Curiosita — 22 aprile 2008

E’ da un pò che sto seguendo i raduni degli esordienti nell’atletica. Questo interesse è legato, ovviamente, al fatto che ho una figlia che ama molto questo sport e che pratica regolarmente. Mi sono però accorta che forse queste “feste dell’esordiente” non sono altro che camuffamenti di vere e proprie gare che non so a chi facciano bene, se alle società alle quali sono iscritti i bambini/ragazzini o alla federazione. Di certo non ai bambini/ragazzini, per i quali dovrebbero essere delle feste vere e proprie, ed invece si trasformano in competizioni rendendoli acidi e velenosi nei confronti dei loro coetanei. E la colpa non è di quelle povere anime ancora innocenti (a 10 anni dovrebero essere ancora tali). Ma di coloro che gli sono attorno, dagli istruttori ai genitori. Un esempio per tutti: staffetta 4×50 femminile esordienti anni 97-98. La vittoria viene attribuita solo e soltanto ad una delle quattro ragazzine: “Tizia ha fatto una grande gara”, così viene raccontato. Ma mi chiedo: la squadra non è composta da 4 atlete? Che hanno fatto le altre? Si sono fatte una passeggiata? Naturalmente questo modo di concepire “il gruppo” non fa altro che montare la testa della Tizia che comincia a snobbare le altre sue compagne, che pretende di mantenere il trofeo solo e soltanto lei. E allora mi domando: ma l’atletica e lo sport in generale, soprattutto quando è di squadra non dovrebbe essere un luogo dove imparare i valori della solidarietà? Evidentemente mi sono sempre sbagliata. E la colpa – mi ripeto – è degli istruttori da un lato che non riescono a trasmettere questi valori (evidentemente perchè a loro interessa solo il risultato) e dei genitori che vorrebbero che il proprio figlio sia il primo di tutti. A pensarci bene tutto ciò è assai triste, considerato che la società di oggi impone sempre più di schiacciare il prossimo per sopravvivere, e solo lo sport, e soprattutto certi sport si salvavano da questa spirale di egoismo. Con la morte nel cuore sono costretta, dunque, a ricredermi avendo capito che anche dietro le società di atletica forse non c’è alcun spirito di gruppo ma solo logica del profitto.

Autore: P. A.

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