Cronaca — 01 ottobre 2007

Spartathlon!


La storia è nota: nell’imminenza dell’invasione persiana gli ateniesi chiesero aiuto agli spartani, che declinarono l’offerta, confermando la teoria che i regimi militaristi preferiscono spesso combattere contro i propri cittadini dissidenti (i Messenesi in questo caso) piuttosto che mettersi in gioco contro nemici veri. Il messaggio fu portato del più celebre degli emerodromi dell’epoca, che si fece tutta la strada di corsa, andata e ritorno. Si tratta di quel Philippides (la versione ‘Pheidippidas’ del suo nome ne è solo la dizione nel dialetto  spartano) a cui, secoli dopo, venne attribuita la storica corsa da Maratona ad Atene che tante… conseguenze ha avuto ai tempi nostri.
Oggi Sparti è un brutto villaggetto in cui all’unico mucchio di pietre dall’aspetto passabilmente antico che è stato trovato è stato subito attibuito l’appellativo  di ‘Tomba di Leonidas’, il re che, con la sua guardia, fu l’unico spartano che combattè davvero contro i Persiani, rimettendoci eroicamente la pelle.
Ma poco distante da Sparti sorgono i resti di Mystras, vero centro culturale del morente Impero Bizantino, un luogo dall’enorme fascino che merita visitare. Tra l’altro, pochi lo ricordano, ma proprio da Mystras, nel 1400, partirono studiosi ed uomini di cultura bizantini, in fuga davanti all’invasione turca. La cosa ebbe enormi conseguenze per noi occidentali perchè molti di costoro vennero ben accolti nella città di Firenze, dove trovarono studiosi avidi di conoscenza, che si abbeverarono della straordinaria cultura greca (di cui fino ad allora poco si sapeva di preciso da noi) e diedero così inizio ad un grandioso movimento culturale la cui tumultuosa ricaduta, in ultima analisi, fu il periodo storico che conosciamo come ‘Rinascimento’. Nientemeno!
Dietro un fatto c’è sempre un pensiero, e se il fatto è grande, c’è un grande pensiero.
Tutto questo dal 1983 viene celebrato correndo sulle orme di Filippide (solo andata). Sono 246 chilometri (pari a 1140 stadi ateniesi) nel tempo massimo di 36 ore, superando fra l’altro i monti dell’Arcadia compreso il monte Parthenio, in stato di semi-autonomia, con pochi punti di sosta attrezzati. Il primo vincitore fu il miticoYiannis Kouros che l’anno dopo coprì la distanza in 20 ore e 25 minuti, imbattuto record della corsa. L’allora giovane Yiannis ha vinto questa prova per quattro volte, con ore di vantaggio sul secondo. La migliore donna di sempre è stata invece la russa Irina Reutovich, anche lei grande ventiquattrista, che nel 2002 corse in 28:10.48.
Non sono molti gli italiani che si sono cimentati con successo in questa avventura del corpo e della mente, il migliore dei quali risulta essere Livio Tretto, quindicesimo lo scorso anno in 30:15.43.
Quest’anno la corsa è stata vinta ma non dominata da Scott Jurek, l’americano protagonista di innumerevoli imprese, che ha raggiunto per primo la valle della Laconia dopo 23 ore e 12 minuti di corsa, dopo dura lotta con il polacco Piotr Kurylo, esordiente e molto meno conosciuto, che è arrivato secondo in 24:39.41 ed grande brasiliano Valmir Nunes, quest’anno vincitore della Badwater, terzo in 25:37.40. Seguono il tedesco Jens Lukas (25:48.44), l’austriaco Markus Thalman (26:40.14) e sesto lo svizzero Eusebio Bochons (27:40.14).
Fra le donne è proprio l’anno delle giapponesi, ed infatti anche qui ha trionfato una figlia del Sol Levante: Akiko Sakamoto in 31:09.24 davanti alla francese Brigitte Bec (31:56.03) e all’altra giapponese Kimie Noto (32:11.05).
Dei dieci partiti solo tre italiani hanno portato a termine la prova nel severo tempo massimo delle 36 ore: Livio Tretto e Stafano Sartori, che hanno corso insieme ed insieme sono arrivati dopo 32:55.10 in 35° posizione ed infine Alessandro Papi 60° in 34:16.07. 


Le 24 ore


Molte le gare sulla distanza delle 24 ore che si sono corse in questo inizio d’autunno, ad ulteriore riprova che è questa la nuova frontiera delle ultra. Non molti anni orsono erano in pochi ‘eroi’ a cimentarsi nella corsa degli ‘emerodromi’, per lo più in tentativi isolati o con pochi concorrenti,  mentre oggi avere la pista o il circuito pieni è diventato normale.
Nel Canada che ha organizzato quest’anno i mondiali (con qualche carenza) si è corsa la 24 ore di Ottawa, vinta dall’americano John Geesler con 205.600 e dalla canadese Laurie McGrath con 201.200.
A Liegi si è invece segnalato Michel Henrion (202.360) mentre in Francia se ne sono fatte due nello stesso giorno: a St.Laurent-du-Pont con Gilles Icart (203.550) e a St.Maixent, con Jean-Jacques Michenot (218.648) e Jacqueline Olivier (201.452).
Infine ad Adelaide si è disputato il campionato nazionale su pista, vinto da Mick Francis con 226km, leggermente peggio di quanto fatto dallo stesso atleta ai mondiali canadesi.
Ma la migliore del mese è però senz’altro la classica su pista organizzata a S.Giovanni Lupatoto da Stefano Scevaroli, vero punto di riferimento per il mondo ultra italiano. Raggiunto facilmente il tetto massimo dei partecipanti ammessi e buon risultato per Antonio Mammoli, finalmente uscito dai problemi che ne avevano limitato il rendimento, che ha percorso 238.016 (migliore italiano dell’anno). Ben in evidenza anche Eugenio Cornolti (218.186) mentre ha esordito con qualche difficoltà ma molto carattere l’emiliano Andrea Accorsi (194.335). Molto positivo anche il ritorno di Monika Moling, arrivata a 202.425, primato personale. La specialità in Italia è dunque vivissima e certamente non mancherà l’occasione per mettersi in evidenza anche in campo internazionale.


Le 100km


Molte delle migliori gare del programma autunnale su questa classica distanza sono in programma più avanti, ma intanto registriamo quella di Uppsala (Svezia) dove hanno prevalso Stefan Lindvall (8:08.37) e Camilla Ringstrom (11:41.58) e quella francese di Bain de Bretagne, dove si è rivisto Albert Vallèe (7:49.39) che quest’anno aveva già vinto a St.Nazaire-les-Eymes, davanti al nostro Diego Di Toma, il quale in quell’occasione ottenne la prestazione che gli valse la convocazione in nazionale.
In Francia si è corso anche a Millau, in passato sede anche di un Campionato del Mondo, con oltre 1200 corridori al traguardo. Ha vinto Jean-Jacques Moros (7:15.27) davanti a Christophe Martin (7:46.44). Fra le donne ha vinto Annemarie Vernet (8:52.26) e segnaliamo anche la presenza di alcuni italiani, fra cui Tiziano Marchesi, 65° in 9:50.49.
Una gara dalla lunga e gloriosa storia è quella che si disputa nella regione spagnola della Cantabria, a Santa Cruz de Bezana, a cui tradizionalmente partecipano i migliori corridori russi. Infatti anche quest’anno i russi hanno fatto il pieno sul podio, con Grigoriy Murzin primo in 6:39.22, seguito da Aleksey Izmailov (6:57.59) e Ildar Akhmetsin (7:17.24). Poi il primo degli spagnoli, Jose Maria Gonzalez Munoz (7:27.30) ed il brasiliano Adilson Dama Pereira (7:35.49). La prima donna è stata Ana Maria Ferradas Barrera in 9:29.22.
Notizie molto interessanti arrivano dal Sud Africa, dove l’inserimento delle ultra-maratone nei Commonwealth Games comincia a produrre effetti. Infatti si è avuto il primo timido assaggio della distanza, con una gara non delle maggiori a cui hanno preso parte un centinaio di corridori. Dunque in quel di Algoa ha vinto Christopher Mabengeza in 7:09.49 davanti a C.Sithuba (7:15.12). Il vincitore aveva preso parte alle Comrades, rimediando un buon 19° posto. In campo femminile ha invece vinto Davera Magson, che alle Comrades era arrivata 11°, qui in 8:28.26. Dichiaratamente il Sud Africa, con la sua grande tradizione di ultra-maratona, si propone come traino per tutta l’Africa verso queste distanze con l’ambizione di attrarre anche Kenya ed Etiopia. Ne fà fede un bell’articolo recentemente pubblicato da Riel Hauman, che è il guru del settore nel suo Paese.


 

Autore: Franco Anichini

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