Curiosita slide — 15 novembre 2013

L’Italia dell’atletica ha accolto con dispiacere la notizia del mancato inserimento di Pietro Mennea nella Hall of Fame dell’atletica mondiale decretata ieri dal Council IAAF a Montecarlo. “Stiamo inviando – le parole del presidente FIDAL, Alfio Giomiuna lettera, senza intenti polemici, a Lamine Diack (il presidente della Federazione mondiale, ndr) per manifestare la nostra amarezza rispetto a quanto accaduto. Il nostro vuole essere un invito a riprendere in considerazione nell’imminente futuro questa decisione che, purtroppo, cade proprio ad appena otto mesi dalla scomparsa di Mennea. E’ stato un uomo indimenticabile che tanto ha saputo dare ben oltre l’atletica e che per questo merita un posto tra i più grandi di sempre”. La motivazione ufficiale dell’esclusione dell’azzurro più veloce di ogni tempo dalla HoF è la mancanza di uno dei requisiti necessari: la vittoria di almeno due medaglie d’oro tra Olimpiadi o Mondiali (il terzo requisito è l’aver conseguito un primato del mondo). “Rispettiamo le regole – aggiunge il presidente Giomi – ma questa “stretta” prettamente formale che la IAAF ha voluto applicare per Mennea, a nostro avviso, non tiene del tutto conto dell’arco temporale nel quale si è sviluppata la carriera del campione azzurro. La “Freccia del Sud” appartiene, infatti, ad una generazione di atleti che, per motivi prima di tutto anagrafici, ha conosciuto il suo culmine in un periodo precedente all’istituzione della rassegna iridata”. Tutto questo anche alla luce delle deroghe al regolamento concesse ieri per la maratoneta norvegese Grete Waitz (1 oro iridato e più volte record mondiale) e per la velocista francesce Marie-José Pérec (3 ori olimpici e 2 mondiali).

Pietro Mennea ha partecipato ad una sola edizione dei Mondiali, la prima in assoluto, ad Helsinki 1983. Aveva 31 anni, era alla 44esima delle sue 51 presenze in Nazionale, e, dopo il bronzo nei 200 metri, fu protagonista con la 4×100 di una storica medaglia d’argento alle spalle soltanto degli Stati Uniti di Carl Lewis, oro con il record del mondo. Quella, appunto, è stata l’unica partecipazione mondiale dell’azzurro in una carriera che lo aveva visto cogliere i primi successi già all’inizio degli anni Settanta. Le imprese-simbolo per le quali Mennea oggi è ancora ricordato sono state compiute tra il 1979, l’anno del 19.72 del primato del mondo dei 200 metri a Città del Messico, e il 1980 quando a Mosca si mise al collo l’oro l’olimpico del mezzo giro di pista. Prima ancora aveva legittimato la sua leadership anche a livello continentale con i titoli europei conquistati nei 100 (1974) e nei 200 metri (1974-1978). Da non dimenticare che, dopo il ritiro agonistico, Mennea ha avuto una brillante carriera, costellata dal conseguimento di cinque lauree, e che in campo politico-professionale lo ha anche visto approdare al Parlamento Europeo.

ufficio stampa fidal

 

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Peluso

  • Marco Cascone

    Per un atleta come Mennea non esistono regolamenti che possono tenere al confronto. Vergogna Iaaf!!!

  • gennaro

    Grande esempio dello sport PULITO!!!!!!

  • Carmelo Alvino pol.Podjgym Avellino

    L’esclusione di Pietro Mennea dalla hall of fame della IAAF, é la conferma della bassa qualità dei nostri dirigenti della FIDAL, che non solo non sanno gestire la federazione e le attività , ma non sono neanche rappresentativi nelle assemblee della IAAF. Personaggi come Nebiolo, ed aggiungerei anche Contino, ormai sono solo bei ricordi di storia dell’atletica. Però ritengo sempre che le maggiori colpe sono le nostre dei dirigenti di società e degli atleti, che boicottiamo la federazione a favore di convenievoli e momentanei Enti EPS che stanno solo approfittando della situazione, perché di promozionale non hanno nulla, sfavorendo le prestazioni tecniche.

    Carmelo Alvino Podjgym Avellino

  • raffaele colantuono

    caro carmelo sono d’accordo sulla prima parte,ma dire che le colpe sono delle società ed atleti eps mi sembra molto ma molto eccessivo,poi detto da te ,sulle prestazioni tecniche ci sarebbe da discutere.

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