PodisteDOC slide — 22 luglio 2015

Michela GargiuloMi trovo nella splendida tenuta di Michela, incantevole scorcio di paradiso, dove una verde distesa incontaminata accompagna dolcemente lo sguardo fino ad incontrare e fondersi con l’azzurro del fantastico limpidissimo mare di Sorrento. In lontananza si staglia il golfo di Napoli incastrato tra mare e cielo … semplicemente divino. Ne approfitto per farle alcune domande, farmi un po’ … i suoi affari e confrontarci sulla passione che abbiamo in comune, la corsa.

Michela nasce a Sorrento il 03/02/77, dove risiede saltuariamente col giovane figlio Massimo Belligieri e i genitori. Tesserata attualmente con la “Podistica Il Parco”.

Michela, da quanti anni corri? Quando  è  nata questa tua passione?

Io ho sempre amato lo sport in genere, ma ho iniziato con la pallavolo.

… come me!

Ho scoperto la corsa al secondo anno delle scuole medie dove ho conosciuto il professore Rino Fattorusso, mio insegnante di educazione fisica. Ho iniziato a correre con lui, che è stato il mio primo allenatore. Ho seguito i soliti schemi dell’epoca, partecipando prima ai giochi della gioventù e in seguito a diverse competizioni provinciali e regionali.

Fino a quanti anni hai corso col Prof. Fattorusso? Che percorso hai seguito?

Finite le scuole medie passai all’Istituto Nautico superiore “Nino Bixio” dove il Vicepreside era il prof. Paternò Guido, all’epoca Presidente della società podistica A.S.D.Amatori Atletica Sorrento, il quale reclutava nel suo istituto i giovani promettenti atleti della sua società sportiva per partecipare ai Campionati studenteschi. Quindi ho frequentato il Nautico e partecipato ai Campionati studenteschi, come da copione.

Ed hai continuato a gareggiare fino ad oggi?

No. Ho continuato fino a che non mi sono sposata, ma con ritmi e modalità diverse. Un problema al ginocchio e la morte del caro prof. Paternò, quando avevo all’incirca 16/17 anni, mi ha portato ad un lungo periodo di stop e ad una conseguente interruzione. Avrei dovuto operarmi, ma i miei genitori, che sono sempre stati contrari, non me lo hanno permesso.

Non erano felici di vederti correre?

Non mi hanno mai accompagnato ad una gara. Mai sono venuti!  Perché non volevano assolutamente che corressi.

C’era una motivazione in particolare? Non amavano la corsa o lo sport in generale?

Penso lo sport in genere, perché non mi permisero di tesserarmi neanche in una squadra di pallavolo che mi aveva scelto e inserito tra le titolari. Non volevano proprio che facessi sport! Forse lo ritenevano inutile e preferivano che non sprecassi energie, ma che le impiegassi in attività più fruttuose.

Ma il tuo carattere determinato ha avuto la meglio gia’ allora! Ed io ti ammiro per questo perché  non  è  facile da adolescente scegliere, avendo già  le idee chiare, di continuare un’attività  contro la volontà  dei propri genitori. Significa avere una grande forza di carattere.

Si, si, anche se da giovane mi ha bloccato quel problema al ginocchio, perché, per quanto determinata, non avevo ancora l’età per decidere autonomamente di fare un intervento ai legamenti. Quindi ho dovuto inevitabilmente cedere al loro volere, anche perché il dolore era atroce e non mi permetteva neanche di salire e scendere le scale.

Ti sei poi operata successivamente?

No, mai! Poi col tempo, piano piano e con molta pazienza, sono riuscita a riprendere. Ovviamente per il piacere di farlo e non più per partecipare alle gare. Ho dovuto interrompere di nuovo quando mi sono sposata ed ho avuto mio figlio Max.

La mia passione rimaneva sempre la strada, ma, pur di correre, comprai un tapis roulan e mi dovetti accontentare di correre in casa.

Non ti ferma niente, proprio come me, infatti nei periodi di stop anch’io compensavo con nuoto o bicicletta.

Da ragazza provai anche la bici perché gravava meno sul ginocchio rispetto alla corsa, ma a lungo andare, siccome per compensare un’ora di corsa avrei dovuto percorrerne 2 di bici, tentai di riprendere a correre in molte occasioni, finché la ebbi vinta!

Ora con quale società  sei tesserata?

Ora con la società sportiva “Podistica il Parco”. Da tempo avevo sciolto il tesseramento con la vecchia società a causa del ginocchio.

Trasferitami a Torre del Greco, iniziai ad uscire la mattina sul porto dove spesso incrociavo un gruppo di scalmanati podisti che, vedendomi regolarmente correre mi si avvicinarono e, con lusinghe e complimenti sulle mie capacità atletiche, mi convinsero ad indossare la loro casacca.

Chi in particolare ti convinse a riprendere un discorso agonistico e non solo amatoriale?

Tra i tanti amici, sicuramente il primo che ho avuto il piacere di incontrare è stato proprio il Presidente Buhne Mario, poi Del Gatto Antonio e tanti altri, ma il primo col quale ho iniziato a correre più seriamente ed assiduamente è sicuramente Bitonnese Vincenzo. Mi ha proprio convinto, perché io non me la sentivo di rimettermi in gioco, pensavo di non esserne più in grado. Correre per divertimento, tanto per farlo è un discorso, altro invece è allenarsi seriamente per raggiungere un obiettivo. Questo comporta un impegno fisico e mentale che io non volevo più prendermi e continuare a vivere lo sport come antistress, solo per stare bene.

Infatti! Per chi come te inizia l’atletica sotto un profilo agonistico, poi non riesce a conformarsi al podismo in forma amatoriale.

Erano passati infatti un po’ di anni dai tempi delle competizioni, ed io avevo un po’ abbandonato quel discorso. Quegli anni però sono stati molto importanti per me, perché mi hanno formato ad uno stile di vita sano e corretto, anche dal punto di vista alimentare. Infatti da ragazza non avevo mai mangiato fritture. Io fino a 25/26 anni non sapevo cosa erano i grassi, i fritti …

La corsa ti educa ad uno stile di vita sano.

E’ stato importante praticarla nel periodo giusto, perché mi ha dato le basi che mi ritrovo ancora oggi.

Un sano sport fatto in gioventù  è  fondamentale, perché  al di là  della concretizzazione agonistica, ti lascia uno stile di vita e ti forma una fisicità che ti rimarrà  negli anni.

Per questo motivo io insisto tanto con mio figlio che si trova proprio in questa fase delicata, nell’età in cui ho iniziato io. Ci tengo che inizi un’attività sportiva, per fare suoi determinati valori e convinzioni insiti nello sport.

Le regole, l’impegno, la determinazione necessari per raggiungere un obiettivo.

Esatto! Perché se non ti alleni non vai da nessuna parte, soprattutto in questo sport, ma anche in tutti gli aspetti della vita. Ed è fondamentale proprio ora questo tipo di insegnamento, perché il corpo inizia a cambiare e si prepara alla vita. In un altro momento, in un periodo diverso non si otterrebbe lo stesso risultato.

Questo aiuta anche a scuola, ad affrontare lo studio, a crearsi obiettivi futuri, a lungo termine, ad acquisire la fiducia e la consapevolezza di poter raggiungere anche traguardi ambiziosi come una laurea o un lavoro di prestigio con costanza ed impegno.

Una persona che non ha obiettivi, secondo me non ha personalità e non andrà mai da nessuna parte.

Quali sono stati i traguardi che hai raggiunto da ragazza?

Ho partecipato a diversi campionati italiani, ma sempre per discipline diverse.

Da giovane ero velocista, per cui ho fatto molte gare di velocità, partendo dai 60 metri piani, 200 metri, 400 metri, staffetta, ostacoli.

Ah, pure gli ostacoli hai fatto! Grande! So che è  una disciplina molto tecnica, quindi non accessibile a tutti …

Si, ero anche ostacolista e mi allenavo spesso con Fabiola Parisi.

Si Fabiola, fortissima ostacolista degli anni 80’ che ha mantenuto imbattuto per più  di 15 anni il primato sui 100hs.

Poi ho iniziato a fare i lanci : lancio del peso, lancio del disco. La mia intenzione era di prepararmi per gare di eptatlon, poiché ero portata per più discipline.

Ricordi qualche buon risultato all’epoca?

Si, a circa 14 anni mi piazzai terza ai campionati italiani di lancio del peso.

Questo è  un altro buon motivo per praticare uno sport al momento giusto, perché  proprio  fatto in quel periodo della vita regala le soddisfazioni che ti formeranno il carattere per il futuro.

Ho poi continuato con le campestri, partecipando anche qui a diversi campionati italiani. Ricordo Metaponto, Grado, Gorizia, Lanciano …

Sempre contro la volontà  dei tuoi genitori? Oppure ti approvavano vista l’importanza degli eventi a cui prendevi parte?

Mai! Non ho mai avuto il piacere di avere la loro approvazione! Io la mattina, a 14 anni, dovevo vedere come organizzarmi e da chi farmi accompagnare per partire … Per questo in quel periodo iniziai dei lavoretti per guadagnarmi il necessario per acquistare una bici ed essere così più autonoma.

Vedi? Questo però  ha contribuito a rafforzare il tuo carattere, ti ha formato rendendoti più  indipendente e autonoma.

Ti ha seguito qualcuno nella tua preparazione atletica quando hai ricominciato?

Veramente no. Inizialmente correvo per diletto, poi incontrando Bitonnese ed i vari amici della mia attuale società, mi accodavo a loro, ma sempre senza eccessivo spirito agonistico.

Poi però, nel luglio del 2013, è accaduto un evento per me molto triste, la perdita della mia amatissima nonna, che ha segnato per me una svolta. Rappresenta l’inizio della seconda parte della mia vita, perché ho vissuto uno di quei traumi che non avrei mai immaginato. Sapevo che era una persona importante, ma non immaginavo fino a questo punto. Praticamente è stato un trauma! E’ accaduto il 14 luglio ed io … da quel momento … sono stata praticamente fuori uso per 15/20 giorni.

Cosa ti ha aiutato a superare questo dispiacere?

Poiché il 29 settembre ricorre il “nostro” onomastico, e quell’anno capitava di domenica, decisi lì, su due piedi di dedicarle la “Caracciolo Gold Run” che si sarebbe disputata a Napoli in quella data. Quindi ho ripreso a gareggiare per dedicare una gara podistica alla nonna.

Così, aiutata dall’amico Vincenzo, iniziai un periodo di dieta (forse eccessiva) : allenamenti (sicuramente superiori alle mie forze in quel momento), un po’ di stress fisico, a cui si aggiunse il dolore della perdita e molto allenamento mal supportato da una cattiva alimentazione, che mi portarono, sì a concludere la gara, ma subito dopo al ricovero in ospedale!

Praticamente non riuscivo più a stare in piedi!

Forte anemia, valori sballati … crisi totale!

Stavo per dirti “Corsa terapeutica” invece per te lo è  stata solo dal punto di vista mentale, ma non dal punto di vista fisico.

Si, perché è stato talmente intenso l’impegno … ci tenevo talmente tanto a completarla, che il fisico non ha retto e, in unione con il dolore causato dalla perdita, il tutto si è riversato sul mio organismo procurandomi la “FIBROMIALGIA”.

Potrebbe essere una patologia da tempo latente dentro di te ed  è  scoppiata in un momento di forte debolezza emotiva e fisica?

Io penso invece che sia scoppiata in seguito allo stress e che il corpo ad un certo punto abbia detto “BASTA! MO BASTA!”. Infatti ad agosto correvo scolta e facile a 4’,00 al km senza dolori, né fastidi, praticamente mi sembrava di passeggiare … mi sentivo proprio in forma.

E dopo quanto sei riuscita a venire a capo della situazione? Quando hai scoperto la patologia che ti ha colpito?

In realtà ancora ora scopro cose nuove e sto indagando per approfondire cosa mi accade.

Mi trovarono all’epoca una forte anemia, che io pensavo fosse la causa della debolezza che avvertivo, ma dopo 6 mesi di cure, di dieta con carne, fegato, legumi, etc (che io non avevo mai mangiato), mi accorsi che, oltre ad aver preso 9 km, non avevo minimamente recuperato la carenza di ferro.

Iniziai così la mia trafila di accertamenti per scoprire la causa di quella stanchezza così profonda che mi portava a fare anche i movimenti più semplici con una lentezza e una fatica estenuanti.

Ho fatto dalla risonanza al cervello alla tiroide, dalla gastroscopia agli esami per la celiachia, di tutto di più … E non ti dico la frustrazione dopo ogni indagine che si rivelava negativa … Ad un certo punto anche i medici iniziarono a guardarmi come se fossi folle, perché tutti gli esami risultavano nella norma.

Iniziai anch’io a dubitare di me stessa …”Ma fa che davvero mi sto fissando? Ma vuoi vedere che hanno ragione loro? Che è un problema psicosomatico?” Poi però mi dicevo “Ma io davvero soffro, ho dolori, non ce la faccio a salire le scale, a fare una semplice premuta …”.

In seguito iniziarono anche le vertigini, la tachicardia, gli svenimenti, i battiti bassissimi …  Continuai ad indagare e finalmente, dopo aver consultato due neurologi scoprii la famigerata FIBROMIALGIA! … poi ancora le intolleranze ai farmaci … e … continuo a scoprire cose nuove …

 Io penso che la mente regoli tutto e, dopo un forte dolore si possano scombussolare gli equilibri.

Si, infatti, perché se stai bene tutto va a posto da sé. Io ho sempre avuto la convinzione che la mente ha un grosso potere sul corpo ed ho sempre pensato di riuscire a gestirla. Cioè credevo di avere un potere maggiore sulla mia mente … e sul mio corpo e riuscire a dominare il dolore. Invece raggiunsi uno stadio in cui la mente andava in un senso e il corpo in tutt’altro.

 Ecco quello che mi è capitato e mi ha destabilizzato : non ero più padrona del mio corpo!

Quante gare sei riuscita a fare dal 2013 ad oggi, intervallate ad tutte queste peripezie?

Dopo “Caracciolo”,  qualche gara tra dicembre e gennaio, ma sempre in sofferenza.

Dato che avevo fatto una buona preparazione il mio corpo ancora reagiva positivamente e sono riuscita a correre per un po’, anche sul dolore. In seguito ero solo spinta dalla mia testardaggine o dagli inviti del Presidente, ma ormai non c’erano più le condizioni  per far bene …

Gareggiare, influiva sulla tua patologia? Al di la del risultato e della sofferenza del momento, peggiorava la situazione? Ti indeboliva ulteriormente?

Mentalmente mi aiutava. Specialmente il clima che si respirava alle manifestazioni, il calore degli amici e dei podisti, mi spingeva a non fermarmi e soprattutto a tenere duro e combattere la malattia. Nello specifico però i neurologi mi sconsigliavano la corsa, a maggior ragione se interpretata da un punto di vista agonistico. Attività invece propedeutiche potevano essere il nuoto in acqua calda, lo yoga e tutto quello che favorisce il rilassamento.

Io ovviamente, testarda quale sono, non ho seguito i consigli ed ho continuato, anche piano, a gareggiare. Poi ho scoperto le intolleranze alimentari causa del gonfiore eccessivo che, unito alla rigidità, mi procurava fastidio e dolore. In poco più di un mese ho perso i chili in eccesso (quasi 10), provocati da questa intossicazione alimentare e …

… libera e leggera hai ritrovato la forma stupendoci di nuovo con grosse prestazioni!

Si, ho corso meglio ultimamente, ma comunque in sofferenza, perché la Fibromialgia c’è sempre, in ogni momento della mia vita, pure a riposo. Non riesco più a correre libera , distesa e leggera come un tempo, perché ho sempre i tendini tesi e rigidi. Non mi vergogno di dirti che a volte prego perché possa svegliarmi una mattina NORMALE, com’ero una volta, per lo sfizio di fare una gara com’è regola farla, cioè di soffrire per la stanchezza, ma non per il dolore e scoprire in condizioni normali cosa avrei potuto fare.

L’importante però   è  esserci sempre.

Si, si, è vero! Alle volte, ad amici che mi spingono a migliorarmi, visti gli ultimi eccellenti risultati, rispondo che a me interessa poco arrivare prima o ultima, o superare l’avversario di turno, quanto superare me stessa. La mia gara è contro Michela, tutti i giorni! Sia nello sport che nella vita.

Io ti ammiro e ti ringrazio, perché stai contribuendo ad arricchirmi con le tue esperienze, e sei da esempio a tutti quelli che soffrono, perché  così si rendono conto che con impegno e costanza si supera tutto.

Cosa rappresenta per te la corsa adesso?

Per me è riuscire a superare i miei limiti, ma soprattutto riprendermi, quindi ora corro veramente per il piacere di correre, insieme agli altri.

C’è una gara che ti ha dato più soddisfazione di altre, non tanto per il risultato agonistico, quanto per le sensazioni che ti ha lasciato?

Forse Mondragone, per la bellezza del percorso e la temperatura molto elevata. Infatti io amo il caldo e corro molto meglio quanto più la temperatura è alta, perché allevia la rigidità muscolare. Quindi a Mondragone, dove ho visto soffrire tutti in malo modo, io ho corso tranquilla ed ho chiuso con facilità.

Anche ad Afragola ti ho visto alla grande, mentre tutto il plotone, me compresa, era in piena crisi, quasi in ebollizione!

Si, però l’ultimo km l’ho sofferto, ed anche tanto!

E ci credo! Hai portato una media di 4’,00 al km!

Si, è stato il mio personale! Forse mi ha stimolato la presenza di mio figlio, che ero riuscita a portare con me. Buon crono quindi, ma se devo ricordare una gara che mi sono goduta fino alla fine, forse è stata proprio Mondragone, che corrisponde col periodo dell’inizio della ripresa.

A che ora ti alleni? Al mattino?

Si, all’alba, più presto possibile. Anche se ora, a differenza di una volta, che schizzavo in strada appena sveglia dopo aver indossato le scarpette, ho bisogno di almeno un’oretta di rodaggio per distendere muscoli, nervi e tendini. Il mattino per la fibromialgia è il momento peggiore.

Ti alleni in compagnia?

Si, di solito si. Ma se capita sono anche felice di allenarmi da sola, come infatti è capitato ieri quando mi sono fatta un lungo di 30 km, e quasi sembrava non volessi più fermarmi … A volte ho anche bisogno di queste giornate solo mie, così … in solitaria.

Adesso sto correndo con un amico, Lello Esposito perché abbiamo gli stessi tempi, ma sono in attesa di un maratoneta, Borriello Nicola, per preparare con lui  le lunghe distanze per il prossimo anno.

Quali sono le distanze che preferisci?

Penso che la distanza giusta sia la 21 km, anche se adesso il mio sogno è riuscire a correre una Maratona … il sogno della Maratona! Una 42 km devo correrla prima di fermarmi e spero di fare quella di Roma, passando prima per la “Coast to Coast”.

Fantastica evoluzione! Sei partita dalla velocità con i 60 metri piani e gli ostacoli …

Adesso rendo di più sulle lunghe distanze, perché ho bisogno di un riscaldamento più lungo e non riesco a stare troppo tempo su ritmi veloci. Vedo che mi sento meglio a correre magari un po’ più piano, ma per più tempo.

Hai già fatto qualche 21?

Si, Agropoli quest’anno, ma senza pettorale per accompagnare alcuni amici e lo scorso anno con regolare iscrizione.

Quali sono i tuoi personali sulle varie distanze?

Sulla 10 km ho 40,38 fatto ad Afragola il 14/06/2015, mentre l’unica 21 km fatta l’anno scorso l’ho chiusa in 1h, 39.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Le lunghe distanze. La Maratona!

Il mio sogno è correre una maratona, passando prima per qualche garetta di casa come la “Coast to Coast” e la “Mari e Monti” che prevedono il passaggio proprio per casa mia per poi affrontare la gara della vita, la maratona di Roma, per poter dire “Ho vinto la mia battaglia sulla fibromialgia!”

Poi mi posso anche fermare.

Pensi di fermarti?

Sono cose che si dicono … ora lo penso, ma dopo non so se riuscirò realmente mai a smettere.

L’importante è avere dei sogni, degli obiettivi, qualcosa per continuare a sognare. Se mai dovessi smettere di correre, cosa ti mancherebbe di più?

La corsa mi ha salvato in molte occasioni, perché la mia vita non è stata affatto facile. Ho avuto diversi problemi familiari che la corsa mi ha aiutato a superare e quindi non penso che riuscirò mai ad abbandonarla. Magari la farò più lentamente, ma lasciarla del tutto no, perché è sempre stata la mia salvezza, veramente.

Consiglieresti la corsa a qualcuno? Giovani, donne, sedentari?

Certo! Non ricordo più quanta gente sono riuscita a coinvolgere, anche anziani, che vedendomi correre, si sono sentiti spronati ad iniziare. Magari prima camminando e poi lentamente corricchiando. Vederli ora fare km di corsa mi gratifica, sono felice di essere stata per loro un esempio.

Cosa diresti ad una persona per invogliarla a correre?

La corsa racchiude in sé tante cose : lo stare insieme, socializzare, vivere la stessa passione. Se non hai la fortuna di conoscerla non sai cosa ti perdi, ma nel momento in cui incominci a conoscerne i benefici, non riesci più a farne a meno. Se pensiamo solo a quanto ti fa star bene in salute, ti distende, scarica lo stress, influisce positivamente sulla circolazione, sul cuore e ti fa stare insieme agli altri.

Tuo padre riconosce i benefici della corsa?

 Beh, mio padre … Tra di noi c’è un rapporto davvero speciale, ma sulla corsa non sono mai riuscita a convincerlo.

 Ho avuto la fortuna di conoscerlo ed ho visto che avete molto in comune, però è un pò testardo … forse quanto te?

 Si, siamo molto simili, pensa che siamo nati lo stesso giorno e lo stesso mese … con qualche annetto di differenza, quindi abbiamo lo stesso caratteraccio e la stessa testardaggine.

Io penso che però sotto sotto lui ti stima e ti ammira, perché vede in te la determinazione in tutte le sue sfaccettature.

Se vuoi saperlo, io ho ricominciato proprio su una sua considerazione : “… Siiii, mo tu a 40 anni vorresti ricominciare a correre? Che credi di fare ancora?” Ed io lì mi sono sentita punta sul vivo ed è nato in me il desiderio di dimostrare  … prima a me stessa, e poi a lui, che a 40 anni sono ancora capace di fare qualcosa di buono.

E’ lo stesso stimolo che negli anni ha guidato anche me a fare scelte sportive più impegnative … Mia madre infatti, nei periodi che hanno segnato svolte importanti nella mia vita, non ha mai mancato di farmi notare “Eeeee, mo tu ti sposi e pensi di continuare a fare sport? Poi vedi ….” Ed io ancora più caparbia l’ho fatto con maggiore grinta. E ancora “Poi quando avrai un figlio ti fermerai …” Ed io con mio figlio al seguito ho continuato, coinvolgendo anche lui, tanto che oggi, oltre a correre con me, lavora anche alla nostra trasmissione televisiva “Runners … e non solo”.

Forse quello che mi manca è coinvolgere mio figlio! Ma un po’ alla volta ci riuscirò.

Non è mai venuto a vederti gareggiare?

Si, quest’anno ad Afragola, ma anche a S. Antonio Abate lo scorso anno. Quel giorno fece un diluvio talmente intenso che rimase in macchina, chiuso per tutto il tempo e non riuscì a vedere nulla! Però un po’ di fortuna me l’ha portata perché arrivai 5° e mi premiarono sul palco.

Io non penso si tratti semplicemente di fortuna, perché anche ad Afragola riuscisti a fare il personale … è stata la sua presenza che ti ha portato a dare il massimo.

Si, è uno stimolo in più.

Lui cosa pensa della tua passione?

E’ fortemente influenzato dal nonno, però non penso possa fare a meno di apprezzarla. Io voglio essere per lui un esempio e dimostrargli che non c’è limite nella vita, niente ti può fermare se tu lo vuoi, né la malattia, né l’età.

Però non devi mai smettere di sognare. L’importante è sempre porsi degli obiettivi e … sognare.

Tutto quello che verrà sarà positivo, l’importante è non smettere mai di provarci.

Vuoi salutare, ringraziare qualcuno che ti ha aiutato in questi anni e ti è stato vicino?

Sicuramente un grazie va alle persone speciali che mi hanno accompagnato e mi accompagnano tutt’ora, e a tutti quelli che ho conosciuto tra cui Antonio Del Gatto e Vincenzo Bitonnese che sono state le persone che mi hanno spinto a riprendere, a te e tutti gli amici runners che condividono questa passione.

Cosa ti aspetti dallo sport?

Dopo questa fase di … tra virgolette … riposo forzato, spero di poter avere ancora qualche piccola soddisfazione.

Te lo auguro! Sono convinta che tu abbia ancora margini di miglioramento, e riuscirai presto a tirare fuori dal cappello qualche altra bella prestazione.

Sto pensando con molta intensità alle mie prossime due gare casalinghe, dove spero di fare bene. Mi impegnerò al massimo per raggiungere questi obiettivi e dedicarli ancora alla cara nonna, che si è portata via un grosso pezzo del mio cuore. Infatti, specie la “Mari e Monti”, oltre a passare per il Capo di Sorrento, attraversa anche il paese natale della nonna, Marciano, e le terre della sua famiglia.

Sperando di vedere tuo padre tra i tifosi …

Brava! Perché se non viene lui a vedere le mie gare, vado io sotto casa sua a gareggiare! Infatti sia la “Coast to Coast” che la “Mari e Monti” passano per casa mia, che trovandosi in una posizione paesaggistica meravigliosa, rende il percorso ancor più spettacolare per gli atleti.

Nel ringraziarla per la sua cortesia e disponibilità, voglio fare un augurio speciale alla mia cara amica Michela, forte, caparbia e determinata, che insegue i suoi obiettivi a testa bassa senza farsi influenzare da niente. Le auguro di trovare un po’ di serenità, soprattutto dal punto di vista fisico, perché lo merita, e tante tante altre soddisfazioni sportive

Concludo rivolgendo un pensiero speciale alla sua amatissima nonna Michela, che di sicuro è stata una persona speciale e meravigliosa.

Un bacio e a presto rivederci in gara.

Per Podistedoc – Marilisa Carrano
marilisa carrano

 

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