Maratone e altro — 27 maggio 2009

L’insipienza organizzativa della Federazione Mondiale, IAU, ha fatto in modo che nello stesso periodo si disputino tutte le più importanti 100km, compreso il campionato del mondo. Questa miopia provoca danni evidenti proprio al campionato del mondo, che è la meno conosciuta e prestigiosa di queste manifestazioni. Ma quella che ci rimette di più è proprio l’immagine delle UM, danneggiata da una coincidenza facilmente evitabile.
La stessa IUTA, in Italia, si è vista costretta ad autorizzare alcuni atleti a tentare un doppio impegno in poche settimane Passatore+Mondiale… staremo a vedere.
Così si affollano il Campionato del Mondo, il Passatore, il Lago Saroma, le Comrades e la notturna di Biel, le 100 francesi, ovvero tutte le 100km più importanti dell’anno.
Ne daremo comunque conto ai lettori.

Comrades!

Si comincia dunque con la gara più importante, antica e partecipata del mondo, nettamente in testa nel ranking delle UM, nonostante si corra su una distanza spuria (89,2 chilometri).
Secondo tradizione il percorso si inverte ogni anno, e quest’anno tocca alla versione “down” ovvero da Pietmaritzburg a Durban, ma non si creda che sia tutta discesa perchè in mezzo ci sono almeno due sensibili asperità.
Qualcosa si muove, perchè per la prima volta da qualche anno i russi non sono riusciti a vincere entrambe le classifiche, ma stavolta solo quella femminile. Fra gli uomini il corridore dello Zimbabwe Stephen Muzhingi, sconfitto lo scorso anno, si è preso una bella rivincita sul forte maratoneta russo Leonid Shevtsov, capace di scendere sotto le 2:10. La vittoria dello zimbabwiano è stata netta: egli infatti ha impiegato 5:23.27 con tro i 5:33.10 del russo. A loro volta bene i piazzati: Charles Tjane (5:34.21), Fusi Nhlapo (5:36.17) e Lucas Nonyana (5:39.39). Lo scorso anno vinse Shevtsov in 5:24.47, davanti al polacco Janicki.
In campo femminile solita storia con ampio dominio russo. Olesya ed Yelena non verranno mai sospettate di correre con delle lepri, più o meno assimilate, o facendo ricorso ad altri espedienti, per il semplice motivo che loro corrono già in due! E questa volta il loro vantaggio… biologico è stato essenziale per vincere la tenace resistenza della campionessa mondiale in carica Tatiana Zhirkova, terza con furore. La Zhirkova non risulta iscritta al mondiale. I tempi sono stati buoni, ma non quanto gli scorsi anno quando l’aspetto agonistico era stato meno in discussione. 6:12.12-6;13,14-6:15.03 per le prime tre. Seguono la Myshlyanova (6:30.42) e Farwa Mentoor, prima delle locali, in 6:45.33.
Le prestazioni cronometriche sono difficilmente valutabili a causa della distanza spuria, ma gli statistici sono d’accordo nel ritenere di dover aggiungere 50 minuti per gli uomini e 55 per le donne, allo scopo di ottenere una equivalenza “credibile” con i classici 100km.
Gli arrivati, anche quest’anno, hanno superato le diecimila unità, pur nel severo tempo massimo di 12 ore appena.

48 ore: Surgeres e Gols

La 48 ore di Surgeres è una delle gare multi-giorni più conosciute d’Europa. Si corre sulla piccola pista in cenere di una cittadina prossima all’Oceano Atlantico, e venne creata anche per evitare la distruzione di questo storico impianto sportivo. Yiannis Kouros è stato per varie edizioni l’uomo-simbolo della gara, ma anche dopo il suo ritiro dalle competizoni l’interesse per questo genere di prove non è venuto meno. Quest’anno la corsa era nobilitata dalla presenza del giapponese Ryoichi Sekiya, già pluri-campione del mondo delle 24 ore, che non nascondeva la sua ambizione di attaccare il record del grande Yiannis. Ancora una volta queste gare confermano però la loro regola: non conta molto andare veloci, quanto andare sempre, vincendo la battaglia sulla stanchezza, il sonno, le ferite, lo scoraggiamento. Sekiya, e prima di lui l’altro giapponese Otaki. hanno sperimentato questa regola quando sono stati costretti a fermarsi per concedersi prima un riposino un poco più lungo del solito, poi un altro ed un altro ancora… Alla fine Sekiya è riuscito comunque ad arrivare secondo, con 403,321 km., ma la vittoria è andata all’australiano Martin Fryer con 433,686km. Andamento simile anche in campo femminile, dove alla fine Mami Kudo (385,130) ha fatto meglio delle più titolate Galina Eremina e Sumie Inagaki.
Ma per noi italiani la gara più interessante si è corsa in Austria, a Gols, su di un piccolo percorso stradale di un chilometro esatto, a causa della presenza del nostro Tiziano Marchesi, impegnato nel tentativo di battere il primato nazionale di questa insolita distanza. Il bravissimo lodigiano è riuscito pienamente nel suo tentativo andando addirittura oltre il limite dei 400km, vera barriera che divide i campioni dai corridori di buona volontà (e ce ne vuole tanta). Tiziano ha corso a lungo sul piede di 6-7 minuti al chilometro, senza esagerare all’inizio ma senza mai cedere in maniera consistente. Ha percorso i 100km in 9:51.46 ed ha virato il primo tragiuardo parziale, quello delle dodici ore, con 124.000 incamerati. Alle 100 miglia è transitato in 16:42.38 ed ha concluso le prime 24 ore con un eccellente totale di 224 chilometri. Solo a questo punto si è concesso una sosta “lunga” ovvero circa 45 minuti di ristoro attivo. L’andatura successiva è stata leggermente più lenta, ma non di  molto, e un’altra sosta di poco più prolungata di quelle fisiologiche normali se l’è concessa solo dopo una trentina di ore. Con questa tattica di gara, sorretta da una grande preparazione psicologica, Tiziano Marchesi ha concluso le 48 ore avendo percorso 404.055 chilometri (e 15 centimetri!), di gran lunga nuovo primato italiano. Nei prossimi giorni forniremo le statistiche aggiornate. Il secondo della gara di Gols è stato Franz Sack (346.337) e la prima donna Karin Sperrer (303.326)
Inoltre si è corso anche sull’isola di Bornholm, località turistica danese, dove hanno vinto Gunnlaugur Juliusson con 333.844 e Hanna Vauhkonen con 281.291


 

24 ore: Steenbergen, Torrejon de Ardoz, Basel e altre….

Complice la stagione favorevole, fioriscono in Europa le gare sulle 24 ore di corsa, una distanza estremamente impegnativa soprattutto perchè sono pochi gli specialisti che la affrontano con la coscienza che si tratta di una prova dalle caratteristiche uniche, che vanno preparate ad hoc. Infatti non basta essere un buon centista, partire magari un poco più piano e sperare che la distribuzione delle forze ti porti fino in fondo. In realtà le cose non sono affatto così semplici perchè coinvolgono i ritmi circadiani, la capacità di correre senza procurarsi quelle piccole lacerazioni che si trasformano presto in ferite tremende, l’esperienza vera di regolare la propria alimentazione in corsa e soprattutto la predisposizione mentale verso questo genere di impegni.
Una prima corsa su cui riferire è quella che si corre in Olanda, a Steenbergen, e che vede spesso risultati molto buoni. Quest’anno ha vinto Peter Rietveld con 218.598, davanti al belga Chris Dhooge 211.613 ed a Henri Tijskens 207.221. Prima donna è stata Wilma Dierx con 173.451
Poi andiamo in Spagna, per riferire sulla corsa di Torrejon de Ardoz, dove abbiamo rivisto anche alcuni dei partecipanti al mondiale di Bergamo, a riprova che qui non è questione di spesa energetica. Il migliore alla fine è stato José Manso Crespo con 219.724 davanti ad un ennesimo francese, Guillaume Sautai con 210.778
Invece a Basilea si sono dati appuntamento gli adepti dello Sri Chinmoy Marathon Club per uno dei loro maggiori appuntamenti annuali, ovvero l’ennesima 24 ore con annessa 12 ore.
Ottima la partecipazione, in quanto il club è particolarmente radicato nell’area centro-europea, e discreti risultati sul piano tecnico. Vittoria per Kai Horschig (212.686) davanti a Ananda-Lahari Zuscin (209.747) e Victor Rodionov (209.121) e molto bene la prima donna, Carmen Hildebrand, con 207.390
Ancora una 24 ore francese, ad Epperville, su circuito stradale comprendente anche un tratto di 300 metri in lieve pendenza. Simili ondulazioni, col passare delle ore, si trasformano in veri e propri colli dolomitici ed influiscono nettamente sul risultato. Qui ha vinto il brasiliano Sebastiao Ferreira Da Guia Neto (199.509) su Jerome Lavigne (193.124) e Andre Digironimo (191.037). A Brive la Gaillarde altra bella gara vinta da Michel Olchewsky con 221.278 davanti a Hervè Bec (216.387) e Fabrice Puaud (210.068) ma in evidenza sono state ancora una volta le donne, la migliore delle quali è arrivata terza assoluta. Si tratta di Karine Herry, che la mondiale non c’era, e che qui ha realizzato 213.482. Bene anche Sylvie Puech con 205.586
Ma non è finita qui! A Mosca, stavolta su pista, si è svolto il campionato russo, tradizionale gara primaverile denominata Sutki Begun, dove si è rivisto Denis Zhalybin, che esordì giovanissimo. Qui è rientrato facendo molto bene, con 240.443 davanti a Vasilii Djukin (223.240)e Gannadii Halsin (220.210). La prima donna è stata la stagionata Irina Reutovich, ancora molto valida con 211.511. Zhalybin al mondiale non si è visto ma è iscritto a quello dei 100km!
Sempre a Bornholm si è fatta anche una gara di 24 ore, separata da quella sulle 48 ore, vinta dal danese Lars Skytte Christoffersen (230.340) davanti a Christian Frimann (211.968) mentre fra le donne registriamo Mette Pilgaard 188.916


Le 100 chilometri

A Chavagnes-en-Paillers si disputa una delle più famose 100km di Francia, in passato sede anche di un campionato del mondo, denominata Ultra du Vendée. Percorso nervoso, non privo di saliscendi micidiali, corsa tutta di giorno con temperature assurde. Ha vinto un buon Regis Raymond, col crono non disprezabile di 7:03.39 davanti a Antoine Amiot (7:29.01) e Christophe Dechamp (7:32.03). Più debole la corsa femminile, vinta da Alexandra Rousset (9:22.05).
Ad Amsterdam c’è stata un’altra 100, di importanza inferiore, vinta da Cees Verhagen in 9:28.42.

Sakura Michi

Fra le grande corse-avventura, un posto tutto suo lo merita anche la corsa giapponese Sakura-Michi. Si tratta di una corsa in autosufficienza della lunghezza di circa 250km, con un dislivello complessivo non straordinario ma comunque sensibile (1400 metri), immersa nella natura incontaminata di uno dei pochi luoghi simili ancora esistenti in Giappone, e perciò accanitamente difeso. Il caldo-umido è il peggiore nemico dei corridori, e da quelle parti abbonda, specie in questa stagione, il che rende la Sakura Michi una corsa quasi più estrema di altre che ad un primo sguardo sembrano “impossibili”. I migliori di questa gara si sentono poi autorizzati non solo a tentare la via delle 24 ore, ma soprattutto a volare in Europa per prendere parte alle mitiche corse similari che si disputano qua da noi, in particolare la Spartathlon, letteralmente adorata dai nipponici. Pochi europei, invece, hanno provato a  fare il viaggio inverso, senza perarltro ricavarne nulla di buono. Quet’anno il migliore si chiama Shinichi Kori ed ha impiegato 24 ore e 33, seguito da Ichiro Hiyoshi (27:41) mentre la migliore donna è stata Yoshiko Matsuda (29:38)


 


 

Autore: Franco Anichini

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