Atletica News — 05 marzo 2011

L’oro di Sicilia ha lo sguardo felino di Simona La Mantia, la sua capacità di rimbalzare in pedana nel gesto più complicato e traumatico tra i tanti proposti dall’atletica. La palermitana delle Fiamme Gialle centra l’appuntamento con il gradino più alto del podio ai Campionati Europei indoor di Parigi, mettendo a segno una serie fantastica, culminata nella miglior prestazione mondiale dell’anno, misurata a 14,60. Un trionfo netto, con le avversarie annichilite dalla superiorità dell’azzurra, uscita letteralmente trasformata, rinata, ora si può dire, dall’esperienza degli Europei outdoor di Barcellona 2010, dove fu seconda a sorpresa, dopo tante stagioni passate in infermeria, a loro volta successive ad una carriera giovanile da bimba prodigio. Parigi, palais Omnisport de Bercy, il luogo della consacrazione.


Il primo salto dell’azzurra è già di livello: 14,17 malgrado il mezzo piede abbondante di distanza dallo stacco, e vale il terzo posto. Le altre volano (la slovena Rodic, 14,35, la slovacca Veldakova, 14,39), e l’azzurra si ritrova quarta prima ancora di rimettersi la tuta. Ma la tigre che è dentro la palermitana aspetta solo di trovare uno spiraglio tra le sbarre: al secondo salto, esplode in un magnifico 14,60, che vale la leadership parziale e la miglior prestazione mondiale 2011. Non è finita, però, la gara è ancora lunga. La Mantia consolida il primato alla terza, mettendo ancora a segno un eccellente 14,49 (quella che a quel punto è la seconda misura in assoluto della gara). Il quarto fila via con un nullo molto netto, mentre al quinto si rivede la tigre, ancora 14,60, fotocopiato al centimetro, per una serie superlativa. Al sesto, con l’oro già al collo, ancora un nullo, ma i giochi sono fatti. Scatta l’abbraccio al coach Michele Basile, che l’ha plasmata e sostenuta anche nei momenti più bui. In tribuna, la famiglia al completogruppo che insieme fa da talismano alla triplista italiana.


“Questo era l’obiettivo che mi sono posta fin da quando ho cominciato la preparazione invernale – racconta Simona, gli occhi umidi per le lacrime – anzi, diciamo subito dopo Barcellona, la scorsa estate, dopo quella medaglia d’argento europea. L’oro di oggi sgombra il campo dagli equivoci, aiuta a far capire che quel podio non era stato un caso, ma solo il frutto del lavoro svolto con il mio allenatore, Miche Basile, dei sacrifici fatti giorno dopo giorno. Sì, Barcellona mi ha aiutato a capire, a maturare consapevolezza delle mie potenzialità, fiducia nei miei mezzi. Il segreto è solo tanto lavoro, tranquillità, fare una vita regolare, tanto che adesso vorrei regalarmi qualche giorno di divertimenti, magari andare a Eurodisney con la mia famiglia…se ci riuscirò, magaro domani…”. Le unghie laccate d’azzurro (come a Barcellona) graffiano il tricolore tra le dita nervose. “Questa è sicuramente una seconda carriera per me, dopo tre anni di infortuni, problemi di varia naura, ora sono un’atleta e una persona diversa”. Padre palermitano (Antonino, detto Ninni, ex siepista azzurro anni ’70), madre altoatesina (una delle celebri sorelle Mutschlechner, Monica), Simona La Mantia è una specie di inno ai 150 anni dell’unità d’Italia, ne porta dentro i valori: “Da mio padre ho preso la cocciutaggine del sud, il carattere, da mia madre sicuramente la regolarità, la cura nei dettagli, la puntualità. Sì, mi piace l’idea di rappresentare in me il nord e il sud del mio paese, ne sono orgogliosa”. Ora, i Mondiali di Daegu. “Comincerò subito a lavorare duro, voglio arrivarci in grandi condizioni. Ci saranno avversarie in più, a cominciare dalle cubane, ma questo non cambia nulla. Voglio continuare a crescere”. La tigre è di nuovo pronta a uscire dalla gabbia. Le avversarie sono avvertite.


Marco Sicari

Autore: Marco Sicari Ufficio stampa Fidal

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