Maratone e altro — 31 agosto 2010

Davos


Da molti anni a Davos, Svizzera, si corre una classica europea su di un percorso di 78 chilometri che la classifica fra le corse trail, a causa dei numerosi tratti di montagna fuori strada. E’ una corsa molto ben partecipata, sia come numero (oltre 1000 arrivati) che come qualità. Nell’albo d’oro di questa manifestazione troviamo infatti i più bei nomi del gran fondo europeo, e spesso mondiale. Fra i nostri, in passato, citiamo alla rinfusa Mario Fattore, Giorgio Calcaterra e Monica Casiraghi, tanto per chiarire il concetto.
Ed infatti anche quest’anno il vincitore è un atleta di tutto rispetto, perchè si tratta dello svedese Jonas Buud, un personaggio di primo piano anche nelle distanze classiche.
Alle sue spalle sono arrivati il francese Thomas Lorblanchet, campione mondiale IAU in carica, lo svizzero Jean-Yves Rey ed il sud-africano Johan Oosthuizen, che più volte si è fatto onore nelle Comrades.
Solo ottavo è arrivato lo specialista ungherese Csaba Nemeth, ed ancor più indietro troviamo un deludente Giorgio Calcaterra, arrivato 13^, un posto avanti a Mohamed Ahansal, il marocchino più volte vincitore della Marathon des Sables. Giorgio ha impiegato circa un’ora più di Buud. Ancora più indietro troviamo Mario Fattore, che in passato questa corsa l’ha anche vinta.
In campo femminile successo per la specialista svizzera Jasmin Nunige, davanti a Maja Meneghin e Corinne Zeller. L’unica italiana di rilievo, Cristina Zantedeschi, è arrivata 17^, staccata di due ore rispetto alla vincitrice.

Badwater

Per il ventiquattresimo anno i corridori più tosti del pianeta si sono dati appuntamento nel luogo più aspro che si possa immaginare: la Vallle della Morte. Situata ai confini fra California e Colorado, questa vallata desertica ha la caratteristica di trovarsi ben sotto il livello del mare, complice lo sprofondamnento di una falda vulcanica su cui posa e che origina dal Monte Whitney. Ed è appunto sulla montagna che la corsa trova finalmente il suo traguardo, ad oltre duemila metri di quota, tutti da scalare dopo aver corso l’intera vallata desertica. La temperatura del fondo valle può arrivare a toccare i 50° centigradi.
Le mitiche 135 miglia di questa corsa, davvero unica al mondo, hanno salutato quest’anno il trionfo di Zach Gingerich, un trailer esperto ma non anziano, che ha impiegato 24 ore 44 minuti e 48 secondi.
Al secondo posto troviamo un messicano: Osbaldo Nava Lopez. In realtà si tratta di un rappresentante dei mitici Tarahumara, gli indios di montagna che per tradizione corrono ogni anno dietro ad una palla per più di due giorni consecutivi.
Al terzo posto è arrivata la prima donna, Jamie Donaldson, ed il suo ottimo piazzamento non deve meravigliare. Infatti quando la corsa diventa davvero durissima le doti di resistenza morale e fisica delle signore vengono esaltate, e spesso prevalgono su quelle muscolari dei maschietti. D’altra parte, di questo si è avuta concreta dimostrazione proprio in questa corsa, dove talvolta le donne hanno saputo conquistare addirittura il primo posto assoluto, impresa riuscita fin dalla prima edizione alla britannica Eleanor Adams-Robinson.
Segue il brasiliano Marco Farinazzo, vincitore della corsa di 135 miglia nella foresta Amazonica, gemellata con la Badwater. Quest’anno la sfida della Badwater è stata raccolta anche da alcuni corridori europei, chiaramente svantaggiati, ma che si sono ugualmente comportati dignitosamente. Segnaliamo il céco Daniel Oralek (decimo)e la svizzera Iris Imhof.
Non c’erano italiani.

Western States: è dura l’America!

Potrebbe essere questa l’esclamazione uscita dalle labbra di Killian Jornet Burgada dopo l’arrivo della 36^ edizione della 100 miglia “Western States”, una classicissima trail amaricana che si corre nella California interna, facendo capo alla piccola località di Squaw Valley.
L’esperienza americana dell’indiscusso dominatore europeo delle ultra-trail si è infatti conclusa con una sconfitta, la prima che si ricordi, ad opera di due validi corridori americani, che gli hanno inflitto quasi un’ora di distacco.
Certo, nella prestazione del fenomeno catalano hanno influito la conoscenza dei percorsi e del clima, il lungo viaggio ed altri fattori ambientali, ma la notizia rimane degna di nota.
Sulle 100 miglia del classico percorso (pari a circa 160 chilometri) ha prevalso l’esperto George Roes, classe 1976, che ha impiegato 15:07.04 per superare anche i 5500 metri di dislivello positivo previsti dal tracciato di gara. L’unico che si è opposto validamente, finendo molto vicino al vincitore, è stato l’altro americano Anton Krupicka, classe 1983, un nome già molto noto sul circuito americano nonostante la giovane età, che ha chiuso in 15:15.53
Terzo, molto distanziato, il giovane catalano Killian Jornet, che ha impiegato 16:04.49 ed è riuscito a conquistare il podio dopo durissima lotta con Nick Clark, arrivato poco dietro in 16:05.56
La prima donna è stata la canadese Tracy Garneau in 19:01.55
Potrebbe essere l’inizio di una serie di duelli Europa-America, che certamente alzerebbe l’interesse per questa disciplina in forte espansione a danno delle tradizionali ed oramai un poco logore gare classiche dell’ultra-maratona, che, in tutto il mondo, attraggono sempre meno adepti.
Un’altra 100 miglia americana di grande importanza è la corsa “Vermont Trail” con partenza ed arrivo da Woodstock. Il percorso più veloce ha permesso anche la realizzazione di buoni tempi, ma la nota più interessante l’ha fornita la campionessa mondiale dei 100km, Kami Semick, che è arrivata terza assoluta in 16:42.32, il che la dice lunga sulle possibilità di questa ragazza qualora volesse provarsi sulle 24 ore. La gara è stata vinta da Andy Jones Watkins in 16:01.41, mentre un’altra nota interessante l’ha fornita la seconda donna, il nome nuovo Aliza La Pierre, classe 1980, che ha corso in 17:20.48
In tema di 100km, la Federazione australiana ha annunciato che al prossimo mondiale di Gibilterra sarà presente anche la campionessa del Commonwealth, Jackie Fairweather. Si tratta di un’atleta che vanta un personale di maratona leggermente inferiore alle 2:40 e che a Cwumbria ha percorso i 100km in 7:41.23 seconda prestazione del 2009 alle spalle proprio di Kami Semick. Si tratta dunque di una delle favorite, destinata a rendere ancora più duro il compito delle nostre Casiraghi e Carlin.  

Galway: 50K Iau Trophy

Vincono Collen Makaza e Susan Harrison. Male gli italiani
Ogni volta che la IAU organizza un campionato il pericolo di macroscopici errori nella compilazione delle classifiche è sempre dietro l’angolo. E’ già successo sui 100km (in Corea) e adesso l’episodio si ripete per la finale mondiale dell’asfittico Trofeo dei 50km. Al momento in cui scriviamo queste note, cioè lunedi sera, la IAU pubblica tranquillamente un risultato dal quale si evincerebbe che la britannica Susan Harrison ha battuto, e di gran lunga, il primato mondiale dei 10.000 metri nell’ultima frazione di una gara di 50km. Infatti la formidabile (si fa per dire) atleta britannica è transitata alla maratona in 2:53.33 ed ha finito i 50km in 3:15.42. Cià significa che ha percorso gli ultimi otto chilometri scarsi in poco più di 22 minuti, alla media di 2:46,6/km! Proiettata sui 10.000 metri tale stupefacente prestazione equivale ad un tempo inferiore ai 28 minuti! Sospettiamo che la britannica abbia fatto un giro in meno.
Facezie federali a parte, La gara ha visto il successo dei sud-africani, ampiamente previsto nonostante che nessuno di loro figurasse fra i migliori del proprio Paese. Ma anche con le seconde linee la superiorità degli ultra-maratoneti australi è tale che non hanno avuto problemi. Ha vinto Collen Makaza in 2:47.22, davanti a Sandile Ngunuza 2:53.06 e Michael Wardian (Usa) in 2:54.57. Nella gara donne ufficialmente prima l’inglese Harrison, seconda è stata l’americana Mary Coordt (3:28.31) e terza Irene Kalter (3:34.22).
Male la piccola spedizione italiana. Marco Boffo si è difeso alla meglio, finendo 8^ in 3:06.54, Andrea Anselmi 16^ in 3:17.15, Paola Sanna 9^ in 3:46.10 mentre Monica Carlin non figura nell’ordine d’arrivo. Naturalmente tutti i tempi sono da prendere con beneficio d’inventario!


 


 


 

Autore: Franco Anichini

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