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Le fonti di energia muscolare
Elementi di Fisiologia
Claudio Costa, 3 September 2004

ATP: la benzina dei muscoli
Durante l'attività sportiva, il cui movimento è provocato dalla contrazione dei muscoli del nostro corpo, i quali per svolgere la loro funzione hanno bisogno di energia, che in questo caso viene fornita dall'acido adenosintrifosforico o ATP.
L'organismo in condizioni normali, per la ricarica dell' ATP, utilizza l'energia che si libera bruciando le scorte di glucosio .
Perchè avvenga una combustione sono necessari due elementi: il combustibile e il comburente. I combustibili principalmente utilizzati dall'organismo in una prestazione sportiva sono appunto il glucosio e gli acidi grassi, mentre il comburente è l'ossigeno.
L'ossigeno assunto dall'aria attraverso la respirazione, attraverso successivi passaggi viene captato dal sangue arterioso che lo immette nell'apparato cardiocircolatorio e provvede a trasportarlo fino alle cellule muscolari dove trova il glucosio.
A sua volta, il glucosio, attraverso successivi passaggi, si trasforma in un primo tempo in acido piruvico e successivamente in
 acetilcoenzima A. Quest'ultimo a contatto con l'ossigeno subisce una combustione dalla quale si libera energia per la resintesi dell'ATP, anidride carbonica e acqua.


Il meccanismo anaerobico lattacido
Durante le prestazione atletiche prolungate nel tempo ma non di elevata intensità, quali le corse di fondo, la maratona ecc. il processo di produzione di energia proprio perchè richiede l'assunzione di ossigeno, esso viene chiamato Processo aerobico.
Però quando gli sforzi fisici sono più brevi, e più veloci ed esplosive, il processo aerobico non è sufficiente a dare in breve tempo la quantità di energia richiesta.
L'organismo umano è nella condizione di non poter fare ricorso al solo processo aerobico.
Provvede allora a mettere in moto un altro meccanismo, col quale attraverso fasi successive, si ottiene energia a pronto impiego, trasformando il glucosio in una sostanza il cui nome è noto a tutti, l'acido lattico.
Esso è dovuto al glucosio che, come nella prima fase del processo aerobico, si trasforma in acido piruvico. A questo punto, trattandosi di sforzi molto intensi, l'ossigeno non può essere utilizzato completamente e una parte o tutta dell'acido piruvico, ad opera di un enzima (lattico deidrogenasi), si trasforma in acido lattico, il quale, essendo tossico, non può accumularsi nel sangue in percentuali troppo elevate, comunque sufficienti a permettere una prestazione molto intensa dalla durata di 50 secondi circa, come, per esempio , i 400 m.
Questo processo, che come abbiamo detto entra in azione in caso di insufficienza di ossigeno per la combustione del glucosio, è il processo anaerobico lattacido.

Il meccanismo anaerobico alattacido
Per prestazioni più brevi di una gara di 100 m, 60 m, un salto, un lancio, non è necessario ricorrere alla formazione di acido lattico. In questo caso, l'energia proviene da un processo chiamato anaerobico alattacido. Questo processo si affida quasi esclusivamente alla sostanze a base di fosforo, contenute nel muscolo.
La quantità di energia che può essere così prodotta nell'unità di tempo è la massima consentita ai processi energetici dell'uomo e prevede una autonomia di 8-10 secondi, aumentabili fino a 3-4 volte, qualora si ricorra non al massimo impiego, ma ad una percentuale di esso. il processo anaerobico alattacido è pertanto, non solo responsabile principale della realizzazione di impegni di grandissima intensità e di breve durata, ma esso entra anche in gioco in tutte le prove nelle quali sia necessario produrre, per alcune decine di secondi, un'impegno molto elevato.

Bibliografia:
A. Vallardi / Il nuovo libro dell'atletica leggera



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