G.Nystrom è stato un buon maratoneta, ma anzichè appendere le scarpette al chiodo, quando è stato il momento, si è dedicato a dare visibilità ai corridori di lunga lena, creando un sito molto interessante e documentato sugli avvenimenti del grande Nord. Non sazio, si è dedicato anche ad organizzare manifestazioni, fra cui questa Sei Giorni di Goteborg, che ha avuto un buon successo raccogliendo concorrenti da mezza Europa, nonostante la coincidenza con la 48 ore di Skovde.
Alla fine è stato premiato anche da un eccellente risultato tecnico. Infatti il danese Lars Christoffersen, non nuovo ad ottime prestazioni, ha siglato un totale finale di 854,100km, una prestazione che lo piazza al primo posto dell’anno proprio davanti a Laborie ed in evidenza anche nella lista all-time.
Molto bene, alle sue spalle, anche il francese Christophe Laborie, qui con 751.170, e il danese Per Brolling (723.430). Fra le donne si è fatta notare l’australiana Sarah Barnett, compagna d’avventura di Jesper Olsen per un tentativo di giro del mondo, interrotto in un ospedale africano, che qui ha percorso nei sei giorni 713.940km, terza prestazione mondiale dell’anno, poco davanti alla francese Christine David (703.720) ed alla tedesca Martina Hausmann (682.550).
Lo stesso Jesper Olsen ha corso per un paio di giorni, coprendo 261,340km, mentre K.G. non si è fatto mancare un’apparizione in gara, per un totale di 286.890km, negli intervalli ritagliati fra gli impegni organizzativi.

Madeira 100km trail

L’isola portoghese di Madeira, al largo delle coste africane in pieno Oceano Atlantico, oltre a produrre un otimo vino dolce da meditazione, da qualche tempo ha individuato nelle corse ultra in natura un ulteriore tassello da aggiungere alla sua promozione turistica. Il risultato sono belle corse, molto impegnative, ed un certo rilancio delle discipline UM che in passato hanno visto il Portogallo esprimere una grande campionessa quale Alcira Portela Lario, capace di correre in 7:34.27 nel 1994.
La 100km di Madeira attraversa tutta l’isola, naturalmente andando a cercare le sue montagne più impegnative. Per raggiungerle i corridori devono prima transitare per un lungo tunnel di 2300 metri, che a sua volta rappresenta una difficoltà non secondaria. Poi arrivano il Pico Rulvo (1862m) ed il Pico do Arleiro (1815m). Alla fine ci sono arrivati in 32, tutti preceduti dal locale Armando Teixeira, che ha preceduto francesi, spagnoli, tedeschi e brasiliani, impiegando 14:35.00. La prima donna è stata la spagnola Jazmina Benitez in 24:32.38.

San Pietroburgo

A fine estate si disputa la tradizionale Ispitai Sebia, una manifestazione incentrata sulle 24 ore, ma che prevede anche una 100km. Le prime notizie su questa gara risalgono addirittura agli anni ’70, quando il regime scoraggiava qualsiasi attività sportiva che non rientrasse nel programma olimpico.
Buona partecipazione (55 arrivati) provenienti fin dalla lontana Yakuzia, ovvero la terra di Derzu Uzala (ricordate?). Ha vinto Vladimir Tivikov (233.410) davanti a Igor Korolev (231.300) e Vasiliy Popov (222.808). La migliore fra le signore è stata Irina Reutovich (215.246) davanti a Galina Eremina (212.871).
Nella 100km, considerata una corsa di contorno, hanno vinto Aleksei Arefyev in 7:21.15 ed Elena Simutina in 8:55.28

Winschoten e Uppsala

La gara olandese di Winschoten è una classica dei 100km: si svolge da molti anni, sempre sullo stesso circuito di 10km, e svariate volte è stata sede di Campionati del Mondo o Europei.
Quest’anno era valevole solo per il campionato nazionale olandese, ma gli organizzatori hanno pensato bene di invitare alcuni grandi corridori stranieri, in modo da mantenere un alto livello qualitativo, e ci sono riusciti. Vincitore è stato il vice-campione del mondo di Tarquinia, il polacco Jaroslaw Janicki, che non si è neppure dovuto impegnare più di tanto, ed ha chiuso in 6:53.59. Alle sue spalle l’americano Chad Ricklefs (7:18.44), il céco Daniel Oralek (7:22.15) ed il primo degli olandesi, Martin Ketellapper (7:32.35). Fra le donne è da segnalare la notevole impresa di Anne-Cecile Fontaine, mondiale delle 24 ore, che ha impiegato 8:20.31, pur senza alcuna opposizione. Stavolta non ha attuato la tattica di alternare marcia e corsa…
Parallelamente si è corsa anche una 50km, valevole per il trascurato IAU-Trophy, che è stata utilizzata dai belfgi per qualificarsi. Ha vinto Kris Cauwels in 3:16.26
Contemporaneamente si corsa anche la qualificazione in Svezia, anche qui ignorata dai locali ma utilizzata dai lituani, che hanno guadagnato le prime tre posizioni con Andrius Ramonas vincitore in 3:13.20 seguito da Vytautas Grazys in 3:15.13. Livello modesto, come si vede.
La contemporanea 100km ha risentito a sua volta delle troppe ultra ammucchiate in breve tempo, fornendo vincitori volenterosi: Torkel Skogman (8:24.25) e Elisabet Karlsson 9:55.30


 


 

Autore: Franco Anichini

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Peluso

  • franco anichini

    una misurazione finale accurata migliora il risultato di Ivan Cudin: 80.139 – complimenti!

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