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Fino a che punto possiamo migliorarci ?
Quantificare la capacità di miglioramento di un atleta.... non è certo facile
Orlando Pizzolato, 23 May 2008

Tra le più frequenti domande che i podisti mi fanno è relativa ai riscontri cronometrici ai quali possono ambire. Non è certo facile rispondere in maniera accurata: non dico che sarebbe come avere la sfera di cristallo, ma prevedere a lungo termine quale sarà il rendimento di un atleta richiede una serie di dati tecnici che vanno analizzati e aggiornati di volta in volta.

Nel fornire assistenza tecnica ai podisti amatori, sia con le tabelle di allenamento personalizzato sia con gli stage, mi sono reso conto del differente potenziale che hanno i corridori dilettanti e i professionisti. Dovrei però essere più preciso, la differenza tra i podisti dotati dalla Natura di un gran potenziale atletico e quelli che invece, sfortunatamente, hanno un patrimonio genetico inferiore. Il motto “campioni si nasce” è più che mai vero ma ciò non esclude che il podista che ha meno mezzi fisici non possa migliorare: per tutti gli atleti c’è un certo margine d’incremento del proprio rendimento. La preparazione fisica, differenziata e resa soggettiva con metodi individuali ed una programmazione specifica, consente di stimolare l’organismo a migliorare l’efficienza degli organi e degli apparati direttamente collegati alle prestazioni di resistenza. Anche quando la sollecitazione è analoga per vari atleti, il risultato che se ne consegue può essere differente, e anche di molto. A podisti di analogo potenziale atletico sottopongo simili piani di allenamento ed il risultato che se ne ottiene può variare anche di parecchi minuti. Perché ciò avviene? Evidentemente la risposta fisica di adattamento a determinati stimoli è differente da atleta ad atleta. Con ciò non è però escluso che due podisti di analogo potenziale giungano al medesimo risultato; molto spesso avviene con tempi differenti. Ci sono podisti ai quali propongo un piano di allenamento ed evidenzio immediati miglioramenti; altri che con simili mezzi di allenamento reagiscono in maniera meno evidente alle sollecitazioni. A queste differenze di risposta fisica incidono vari aspetti: carriera podistica, numero di sedute settimanali, età, peso, tecnica di corsa, motivazioni, alimentazione.

Insomma, molto diverso è in pratica il “terreno dove vengono piantati i semi”: se è fertile la pianta cresce bene e molto rapidamente; se non lo è sono necessari interventi specifici, ma alla produzione dei frutti ci si arriva sempre.

Quantificare la capacità di miglioramento di un atleta, come riportato prima, non è certo facile.

Degli atleti che alleno ho una scheda tecnica di analisi dei primati; per verificare le capacità di rendimento e l’eventuale potenziale di medio termine uso numerosi dati: coefficiente di rendimento, indice di resistenza, analisi del rendimento delle gare in base alla soglia anaerobica, al test dei 7’, ai test sottomassimali ed altri dati che mi forniscono i diari di allenamento. Ho iniziato ad applicare metodi di valutazione che si utilizzano nell’analisi tecnica in finanza per valutare e prevedere i movimenti di prezzo di un‘azione, un indice, eccetera.

Nel corso della mia attività di personal trainer ho verificato che un amatore può migliorare il proprio potenziale di circa il 10%. Tale sviluppo del proprio potenziale consente un miglioramento di circa 3’ minuti per una gara di 10km. In termini numerici, un podista che alla sua prima gara sui 10km impiega 40’, può arrivare a fine carriera a correrla in 37’. E’ ovvio che ci sono atleti che possono arrivare al 15% ed altri che si limitano al 5%. I top runner sono tali proprio perché hanno mezzi atletici maggiori, ed il loro potenziale di miglioramento è anche doppio rispetto ad un comune podista. Ho fatto uno studio comparato dei tempi di alcuni miei colleghi podisti italiani, che hanno iniziato a correre già nella categoria allievi (16 anni) con i loro primati assoluti; la maggioranza ha migliorato il proprio potenziale iniziale del 20%



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