Maratone e altro — 18 settembre 2010

100km: Winschoten


Il settore delle ulra-maratone è entrato in una crisi profonda, non solo in Italia (basti guardare il desolante calendario della seconda parte di stagione!) ma anche nel mondo, basti guardare la modesta edizione della tradizionale 100km di Winschoten, una gara che ha fatto la storia della specialità, e che si disputa nella cittadina olandese particolarmente vocata alla coltivazione di una straordinaria varietà di rose arancioni. Il percorso stradale è di 10 chilometri esatti e questo ha consentito, anche in passato, di rilevare interessanti tempi di passaggio. Venendo ai nostri tempi, il modesto risultato di quest’anno conferma il progressivo disinteresse dei corridori di lunga lena per le distanze ultra classiche, mentre l’interesse si concentra sulle gare fuori strada.
Ha vinto, senza infamia e senza lode, il cecho Daniel Oralek in 7:11.27 davanti al russo Vsevolod Khudyakov (7:16.46) ed all’olandese Martin Ketellapper (7:41.11). Inconsistente la gara donne, vinta da Leonie van den Haak in 9:29.52.
In realtà non sono solo le ultra ad essere in crisi, ma tutte le manifestazioni su strada, almeno ad alto livello. Sulle distanze di maratona ed inferiori il disagio è mascherato dalla presenza degli africani, il che aiuta a salvare l’immage di  gare ormai decotte. Nelle ultra gli africani non ci sono e la crisi rifulge in tutta la sua tetra bruttezza.
A conferma di quanto andiamo dicendo, citiamo ancora il risultato di San Pietroburgo: quella che una volta era la “corrazzata russa” ha espresso una gara con soli 17 corridori, vinta da Aleksei Izmailov nel modesto tempo di 7:04.59 mentre la  prima donna ha impiegato addirittura 9:44.57.
In precedenza, un’altra 100km si era fatta a Bornholm, la turistica isola danese, vinta da Thomas Skytte in 7:39.06 e da Birgitte Munch Nielsen in 10:06.13. Ancora peggio sono andate le cose nei campionati della Repubblica Cecha disputati a Ostrava: solo 10 corridori il migliore dei quali è stato Jaroslav Bohdal in 8:05.43
Infine in Francia, nazione leader, una delle gare più importanti del calendario si è corsa a Theillay (Etangs de Sologne). I 104 arrivati sono stati tutti preceduti da Olivier Bergey in 7:44.56 mentre la prima donna è stata Agnes Deleume in 8:54.01


Le 24 ore


Anche qui nulla di particolarmente esaltante, In Germania, a Bernau, ha vinto Thomas Tribius con 205,178 mentre Silke Stutzke è stata la prima donna con 180.934. Ancora peggio a Liege, in Belgio, nazione una volta dominante, dove sono bastati 171.879 metri a Willy Jonckers per vincere la locale 24 ore. Il festival della corsa che si disputa a Perth (quella in Scozia!) che lo scorso anno aveva riacceso qualche speranza, quest’anno ja regalato risultati inferiori ma pur sempre disginitosi. Da segnale le prestazioni di Christopher Carver (238.286), di Pat Robbins (231.086) e di Paul Hart (228.372). Discreta anche la prima donna, Angela Saddler con 205.984. Si tratta comunque di corridori che hanno superato la quarantina, o sono vicini a farlo.
A Wolfenbuttel. Germania, a Jurgen Bultmann per vincere sono bastati 206.414.
Negli Usa la 24 ore su pista “Badgerland” è stata vinta con 202.033 da Ryan Dexter.
A Rio de Janeiro Vandrley Santos Pereira ha totalizzato 219.608 su pista, mentre, ancora a San Pietroburgo, è stato discreto Timur Ponomariev (classe 1988) con 240.350
In questo non esaltante panorama fa piacere segnalare il risultato, passato sotto silenzio, ottenuto nell’estate dal nostro Andrea Accorsi, che ha fatto 218km esatti (?) in una garetta in Germania.


 


 

Autore: Franco Anichini

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