Alimentazione slide — 02 febbraio 2013

diaIl peso per un podista è estremamente importante, esso assume un importanza notevole, pari all’allenamento. Gli atleti di buon livello sono tutti magri, basta notare i primi arrivati al traguardo durante una gara, osservando la loro leggerezza fisica ci rendiamo conto di tale importanza. Fonti autorevoli (E. Arcelli, et al.) recitano che si possono perdere durante la corsa,in termini di peggioramento cronometrico, tra i 3’ e i 5’ sec. per  km, per ogni kg di massa grassa in eccesso.  Quindi Il podista che si pone come obiettivo il raggiungimento di un miglioramento in termini cronometrici, non può trascurare i vantaggi che si possono avere riducendo l’eccesso di massa grassa.
Dimagrire vuol dire perdere massa grassa e non perdita di massa muscolare, fondamentale è la valutazione della composizione corporea con una strumentazione bioimpedenziometrica (BIA101-Akern), cioè con uno strumento che analizza la composizione corporea, e ottimizza programmi d’allenamento tramite il controllo delle modificazioni della Massa Grassa, Massa Muscolare e dello stato d’Idratazione, inoltre verifica situazioni cataboliche a seguito di allenamento intenso e/o mancata introduzione della corretta quantità proteica. La massa grassa limite o ideale per un runner è 10% per gli uomini e 18% per le donne, ovviamente non si può scendere oltre misura altrimenti si rischia di intaccare la massa magra.
Il podista non necessita di grandi masse muscolari, ma la tonicità muscolare lo protegge da possibili infortuni e crea serbatoio per le scorte di glicogeno (la benzina prediletta dei nostri muscoli). Il muscolo è un tessuto vivo in continuo rinnovamento e con richieste metaboliche nettamente superiori rispetto al tessuto adiposo (quasi dieci volte), infatti, un miglior tono muscolare aiuta a bruciare maggiori calorie anche durante l’attività fisica. Molti allenatori moderni consigliano il controllo della percentuale di massa grassa, perché non tutti sanno che all’aumentare della percentuale del grasso corporeo si ha un aumento proporzionale anche della frequenza cardiaca. È importante sottolineare che, se si supera il ritmo cardiaco massimale, si hanno molte possibilità di sconfinare nel sistema anaerobico lattacido, con conseguente consumo di zuccheri e non di grassi. In queste condizioni l’atleta raggiunge prima quel valore di frequenza cardiaca, in cui il metabolismo corporeo passa dall’aerobico all’anaerobico, cioè l’organismo deve trovare energia da molecole precostituite e non riesce più ad utilizzare l’ossigeno, con accumulo di acido lattico. La presenza di acido lattico nei muscoli determina uno stato di intossicazione delle cellule che si traduce nella sensazione di fatica muscolare  mettendo in crisi la contrazione muscolare e quindi la prestazione stessa. E’ fondamentale ricordare che il successo sportivo dipende non solo da una corretta pianificazione dell’allenamento, ma anche da un monitoraggio continuo della composizione corporea con un occhio particolare rivolto al controllo della percentuale di massa grassa e della sana alimentazione.

 

Dott. Francesco Aversano
Biologo Nutrizionista
Spec. In Biochimica Clinica
Dottore di Ricerca in Biotecnologie Mediche
Accademia Internazionale Nutrizione Clinica

www.studioaversano.com

Cell. 3932778689

 

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