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La deriva cardiaca
Spesso sento parlare del fenomeno della deriva cardiaca. Di cosa si tratta?
Orlando Pizzolato, 30 July 2008
Sappiamo tutti che con il passare dei chilometri percorsi la fatica, purtroppo, aumenta. Ciò è determinato da una serie di fattori: 1) dai traumatismi da impatto dei piedi con il terreno, e che si ripercuotono su muscoli ed articolazioni, 2) dall’esaurimento energetico a carico delle scorte di glicogeno, 3) dalla progressiva perdita di liquidi, 4) dalla riduzione della risposta elastica dei muscoli, 5) dall’azione meccanica di corsa più dispendiosa, 6) dall’aumento della temperatura corporea. Questi, ed altri fattori, aumentano l’attività di tutti gli apparati coinvolti nello sforzo e ciò è evidenziato da un aumento delle pulsazioni perché il cuore, come una pompa che fornisce sangue a tanti distretti dell’organismo che sono sollecitati, deve lavorare di più. E’ quindi fisiologico che avvenga un aumento della frequenza cardiaca nonostante il ritmo di corsa rimanga invariato. L’aumento delle pulsazioni rispetto ad un andamento regolare è definito come deriva della frequenza cardiaca, ed evidenzia, come riportato, un maggior impegno del cuore. La deriva della frequenza cardiaca si manifesta solitamente nell’ultimo terzo di gara, soprattutto in quelle lunghe. Tale situazione, torno a ripetere, è fisiologica ed interessa sia i corridori di alto livello sia quelli meno allenati. Ci sono però delle differenze che sono date dall’incremento e dall’andamento della crescita. I corridori più allenati hanno uno scostamento minimo, dell’ordine delle 3-5 pulsazioni, mentre i podisti meno efficienti possono evidenziare un innalzamento marcato delle pulsazioni, e per essi inoltre, la deriva della frequenza cardiaca si manifesta prima.
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