Cronaca — 31 gennaio 2008

Ci ho messo più di una settimana a riprendermi dalla mia venticinquesima fatica sulla 42 km: la Maratona di Ragusa. Tempi lunghi non per colpa della fatica, ma a causa di una maratona da cerchio alla testa. Andiamo per ordine. Impossibilitato a correre per l’ottava volta la mia gara di casa, la Maratona di Latina, perché impegnato con l’organizzazione, mi sono guardato intorno. Il clima di metà dicembre mi ha sconsigliato Salerno e Reggio Emilia (quest’ultima però prima o poi la voglio correre), così mi sono orientato su gennaio. Alternative: Ragusa o Parabita. Un mio amico, nativo della città iblea, si informa sul percorso e mi dice: ‘è più bello di quello di Roma’. Siccome anche lui è maratoneta e la sua prima 42 km l’ha corsa nella mia città natale, Roma appunto, ho deciso di dargli fiducia e ricambiare il favore, anche perché se ho ritrovato una forma fisica accettabile negli ultimi mesi lo devo al suo sprone ed alla sua pazienza nell’allenarsi con me, pur essendo lui più veloce.
Così organizzo il viaggio: andata e ritorno in aereo Roma-Catania, auto noleggiata all’aeroporto di Fontanarossa, bed&breakfast prenotato per due notti a Ragusa, iscrizioni della maratona pagate. Si aggregano a noi un’altra maratoneta, sua madre ed altri quattro amici fra cui una coppia con un bimbo di due mesi.
Nove persone, un bel gruppetto, a riprova che l’evento maratona funziona come traino per il turismo.
Arriviamo in Sicilia il venerdì notte dopo un viaggio travagliato per il ritardo dell’aereo in partenza, il sabato visitiamo Modica, e nel pomeriggio chiamo l’organizzatore per conoscere i dettagli sul ritiro pettorali. ‘Facciamo tutto domani mattina’ mi risponde Elio Sortino ‘perché tanto siete solo un centinaio. Abbiamo avuto problemi con la protezione civile, ed abbiamo dovuto ridisegnare il percorso. Era una bella maratona’. Quest’ultima frase mi sa quasi di presa in giro, con quel verbo coniugato al passato. Comunque mi metto l’anima in pace, fin quando incontro un gruppetto di corridori: con venticinque maratone alle spalle non sono ancora un veterano, ma qualche volto familiare lo ritrovo nel cosiddetto ‘popolo delle lunghe’. Così ci salutiamo, ed apprendo da un ‘compagno di sventura’ la notizia più sconvolgente: la gara si disputerà su nove-dico-nove giri.
Morale a terra, informo gli altri maratoneti del mio gruppo: c’è chi vuole desistere, ma ormai siamo in ballo e balliamo. Contrariamente a quanto annunciatomi al telefono, dopo un passaparola al ristorante riusciamo ad ottenere i pettorali la sera del sabato. C’è il chip, ma non il pacco gara, che dobbiamo ritirare la mattina successiva. Ho corso qualcosa come duecento gare su tutte le distanze: ho sperimentato i chip da fissare alla caviglia, quelli incollati dietro il numero di gara, quelli da inserire sotto la soletta della scarpa o nei lacci, persino il chip usa-e-getta col pettorale. Mai mi era capitato una sorta di badge fissato ad un logoro elastico da assicurare al bicipite, rigorosamente il destro, sennò non avrebbe funzionato.
Ci presentiamo al ritiro pacchi gara la domenica mattina, attendendo di ricevere quanto promesso sul sito di presentazione della manifestazione. ‘L’iscrizione (fatta entro venerdì 18) sarà comprensibile di pettorale e pacco-gara con gadget turistici e prodotti tipici per chi , per l’appunto, farà pervenire la propria adesione entro le ore 24.00 di Venerdì 18 Gennaio 2008’ recita tuttora il sito internet www.hyblamarathon.it. Al di là di quel ‘comprensibile’ che forse va inteso ‘comprensiva’, il messaggio è chiaro. Chi, come noi, si è iscritto entro le ore 24 del venerdì, ha diritto ad un pacco con ‘gadget turistici e prodotti tipici’. Ebbene, sapete cosa c’era nella busta che mi è stata consegnata? Una maglietta, la classica t-shirt di cotone delle garette di paese. E basta.
Via alla maratona, con venti minuti di ritardo, ed ecco l’altra amara sorpresa. Il circuito non solo è da ripetere nove volte, ma si tratta di correre su due complanari di una strada periferica di scorrimento, col risultato che si percorre un rettangolo tra fabbriche ed esercizi commerciali.
Il ‘chip’, peraltro, serve solo per la spunta e non per verificare i giri, anche se sarebbe facile tagliare: basta fermarsi pochi metri dopo l’inizio del lato lungo del rettangolo, attraversare la strada e zac! si risparmiano 4 chilometri a giro senza alcun controllo
Io, che i nove giri me li sono sorbiti tutti, ricordo come un incubo la scritta ‘AR-RE-DI’ di un’azienda di mobili, o l’insegna della ditta ‘Di Martino’.
Per la prima volta in vita mia ho sofferto di crampi, a causa essenzialmente di uno strappo in salita – ripetuto nove volte – su una superficie più vicina al cemento che all’asfalto. Dopo 3 ore e 50 finisce la mia fatica (e che fatica!). Mi aspetto, a quel punto, il ‘pasta party e degustazioni di prodotti tipici per tutti i maratoneti’, garantito nel programma della manifestazione, ma ovviamente neanche a parlarne. Qualche biscotto, un po’ d’acqua, e la premiazione allestita alla rinfusa nel parcheggio di un supermercato. Attendiamo, perché da montepremi era previsto un rimborso spese per le prime venti donne, e la nostra maratoneta era arrivata settima assoluta. Sessanta euro, per ripagare almeno in parte le notevoli spese sostenute per partecipare alla gara. E invece nulla, non si sa che fine abbiano fatto i rimborsi, sono state premiate le prime tre assolute, a cui poi sono stati anche assegnati i premi delle relative categorie. Che poi consistevano in una riproduzione in gesso dello stemma della città. Con lo stemma di gesso – che si è anche rotto in aeroporto – e le pive nel sacco siamo tornati a casa, delusi per un’esperienza agonistica da dimenticare. La Sicilia è bella, l’ospitalità assolutamente impeccabile, ma se uno spende del denaro (e un bel po’ di denaro) per partecipare ad una maratona non si può non rispettare quanto promesso.
Si dirà ‘ma hai pagato solo 7 euro per l’iscrizione!’. D’accordo: però io non chiedo nulla di più di quanto mi è garantito dagli organizzatori. Se per una gara mi fosse richiesta una tassa d’iscrizione di 100 euro senza pacco gara e ristori, sta a me accettare o meno. Se accetto, non posso pretendere nulla, perché nulla mi è stato promesso. A Ragusa, invece, le promesse sono state tante e nessuna mantenuta. 
La colpa della variazione del percorso è stata attribuita all’indisponibilità della Protezione Civile a coadiuvare il controllo sulle strade. E’ vero che esiste una circolare del Dipartimento della Protezione Civile in merito al supporto alle manifestazioni, anche sportive. Ma quella circolare vieta non di prestare servizio, ma di farlo con le insegne della Protezione Civile. Quindi basta che gli organizzatori dotino il personale di giubbini fluorescenti dello staff, ed il gioco è fatto. Certo, ci sarà anche da riconoscere qualche rimborso spese supplementare, ma tant’è: non si può lesinare se si vuole organizzare un evento impegnativo come una maratona. Non bastano una manciata di pur volenterosi scout come alternativa. E, soprattutto, l’indisponibilità della Protezione Civile ed il conseguente stravolgimento del tracciato (l’arrivo originario era previsto nella piazza del Duomo di Ragusa Ibla, quella resa famosa dai film del commissario Montalbano) non è stata una notizia dell’ultim’ora, ma era evidentemente a conoscenza degli organizzatori da giorni, se non da settimane. Quindi, perché lasciare, anche sul sito internet, lo specchietto per le allodole di un percorso immerso nel barocco ibleo?
Una delusione difficile da mandare giù, ma sono sempre orientato a concedere una prova d’appello. Sono pronto a tornare a Ragusa anche nel 2009: ad una condizione, però. Se, come quest’anno, verrà meno quanto promesso (almeno il percorso, almeno quello: noi amatori corriamo per diletto, per visitare le città da un altro punto di vista!) gli organizzatori si devono impegnare a restituirmi i soldi spesi per il viaggio. Un accordo equo, no?


 

Autore: Andrea Giansanti

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Peluso

  • Amalchide Occhipinti. no al doping e alla drog

    secondo me non è indigesta ma digeribile.
    se riesco a mangiare le cipolle
    crude ,pensa la maratona di 42km. io ne ho fatte 6 da 42.Tutte belle. in2 anni, 4 anni che pratico maratone e gare , quindi apprezzo molto l ‘atletica .Ciao a tutti.
    ciao atutti. Amalchide

  • russo felice podistica hermes lavello (PZ) felice.

    invitato da amici maratoneti di altra regione ho partecipato il 24 gennaio scorso alla 7 maratona di ragusa,è stata la mia 4 maratona peraltro senza adaguata preparazione ma comunque il mio motto è partire e arrivara a qualsiasi costo.E’ vero quello che tu hai detto sulla ripetività di alcuni tratti del percorso sono estenuanti ma è pur vero che quest’anno il percorso è stato rivisto e variato penso in meglio rispetto allo scorso anno.Unico commento negativo a questa gara è che al 22-23 km erano inesistenti i punti ristoro e si è ripetuto nella zonz PIP tre volte il percorso fino al 31 km.Non voglio dilungarmi oltre comunque al di la dell’organizzazione un po approssimata e il boicottaggio che gli amici di Ragusa subiscono dalla cittadinanza completamente assente alla manifestazione è stata un’esperienza che ripeterò il prossimo anno perchè IBLA lo merita.Dimenticavo di dirti che ho 65 anni e pensavo di abbassara il mio record di Firenza di 5.15.00 invece prorio a 31 km ho avuto crampi e che comunque non mi sono ritirato,ti saluto cordialmente.

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