PodisteDOC slide — 12 agosto 2014

Bruna SanteliaMi trovo in compagnia della forte e brava atleta dell’”Asa Detur”, Bruna Santelia, che più volte ci ha rappresentato portando in auge i colori della nostra regione.

Santelia Bruna nasce a Fuorigrotta, Napoli il 4 gennaio 1985, dove vive con il padre e la sorella. Attualmente studia Scenografia all’ ”Accademia delle belle arti”.

Bruna, da quando è iniziata la tua passione per la corsa?

Dall’età di 5 anni ho sempre fatto sport, ho iniziato con il nuoto che ho praticato per circa 9 anni. Io ho sempre avuto la tendenza a migliorarmi, e quando ho visto che gli allenamenti e i risultati non mi gratificavano e stimolavano più dal punto di vista agonistico, ho lasciato per fare solo un po’ di palestra. Per puro caso fui notata mentre correvo sul tapis rulan da un allenatore di atletica e fui invitata da lui ad allenarmi allo stadio “Collana” di Napoli. Avevo 15 anni.

Ricordi la tua prima gara?

Ricordo ancora benissimo la mia prima gara, il primo 1000 lo passai a 3,50, ma … terminai la gara in 13 minuti e 12”, mi sembra … venni addirittura doppiata! Puoi quindi ben immaginare come stavo io il giorno dopo ! Il mio morale era a terra, sotto i tacchi si può dire, però, una mia caratteristica positiva è che non mi scoraggio mai e non lascio mai l’obiettivo. Poi sapevo di essere appena all’inizio e c’è da aspettarsi anche di arrivare ultimi o magari essere doppiati. Ricordo anche l’applauso che mi accolse sul rettilineo finale di 100 metri. Ricordo proprio tutto come se fosse stato ieri.

Cosa ti ha spinto a migliorarti sempre di più da quella prima gara?

La passione! Nonostante la brutta esperienza vissuta, è stato amore a prima vista con l’atletica. Fin da piccola il mio sogno era intraprendere uno sport in un certo modo, praticarlo a livello agonistico, con lo scopo di raggiungere un obiettivo!

Posso dirti che ci sei riuscita ampiamente! E con ottimi risultati direi! Complimenti!

Diciamo che io l’atletica l’ho vissuta! Però non ho avuto una carriera facile. Col passare degli anni ho imparato che ti regala alti e bassi e certe volte non ti regala proprio niente. Magari ti alleni un anno intero per non ricavarne niente o raccogliere solo risultati mediocri.

Io penso che lo sport e l’atletica in particolare ti lasciano sempre qualcosa. Ti lasciano tanta esperienza e ti costruiscono a livello caratteriale.

Certo! Infatti io lì volevo arrivare. In effetti, anche negli anni bui, in quegli anni in cui sono stata male, e i risultati non venivano, ho fatto tanta esperienza di cui poi ho fatto tesoro. Non sono più ricaduta negli stessi errori.

Poi i risultati ottenuti assumono un valore diverso, perché capisci che non è facile avere sempre le condizioni sia fisiche che mentali per fare bene. Non si possono ottenere sempre gli stessi risultati , nonostante ci sia lo stesso impegno.

La cosa che mi ha fatto ancora più appassionare all’atletica è lo stile di vita che essa ti crea. Tutto ciò che fai giorno per giorno non fa altro che costruire uno stile di vita cucito sull’atletica. Tutto fa parte dell’allenamento, i ritmi di vita, l’alimentazione, il peso  forma, gli orari … tutto si modifica in funzione della corsa. A me questa cosa mi ha sempre affascinato!

Certo! Tu vivi per quello che fai e fai tutto in funzione della tua passione.

Insomma, uno stile di vita sano. Tutte quelle cattive abitudini quali far tardi la sera, fumare e quant’altro, negative per la salute di chiunque, per noi diventano fondamentali da evitare.

Col passare del tempo ho capito l’importanza del riposo almeno 8/9 ore al giorno. Spesso la sera non esco per evitare di far troppo tardi, o dormo un  pò il pomeriggio, però la mia famiglia non mi capisce, mi rimprovera di non far niente, di perdere tempo. Curare l’alimentazione poi diventa difficile durate una cena con amici, che pensano lo faccia per dimagrire, non capiscono che io evito ciò che mi possa danneggiare prima la salute e poi lo sport.

Io penso che tutto quello che viene fatto con piacere  senza sacrificio è la cosa giusta, e non dobbiamo farci condizionare nelle nostre scelte dal giudizio degli altri.

Qual è stato il tuo primo allenatore?

Enzo Rossi.

Continua ad allenarti lui?

No, adesso mi allena Giampaolo Ciappa. Ho corso sotto la sua guida per circa 6/7 anni in pista, poi per un paio d’anni mi ha seguito il mio ragazzo, ora … da circa un paio d’anni ho la fortuna di essere sotto la guida di Giampaolo, che io stimo da sempre e col quale mi trovo benissimo.

Com’è nato questo connubio?

Io veramente ho sempre ammirato e creduto nelle grosse qualità tecniche di Giampaolo Ciappa, però, vuoi per motivazioni affettive nei confronti del primo, che sentimentali nei confronti dell’altro, mi è mancato il coraggio di cambiare in favore di una scelta più tecnica. Scelta che poi, visto il valore, rimpiango di non aver fatto prima.

La tua carriera ha origini nella tua gioventù, come si è evoluta nel tempo?

Come ti dicevo prima, già all’età di 15 anni avevo una forte passione per l’atletica leggera, anche mirata al raggiungimento di un obiettivo, ma si sa, la giovane età spesso fa brutti scherzi e … intorno ai 18/20 anni mi appassionai anche ad un altro hobby, lavorare come disc jockey nei locali.

Incompatibile con lo sport praticato a livello agonistico!

Esattamente, incompatibile! Però io credevo di aver creato una sorta di equilibrio, una volta una cosa, una volta l’altra. Invece, questo mi ha rovinato la carriera agonistica, perché nel periodo in cui avevo raggiunto i migliori risultati (tra i 18/19 anni, da Juniores e Promessa), quali record regionale dei 3 km, i minimi per partecipare ai campionati italiani e il record regionale sulla 10 km, ed ero nella fase di miglioramento fondamentale per il mio futuro agonistico, appassionata dai locali e alla bella vita, trascurai gli allenamenti.

Ci fu un’estate in cui tenevo dei ritmi impossibili da reggere per chiunque : al mattino al mare, in successione gli allenamenti e la sera a ballare fino alle 4 del mattino. E così tutti i giorni, fino al sabato, quando lavoravo come disc jockey e mi ritiravo alle 6 del mattino. Il giorno dopo, pur di fare allenamento mi svegliavo alle 8,00 e mi recavo alla “Floridiana” a correre.

Immagino come tutto ciò ti abbia scombussolato totalmente!

Scombussolato è dir poco … poi ho pagato a caro prezzo questi errori di gioventù. Infatti ci fu un anno, se non sbaglio il 2006 in cui stavo in discreta forma, ad un certo punto becco un’influenza, seguita da tutta una serie di problemi a catena, tra cui cisti ovariche e quant’altro, che mi tennero lontano dall’atletica per un anno! Un anno perso! Buttato!

Quello decisivo per il salto di qualità dal punto di vista professionale.

Si, era quello più importante, anche perché in quell’anno mi sono resa conto di cosa stavo perdendo. E’ stato allora che ho capito che tutto è utile nella vita, ci fa crescere, anche dalle brutte esperienze può scaturire  un buon insegnamento.

E’ stato quello l’episodio decisivo che ti ha aiutato a prendere una decisione fondamentale per il tuo futuro?

Si, ho deciso allora di abbandonare definitivamente il mondo dei locali per dedicarmi anima e corpo allo studio e all’atletica. Però, se non ci fosse stato quell’anno di stop, durante il quale sono stata proprio male, sa fisicamente che psicologicamente, non avrei mai deciso.

Certo! Perché è in situazioni come quelle che vai in crisi, perché crollano tutte le tue certezze e pensi “Io ho puntato tutto su questo, se non riesco ho fallito l’obiettivo più importante. Allora o lo faccio come si deve o lascio perdere!”.

Quello fu anche l’anno che lasciai Enzo Rossi, tra di noi c’erano discussioni continue ed io non riuscii più a sostenere lo stress. Ricordo una frase di Antonietta Di Martino che disse nel 2008 al “Galà dell’atletica”, “Tutti vogliono salire sul carro dei vincitori” che mi colpì molto e mi fece riflettere. A casa mia, vedendomi triste, depressa e sfiduciata chiedevano sempre “… che facessi a fare “quest’atletica “ … chi me lo faceva fare?”. Mi sentivo sola e abbandonata da tutti, ma io lo volevo risolvere il problema, non eliminarlo,e a tal proposito ebbi un grosso aiuto e sostegno dal mio ragazzo. Mi fu molto vicino in quel periodo,ed iniziò anche ad allenarmi. Con lui lentamente mi ripresi, grazie anche alla sua presenza che mi confortava e mi era di grande aiuto.

Una persona che ti stima e ti aiuta nel momento del bisogno è fondamentale, specie l’allenatore che ti guida passo passo verso obiettivi sempre più alti.

In quel periodo la mia autostima era calata vertiginosamente! Non riuscivo neanche più a correre e mi dicevo “Non valgo niente!”.

Non devi assolutamente pensare una cosa del genere! Mai! E’ vero che spesso lo sport, come tutte le cose belle, porta con sé non solo gioie, ma anche dolori, ma è nei momenti bui, di crisi, che bisogna avere la forza di risollevarsi. Io ho avuto modo di confrontarmi e scambiare opinioni ed esperienze sia con amatori, che con grandi campioni anche a livello mondiale e, ti assicuro che tutti, proprio tutti ci sono passati. I momenti di crisi e i problemi legati allo sport vissuto a livello agonistico, sono ancora più dolorosi e, ascoltare dalla viva voce dei protagonisti come sono riusciti a superarli, ti arricchisce, ti fa crescere e vedere nella giusta prospettiva il tutto. 

Lo so e l’ho capito con il tempo vivendolo sulla mia pelle, ma ti assicuro che fa male vedere il disinteresse della gente, che tutti ti abbandonano quando i risultati non arrivano …

Questo è l’atteggiamento più sbagliato con cui si può vivere lo sport. Lo spirito giusto è la condivisione, la lealtà, l’amicizia che deve accomunare tutti quelli che amano lo stesso sport, senza alcuna distinzione.

Hai ragione, ora ho capito che quello che ci porta a fare risultati, è ascoltare sé stessi e non le opinioni degli altri, correre per il piacere di correre, e non per dimostrare qualcosa a qualcuno. Ho imparato a non farmi influenzare dai fattori esterni.

Brava!

Siamo noi che ci diamo la forza. Dentro noi stessi dobbiamo trovare le motivazioni per superare le crisi, solo così cresceremo come persone e come atleti.

Il tuo valore, il tuo impegno devi sfruttarli per gratificare te stessa, se poi, ammiratori, parenti o amici vengono a sostenerti e vederti correre ben venga. Ricorda che chi ti vuole bene ti ammira, ti accompagna e ti incoraggia sia se arrivi prima che se arrivi ultima.

E’ vero, è vero! Io comunque non ho alle spalle una situazione familiare facile, infatti a 22 anni, sono rimasta a vivere a Napoli con mio padre e mia sorella perché mia madre andò ad abitare a Cremona. Questo mi ha condizionato la vita e le scelte, perché dovendo fare quasi tutto da sola, tutti gli impegni assumono un aspetto diverso, tutto risulta più difficile e faticoso. Ad esempio anche per andare a gareggiare la domenica spesso mi trovo in difficoltà perché devo sempre organizzarmi con qualcuno.

Come ti organizzi tu per partecipare alle gare?

Beh, ora da un paio d’anni a questa parte, da quando cioè mi allena Giampaolo Ciappa, alle gare vado con lui e tutto il gruppo, con il quale ho instaurato un ottimo rapporto, siamo molto uniti e ci facciamo forza l’uno con l’altro. Io li considero la mia seconda famiglia, ed anche i risultati , in questo clima sereno e rilassato sono migliori.

E’ cambiato anche il tuo approccio con l’allenamento?

Si. In passato io vivevo l’allenamento con stress e il timore di deludere le aspettative degli altri, ancora non avevo capito che ciò che conta sono io. Per giungere a questa consapevolezza ho dovuto fare un grosso lavoro su me stessa e grazie all’atletica ho capito che nessuna influenza esterna deve condizionare le mie passioni, lo sport … la vita!

Certo! Perché l’atletica corrisponde in tutto e per tutto alla vita! Tutto quello che insegna l’atletica ce lo ritroviamo nella vita di tutti i giorni, il rispetto delle regole, dell’altro, la condivisione, l’aiutare l’altro nel momento del bisogno, l’unione. La forza e la determinazione che ti portano a concludere gli obiettivi iniziati, che possono essere l’università, un progetto, un lavoro difficile. Capisci che per raggiungere un obiettivo ci vuole tempo, costanza e determinazione e … tutto quello che fai riuscirà meglio.

E’ vero! Verissimo! Per questo quando io punto un obiettivo non lo lascio mai, anche se incontro tantissime difficoltà. Anche gli sbagli, gli errori insegnano tantissimo, anche quelli fanno parte di un percorso. Se lungo il cammino cadi in un fosso, ti rialzi e vai avanti, senza fermati mai, fin quando raggiungi il tuo obiettivo, fino in fondo, fino alla fine, proprio come in una gara. Per questo ho capito che il campione non esiste, siamo tutti campioni, che ogni domenica ci mettiamo in gioco e, nonostante le difficoltà di ognuno, portiamo a termine l’obiettivo.

Certo! Chiunque mette tutto quello che ha per superare i propri limiti è un campione.

Io infatti ammiro tantissimo gli amatori perché si impegnano fino al limite delle loro forze. La fatica è uguale per tutti allo stesso modo.

Brava! Siamo tutti campioni nel momento in cui riusciamo a raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti superando impedimenti e difficoltà quotidiane.

Io ammiro molto tutti coloro che si mettono in gioco, a partire dall’amatore che non ha la possibilità di allenarsi durante la settimana e viene la domenica per evadere dalla routine quotidiana e scaricare lo stress, incontrare gli amici e fare un po’ di sport. Che, farà tanta ma tanta di quella fatica per concludere una 10 km, che è un campione perché è riuscito a terminarla senza fermarsi. Alla madre di famiglia che corre per mantenersi in forma, al pensionato che si ritrova col gruppo di amici di sempre per trascorrere una domenica in allegria e movimento. Ecco perché siamo tutti campioni. L’atleta che ha la genetica dalla sua parte fatica molto meno per raggiungere i risultati perché è nato per quello.

Cosa ti regala l’atletica?

Io non corro né per arrivare prima, né per i premi che potrei vincere, a me interessa vivere un’emozione. A me un’emozione mi rende felice! Non ha prezzo!

Io la corsa la vedo come l’opposto del lavoro. Per me è libertà, è non contare le ore di allenamento, la fatica. Per me conta solo quell’attimo di emozione che essa riuscirà a darmi e che non finirà mai, non sparirà dal mio cuore, perché quell’attimo lo porterò per sempre con me tra i miei ricordi più belli.

Hai ragione. Io vedo intorno a me persone sempre più stressate e infelici, e penso che è questo che manca alla società di oggi, riuscire a vivere appieno un’emozione, che ti resta dentro e ti aiuta in tutto quello che fai e a vedere le cose con occhi diversi.

I grandi campioni sono tutti umili e saggi, infatti anche Valeria Straneo mi ha insegnato che l’emozione in gara, non è alla partenza, ma il durante e l’arrivo. Qualunque sia il risultato ottenuto tu hai concluso una fatica e raggiunto il tuo obiettivo, è quella la gioia che ti dà soddisfazione. Poi si mette il punto e si ricomincia da capo.

Forse è anche per questo che h scelto di frequentare l’”Accademia delle belle arti”, perché porta alla luce la mia personalità, esprimo le mie emozioni attraverso i disegni.

L’amore per l’arte è tipico di chi possiede un animo sensibile e profondo.

E’ il linguaggio dell’anima … mi fa sentire libera, proprio come la corsa. Nei miei disegni tutto è libero, non ho nessun obbligo. Alla fine la mente, i pensieri sono qualcosa di libero, l’immaginazione non la puoi imprigionare, né indirizzare, tu puoi immaginare quello che vuoi e metterlo su carta. A me non piace vivere seguendo gli schemi, ma “vivere” nel vero senso della parola.

Tu quanti allenamenti a settimana fai?

Sette su sette, a volte anche 2 al giorno. Dall’anno scorso ho incrementato tantissimo gli allenamenti e mi sono piacevolmente meravigliata perché non mi aspettavo di essere capace di reggere tanti allenamenti e con ritmi così elevati.

Ci vuoi parlare del tuo allenatore attuale?

Farei una statua d’oro al mio attuale allenatore e rimpiango di non aver fatto prima questa scelta.

Perfetto! Hai espresso il concetto in maniera chiara e precisa! Da questo emerge la stima profonda che ti lega a lui. Si vede il feeling e il legame che vi unisce.

Si, si. Io penso che quando faccio un risultato, non è mai solo mio ma qualcosa che otteniamo entrambi. Ammiro l’impegno e la costanza che dimostra a tutti i suoi atleti, poi, in gara lo vedo così coinvolto che sembra che sta correndo con noi!

Questa è una caratteristica innata, che non puoi costruire, scaturisce dalla passione. Il vero allenatore non da uno schema di allenamento, ma lo vive con te  e i tuoi successi sono le sue soddisfazioni! E’ qualcosa che scaturisce dal cuore, l’atleta lo sente e ricambia con l’impegno tutta questa dedizione.

Quali sono i tuoi personali?

I personali li ho fatti tutti lo scorso anno : sul 10.000 in pista ho 39,14, su strada 38,13 se non erro. Ho 18,27 sul 5.000, 10,48 sul 3.000 e 4,57 sul 1500. Poi ho 1h,24 e 54 sulla mezza.

Complimenti!

Da qualche tempo, grazie anche agli insegnamenti del Mister, sto imparando a controllare meglio la mia emotività in gara e a non farmi condizionare dalle influenze esterne. Infatti spesso, specie in competizioni importanti come i Campionati italiani, presi dalla foga tutti sono portati a lanciarsi all’inseguimento della prima … ora ho imparato a correre in base al mio ritmo e alle sensazioni del momento, perché non ha senso imporre un ritmo fuori dalla mia portata, se gli avversari sono molto più forti di me. Stanno uscendo delle gare magnifiche ascoltando il mio fisico senza guardare gli avversari.

Inoltre vivo anche gli allenamenti con una serenità diversa, un tempo se non mi sentivo, rinunciavo anche ad allenarmi con il timore di sbagliare, ora vivo l’allenamento come un punto di partenza volto alla costruzione di una condizione che deve sfociare in un periodo di gare eccellenti. Le cose stanno così venendo da sole. Spesso vedo ragazzi che rinunciano all’atletica a causa della pressione che essa comporta, per paura di non farcela e di essere giudicati male dagli altri.

Certo, non devi tenere in considerazione solo i tuoi tempi, ma il ritmo del momento, osservare la condizione attuale. La giusta consapevolezza e una partenza un po’ più tranquilla, ti possono permettere una progressione finale che alla fine ti regala più soddisfazione di una vittoria e chiudere una gara migliore di quella che ti aspettavi.

Ricordi qualche gara in particolare che ti ha emozionato?

A  parte la prima gara, che è stata un’esperienza indimenticabile, la gara che mi ha dato molta emozione è stata la 21 km che ho fatto a Cremona ad ottobre del 2013. Ha rappresentato l’esordio sulle 21 km, l’ho aspettata tanto, per anni e anni, desideravo proprio farla. Oggi aspetto la maratona.

Quale distanza preferisci?

A dire il vero non c’è una distanza che preferisco, a me piace molto correre il 1500 in realtà, anche perché ho capito che migliorando su quella distanza miglioro anche sulle distanze più lunghe. Il mio sogno è correre la maratona, ma non lo vedo come una conclusione della mia carriera, perché non ho intenzione di smettere mai di correre, non riesco neanche ad immaginare la mia vita senza la corsa.

Cosa ti ha insegnato l’atletica?

 Mi ha insegnato a non mollare mai. Nella corsa come nella vita non ti devi mai fermare , devi sempre andare avanti per raggiungere il tuo obiettivo con forza e determinazione. Poi a condurre uno stile di vita sano e, dulcis in fundo   a vivermi appieno un’emozione!

A cosa paragoneresti l’atletica?

Alla fine la vita è come una corsa, dove chi parte troppo veloce poi è costretto a rallentare, può incontrare delle salite, ma sicuramente incontrerà anche discese. E’ una competizione dove se ti impegni ti sentirai soddisfatto di te stesso e dei tuoi successi, e dove, quando arriverai al traguardo, potrai fare da guida ai più giovani ed inesperti, facendogli il dono più grande, la tua esperienza!

Consiglieresti la corsa alle donne? Cosa pensi del mondo podistico femminile?

Io consiglio la corsa a tutti, sia agli uomini così come alle donne, che mi dispiace notare, sono sempre in numero inferiore rispetto ai maschietti. Vorrei che la domenica fossimo molte di più, ed esorto tutte le donne, signore, ragazze, mamme, a mettere le scarpette ai piedi, per provare quel magico senso di libertà, perché la corsa fa bene al corpo e allo spirito.

Consiglieresti la corsa ai giovani?

Certo! Non ultimi i giovani avrebbero bisogno di movimento, che passano troppo tempo in maniera sedentaria attirati dalla tecnologia del computer, televisione, telefonino, tablet, i-phone e quant’altro perdendo di vista la realtà. Spero che si rendano conto che stanno perdendo tempo e non sia troppo tardi per rimediare.

Vuoi ringraziare qualcuno?

Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno seguita, che mi hanno allenato nel corso degli anni, perché devo dire che ognuno mi ha lasciato qualcosa, e da ogni esperienza ho ricavato qualcosa di buono, un  insegnamento che fa parte del mio attuale bagaglio e contribuisce a formare la persona e l’atleta che sono adesso. Ogni piccolo successo o insuccesso fa parte del percorso che mi ha rafforzato il carattere e le persone che mi sono state accanto sono gli artefici materiali di tale processo. Ho imparato ad esempio, da persone che non mi ascoltavano, quanto è importante ascoltare gli altri perché ti arricchisce e ti fa crescere.

Si, anche le persone di cui non condividi le idee sono necessarie, perché ti insegnano a gestire il tuo stile di vita e a relazionarti correttamente con chi non la pensa come te.

Questo l’ho imparato anche dall’accademia, non tutti hanno lo stesso punto di vista, lo stesso oggetto può assumere forme diverse in base all’angolazione da cui lo si guarda, è tutta questione di prospettiva. Ogni punto di vista è da rispettare, perché non è detto che il punto di vista dell’uno sia migliore di quello dell’altro, possono essere giusti entrambe sono da rispettare. Bisogna imparare dagli insegnamenti degli altri, come diceva il mio primo allenatore “bisogna  ad essere umili e non dare niente per scontato”, nell’atletica come nella vita.

Infatti! La vita è una continua evoluzione, una continua crescita.

Bisogna vivere lo sport con lo spirito giusto, con coesione e fratellanza, senza sentimenti di invidia e astio verso gli altri ed essere sempre contenti dei propri risultati. 

Quello che riesci a fare è sempre il meglio perché sei riuscita a tirare fuori il massimo da te stessa e ne devi essere fiera!

Vuoisalutare qualcuno?

Saluto la mia famiglia, il mio allenatore Giampaolo Ciappa, i ragazzi miei compagni di allenamento : Andrea Romani, Silvia Scarpetta, Federico, tutti i ragazzi del gruppo insomma, e … tutte le persone che mi hanno seguito ed aiutato nel corso della mia carriera.

Grazie a tutti!

Ringrazio la forte e caparbia Bruna Santelia, collega di corsa, che tante domeniche ho visto esultare sul podio! Sono contentata di aver condiviso le sue esperienze atletiche e di vita e le faccio i complimenti per i tanti successi che ha regalato anche alla nostra regione.

Brava Bruna, continua così che la serenità ritrovata grazie all’affiatamento che si è creato nel tuo team ti aiuterà, unita alla tua forza e determinazione, a migliorarti ancora di più e ti porterà tutte le soddisfazioni che meriti.

 

 marilisa carrano

Per podistidoc Marilisa Carrano

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Peluso

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